I CASTELLI DI LAGNASCO
di Franco Caresio
consulenza tecnica: Maria Grazia Balbiano
Quella di Lagnasco, piccolo centro del Cuneese non distante da Saluzzo e Savigliano, era un'area importante, sia per la produzione agricola delle sue campagne bonificate da monaci e conversi della Grangia che la potente abbazia di Staffarda aveva costruito nella zona, sia per il controllo del territorio. Possedimento dei marchesi di Busca già nel XII secolo, all’inizio del secolo successivo passò ai marchesi di Saluzzo i quali lo dovettero poi alienare, nel Trecento, alle famiglie Solaro e Tapparelli, la prima di origini astigiane, la seconda saviglianese.
I castelli di Lagnasco sono due, identificati come “Castello di Levante” e “Castello di Ponente”. Furono costruiti in epoche e con caratteristiche diverse, anche se poi ristrutturati su linee architettoniche simili e collegati a formare un articolato complesso. E furono proprietà consortile di diverse famiglie signorili, fra le quali prevalsero i Tapparelli – il loro motto “D’acord, d’acord” rimane inciso su uno dei sontuosi caminetti – che poi, nei due rami di Lagnasco e di Azeglio, furono una delle più cospicue dinastie dell’aristocrazia piemontese, sempre in stretto collegamento con i Savoia.
Il complesso come si presenta oggi è il risultato di interventi proseguiti sino al Settecento. L’impianto generale è comunque ancora a corte chiusa, difeso ai lati da poderose torri quadrate di diversa grandezza e imponenza, mentre sono scomparsi il fossato e il ponte levatoio. Dopo i massicci lavori eseguiti fra il 1560 e il 1570, è difficile stabilire con certezza quale dei due castelli sia stato costruito per primo. L’ipotesi più probabile è che il nucleo originario sia stato il Castello di Levante, ancora caratterizzato da due robuste torri una delle quali (quella di destra) conserva l’aspetto di mastio trecentesco. È invece cinquecentesco il loggiato che arricchisce l’ultimo piano del corpo di fabbrica tra le due
torri. Il Castello di Levante serba preziose testimonianze dell’arte rinascimentale e tardo-manieristica in vari saloni al primo piano, e in quella che doveva essere una loggia aperta verso la campagna un grande artista, quasi sicuramente Pietro Dolce (Savigliano, 1506-1566), realizzò un ciclo di affreschi di eccezionale interesse: in particolare, una veduta di come si presentava il castello a metà Cinquecento, con gustose rappresentazioni di vita quotidiana attorno al castello, nei suoi giardini e nella campagna circostante. Lo stesso Pietro Dolce è autore degli altri affreschi della loggetta, i poderosi monocromi dedicati a personaggi della mitologia, mentre sono attribuibili alla sua scuola le bellissime grottesche.
Non meno prezioso è il Castello di Ponente, caratterizzato dagli alti camini e da una insolita struttura alla francese. La facciata presenta i caratteri di una raffinata dimora signorile; il portone con stipiti in marmo e stemma gentilizio e gli affreschi all’ultimo piano simulano una signorile loggia conquecentesca con personaggi affacciati alla balconata. Probabilmente appartenevano a questo portone i battenti in noce scolpiti in bassorilievo di epoca rinascimentale oggi facenti parte delle del Museo Civico di Arte Antica, a Torino.
La scala che conduce al piano nobile del castello di ponente presenta una serie di affreschi e decorazioni a soggetti mitologici e a grottesche nelle volte della scala e dei suoi pianerottoli, attribuite a un altro grande artista attivo, ancora giovanissimo, a Lagnasco, Cesare Arbasia (Saluzzo, 1545-1607). Lo stesso pittore dipinse Le tre Grazie e altre scene mitologiche nelle lunette sui pianerottoli e, soprattutto, altri due misteriosi e inquietanti riquadri: quello, bellissimo, di calda umanità, che è il ritratto di Benedetto Tapparelli, e quello della Donna velata, ignota figura femminile (forse Giannina Bernezzo), il cui volto è nascosto da un drappo.
Strano destino, però, quello dei castelli di Lagnasco, perché questi castelli, strutture fortificate di pianura e poi splendide e raffinate residenze signorili, si arricchirono di architetture e affreschi tra i più importanti del rinascimento e della corrente tardo-manieristica, raro esempio dell’arte del Cinquecento in Piemonte, ma poi finirono mal abitati e sfregiati, con i saloni tramezzati, i dipinti coperti da scialbo o addirittura da piastrelle per cucine e bagni, fili per stendere alle finestre dove si erano affacciati dame e cavalieri... sino al poderoso avvio dei lavori di recupero e restauro avviati grazie all’impegno comune di enti pubblici e fondazioni bancarie.
Un lavoro durato dieci anni, giunto a conclusione negli ultimi mesi del 2008 e che ha portato, oltre al recupero delle strutture e delle decorazioni, a scoperte davvero emozionanti. Scoperte archeologiche, come il ritrovamento delle fondamenta della torre trecentesca e dei ponti levatoi, che rivelano come l'ingresso originale della struttura fosse orientato verso Saluzzo, cioè nella direzione opposta rispetto a quello attuale. Il recupero della ricchissima decorazione del Castello di Ponente, poi, ha portato non solo alla attribuzione ragionevolmente certa degli affreschi a Cesare Arbasia di Saluzzo e Giacomo Rosignolo di Torino, ma ha rivelato che, oltre ai soggetti di ispirazione alchemica e metafisica, circa trenta metri di affresco seguono una sorta di trama incentrata sull'evangelizzazione dell'Africa. Dunque, sono una rarità assoluta, considerando che i primi documenti sull'argomenti furono pubblicati in Olanda quasi un secolo dopo la realizzazione degli affreschi in questione.
È stato anche realizzato un percorso di visita che include pure i giardini, anch'essi completamente recuperati e ridisegnati dall'architetto paesaggista Paolo Peirone che ha preso spunto dall'affresco della loggia riproducente il castello e l'orto-giardino che lo circondava e ha realizzato un intervento filologico che vede predominanti le piante verdi e d'alto fusto, perché Lagnasco non era una luogo di delizie, ma un fortilizio ingentilito.
Info e prenotazioni
Deik Cultura e Turismo
Tel. 0172 717185
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