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Il castello di Camino

IL CASTELLO DI CAMINO

testo e foto
Franco Caresio

Una rocca immersa in un grande parco con alberi secolari, una notte di luna piena. Sugli spalti dell'antico maniero appare il fantasma di una giovane dama che invano implorò affinché al marito fosse risparmiata la vita e quindi ne morì ella stessa di dolore.
Non sono le brume scozzesi o bretoni a far da sfondo a queste vicende, ma la posizione straordinariamente strategica del castello di Camino, dominante la lunga dorsale dell'altura che chiude il mare di colline del Basso Monferrato e, con notevole dislivello, degrada velocemente verso la sponda destra del Po e la pianura vercellese.
Oggi il castello di Camino, nonostante manomissioni e saccheggi, resta uno dei più maestosi dell'Alessandrino, ricco di memorie storiche e importanti opere d'arte. Un castello che proprio grazie alla triste storia di Camilla Scarampi - suo il fantasma che aleggia sul castello - acquisì dignità  letteraria di valore internazionale nei Quattro libri delle Novelle, di quel Matteo Bandello dalle cui opere William Shakespeare trasse ispirazione per diversi capolavori, a cominciare da Romeo e Giulietta.
L'impianto più antico, di poco dopo il Mille, è da individuare nella parte che include l'imponente torre merlata, di insolito impianto rettangolare, alta 44 metri, e il corpo di fabbrica più basso in cui è inserito anche il ponte levatoio. A volerne la costruzione sarebbe stato l'episcopato di Asti che ne avrebbe esercitato il controllo diretto almeno sino alla metà  del Duecento, quando il castello venne infeudato a Bonifacio II del Monferrato.
Ma è nel 1326 che castello e terre di Camino registrano l'investitura più importante, quella fatta dal marchese Teodoro Paleologo ai suoi creditori, i banchieri astigiani
 Tommaso e Francesco Scarampi, che sino al 1950 sono stati ininterrottamente signori feudali e proprietari del castello.
Attorno a questo nucleo originario, e utilizzando quali aree di disimpegno e di collegamento un cortiletto con pozzo che si affaccia verso un eccezionale panorama di colline, e un altro più piccolo cortile interno porticato, gli Scarampi edificarono, già  entro la fine del Trecento, un imponente castello. Era, ed è, di pianta irregolare perché i vari corpi sfruttano ampiamente le naturali ondulazioni del terreno sulla sommità  della collina. Se ne trovano tracce nelle strutture attorno ai due cortiletti e, soprattutto sulla facciata nord del castello, meno compromessa.

La posizione e le strutture fortificate lo rendevano un castello potente con ottima capacità  difensiva. Se ne rese conto l'esercito dei marchesi del Monferrato che nel 1494 riuscì a conquistare la rocca di Camino solo per fame, dopo un assedio di mesi. Il feudatario Scarampo Scarampi decapitato nel cortiletto del castello, nonostante i disperati tentativi della giovane moglie, Camilla, di salvarlo dalla morte. Lui, Scarampo Scarampi, è rappresentato nella figura stesa su un sarcofago, mentre con la mano sembra tenersi stretta la testa al collo. Di Camilla si è già  detto.
Tra la fine del Seicento e la prima metà  del Settecento, finita anche per Camino la valenza militare, venne aperto lo scalone d'onore e si realizzò il bellissimo salone, decorato a finte architetture e decorazioni floreali, aperto a sud da un finestrone su balcone in pietra, di pieno gusto barocco. Gli stucchi incorniciano ventidue dipinti a olio di Pier Francesco Guala dedicati ad altrettanti personaggi della famiglia degli Scarampi.
Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del secolo successivo i nuovi interventi al castello, soprattutto nella decorazione e nell'arredo interno, furono improntati al gusto neogotico imperante in quegli anni. La cappella castrense, molto probabilmente di antica presenza, venne rifatta, ampliata, e ridecorata; furono aperte nuove finestre contornate da cornici a blocchi alterni di cotto e di tufo. Ebbero nuova sistemazione e diversa decorazione alcune sale, soprattutto quelle del piano terra e del primo piano. Ad esempio, la grande sala di ingresso ebbe decorazioni in cotto di tipo medievale, si arricchì di una terracotta smaltata della scuola dei Della Robbia e sulle pareti vennero appesi decine di trofei di caccia.

Per ospitare degnamente re Vittorio Emanuele II, fu interamente riarredata e ridecorata una sala al primo piano secondo il gusto del tempo: è la cosiddetta "Camera del Re", conservata integra e oggi prezioso documento storico-artistico. Ma ebbero nuova sistemazione, nel soffitto e negli arredi, anche la biblioteca e la grande sala da pranzo con il camino in pietra e in cui troneggia un curioso lampadario. È un dono del re ed è fatto con corna di alci da lui stesso abbattuti. I rimaneggiamenti coinvolsero anche diversi altri locali, normalmente usati anche dagli ultimi discendenti degli Scarampi come abitazione.
La rocca di Camino, ora di proprietà  privata, è visitabile su prenotazione, ed è anche utilizzata per iniziative di incontro, cerimonie, convegni eccetera. Le cantine custodiscono vini e distillati prodotti con le uve dei suoi terreni.

Come arrivarci
Il castello dista circa 65 km da Torino. Autostrada A4 Torino-Milano, uscita Chivasso est, poi strada per Verolengo, Casale, Trino, Camino.

Info
Associazione culturale di promozione sociale Castello di Camino Monferrato
Tel, 0142 469134
www.castellodicamino.it

2006

 

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