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La musica che fa bene

 

 

 

Con la musicoterapia, fra Torino e Cuneo, alla ricerca della parole perdute


Federico Carle


La musica è il più potente farmaco non chimico” scriveva Oliver Sacks, medico neurologo e narratore, nel suo libro più famoso, Risvegli. Lo è soprattutto per quelle persone che per svariate cause si ritrovano nella condizione di essere, a un certo punto della loro vita, “senza parole”. Pensate a quanto sia grave e debilitante per un individuo perdere la capacità di comunicare e di relazionarsi: è come se improvvisamente si diventasse prigionieri del proprio corpo perché inabile a esprimere, ad articolare, pensieri e intenzioni. È un disturbo frequente questo, chiamato “afasia” (parola di origine greca che significa “senza voce”) che colpisce soprattutto i malati di ictus: uno su tre, dicono le statistiche. L’ictus è una malattia causata da rottura o ostruzione di un vaso cerebrale da cui deriva la morte delle cellule del sistema nervoso non più irrorate, con conseguenti deficit neurologici proporzionali alle aree interessate dalla lesione. Per questo è una patologia sordida: è la prima causa di disabilità in Italia, la terza di morte nei Paesi industrializzati e colpisce nel 25% dei casi soggetti con meno di 65 anni. Non propriamente una malattia dell’anziano, quindi, come molti tendono a pensare. 

Chi subisce danni cerebrali è costretto solitamente ad affrontare lunghi periodi di riabilitazione (settimane, mesi o anni) al fine di recuperare del tutto o in parte le capacità pregresse o potenziare quelle residue. Logopedia, fisioterapia, terapia occupazionale sono solo alcuni degli strumenti riabilitativi. Ne esiste tuttavia un altro, molto importate, che si sta ritagliando una fetta sempre più fondamentale fra gli alleati contro l’afasia: è la musicoterapia. Uno strumento antico, ma nuovo; riscoperto si potrebbe dire. 

In Piemonte una linea direttrice virtuosa si sta facendo portabandiera di questo metodo, fra Torino e-Cuneo, con la Fondazione Carlo Molo, il Presidio sanitario San Camillo e l’associazione Alice Cuneo Onlus in campo. Per parlarne abbiamo incontrato Maurizio Scarpa, musicoterapista e collaboratore di queste tre realtà. 

Scarpa, fondatore dell’associazione “Musica e cura” e docente alla scuola di musicoterapia “Isoinsieme” di Torino, racconta la sua pluriennale collaborazione con la Fondazione: “La ‘Carlo Molo’ è un’eccellenza; nasce per volere della psicologa Mariateresa Molo nel 1993 e porta il nome del padre prematuramente scomparso a soli 44 anni. Si occupa di sessuologia, neuroscienze e afasia. In quest’ultimo ambito ha dato vita a due importanti strutture di cura: il centro Cirp, in via Sacchi, e il Laboratorio sperimentale afasia, in corso Vittorio Emanuele II”

Dal Laboratorio, dove Scarpa lavora, spiegano: “Ci occupiamo di riabilitazione neuro-cognitiva del paziente afasico a seguito di ictus o neoplasia. Una riabilitazione che avviene anche grazie ai laboratori di arteterapia, attività di matrice logopedica, danzamovimentoterapia e – ovviamente – musicoterapia. Tutte tecniche che favoriscono l’intersoggettività e l’aumento delle competenze comunicative secondo una logica che riproduce scenari simili a quelli della vita quotidiana”. Alla Fondazione Molo accedono pazienti cosiddetti post-acuti, che hanno concluso il loro percorso riabilitativo (da ricoverati) nelle strutture specifiche e svolgono in piccoli gruppi un ciclo di sei mesi gratuito, ripetibile a costo modesto. 

Ma a Torino la musicoterapia aiuta l’afasia non solo nella fase post-acuta: anche nella fase acuta un polo ospedaliero ha inserito l’attività fra i suoi servizi. È il Presidio Sanitario San Camillo, che fa capo all’omonima fondazione, in strada Santa Margherita 136. È una struttura riabilitativa convenzionata col Sistema sanitario nazionale, di secondo livello, alla quale afferiscono i pazienti appena colpiti da ictus (ma non solo) e bisognosi di ritornare, il più possibile, alla vita di tutti i giorni. 

Maurizio Scarpa da quindici anni è uno dei collaboratori più stimati: anche per merito suo nel Presidio la musicoterapia è una realtà consolidata. “L’ospedale non ottiene rimborsi dalla Regione nello specifico per la musicoterapia, deve coprirla con fondi propri; tuttavia continua a offrirla perché crede fortemente nel suo potere riabilitativo”

Ma come funziona la musicoterapia e perché nonostante l’evidente potenzialità subisce, a volte, la diffidenza della gente? “È vero”, continua Scarpa. “Spesso viene vista come un esotismo superfluo, forse perché manca la cultura e mancano delle scuole uniformate, una legislazione chiara, un albo… insomma tutto un sistema che la renda ufficiale e riconoscibile”

È un po’ un problema italiano? “Sì, nel Nord Europa, nei Pesi anglosassoni, per non parlare del Sudamerica dove è nato il mio maestro (Benenzon, ndr) è una realtà vitale e riconosciuta. Qui un po’ stenta”.

Ma come e perché funziona?

Beh, tutto sommato è qualcosa di molto intuitivo. Ogni persona ha un suo tempo e un suo ritmo, che a causa della malattia perde. Con degli strumenti a percussione e a corda, molto semplici, noi cerchiamo di far riacquistare al soggetto l’impulso ritmico perduto. Quello è il primo passo, fondamentale per tutto il processo: da lì vengono strutturati il respiro e la sonorità vocalica. Le vocali sono essenziali”

Perché?

Perché rappresentano emissione di aria. Si re-imparano con l’ordine: u, o, a, e, i. Dalle più facili alle più complesse per un afasico. Il principio è quello della risonanza, cinque suoni che si distribuiscono sul corpo e fanno vibrare aree diverse: ‘u’ sotto l’ombelico, ‘o’ fino allo sterno, ‘a’ il torace, ‘e’ la gola, il naso e le orecchie, ‘i’ la calotta cranica. È un passaggio cruciale per ridare alla persona la percezione del proprio corpo, da lì s’inizia ad agire sul movimento bucco-facciale. L’articolazione dei muscoli di labbra e faccia per ottenere l’emissione delle consonanti ‘m’, ‘b’, ‘p’, ‘n’... Si veicola così l’emissione di sillabe semplici, per esempio: ‘ma’, ‘ma’, ‘ma’ o ‘no’, ‘no’, ‘no’… che si cerca di far cantare con dei vocalizzi su diverse tonalità e altezze. Poi, si uniscono: ‘ma/no’, ‘ma/no’, ‘ma/no’ per ipotesi, e si fa veder loro la mano, in anticipo, e così via. Il processo è lungo, ma sempre il passaggio è da un suono e un gesto sonoro, gutturale anche, a un’espressione verbale più chiara. Un modo per ritrovare le parole attraverso una forma di canto; non è detto che si ritorni a parlare fluidamente, ma sicuramente si torna a comunicare. A capire e farsi capire, almeno in parte”. 

 Quindi musicoterapia anche come empatia, che trova fondamento scientifico nei “neuroni specchio” scoperti una ventina d’anni fa a Padova da Giacomo Rizzolatti, più volte in odore di Nobel. 

Ma cos’è la musicoterapia per Maurizio Scarpa? 

È un canale che facilita la relazione, a qualsiasi livello, e ti permette di accedere a delle aree che difficilmente riusciresti a raggiungere. È un lasciapassare che abilita alla modifica, come una chiave d’accesso per territori che diversamente rimarrebbero nascosti. La base di tutto è il linguaggio non verbale, l’unico sul quale non possiamo mentire, che rimane immutato anche con la malattia. Un gesto-suono sul quale agire, come un respiro fatto di tensione e rilassamento. Di vibrazione”. 

In quanti siete in Italia a fare queste cose? 

Ad alti livelli non molti. Per esempio c’è Pier Luigi Postacchini in Emilia-Romagna, con il quale ha collaborato anche Loredana Boito che a sua volta ha fondato, oltre dieci anni fa, un vero coro di afasici a Trieste, grazie all’associazione per la lotta all’ictus cerebrale ‘Alice’. Un coro a cappella nel quale sono confluiti i suoi pazienti afasici dei corsi di musicoterapia; ecco cosa vuol dire che col canto si possono ritrovare le parole. Volendo si può!”. 

Loredana Boito ha collaborato in passato anche con Alice Cuneo Onlus, associazione con cui Maurizio Scarpa si appresta oggi ad avviare un ambizioso progetto: “Sì, Alice è una federazione nazionale di associazioni regionali e provinciali che hanno a cuore il paziente afasico colpito da ictus; a Fossano, dove c’è l’unico polo riabilitativo pubblico di tutta la Granda e che fa capo ad Alice Cuneo, stiamo per partire con un corso gratuito di musicoterapia per soggetti post-acuti (un po’ quello che faccio alla Molo). È un bel progetto, so che l’anno scorso Loredana Boito aveva dato in qualche modo il la: si è esibita proprio a Fossano col coro di afasici di Trieste nel festival internazionale di canto a cappella ‘Vocalmente’. Inoltre durante i giorni della manifestazione ha sviluppato un mini workshop di musicoterapia individuale. Insomma la strada è segnata, l’obiettivo adesso è arrivare alla meta”. 

Per informazioni: www.musicaecura.com.



 

 

 

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Hanno collaborato a questo numero:

 

 

 

Nico Ivaldi

Gabriella Bernardi
Maria Anna Bertolino
Federico Carle
Silvia Commisso
Mariarosa Loddo
Emilia Scarnera

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