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Francesco Denza  e la nascita della meteorologia in Italia


di Gabriella Bernardi


“… studiare con agio le modificazioni che le vicine catene delle Alpi arrecano alle grandi burrasche che dal nord e dal centro dell’Europa penetrano attraverso queste immense rocce nella nostra penisola, ed invadono più o meno furiosamente i nostri mari”.  Questo scriveva padre Francesco Denza nel primo Bullettino del 1866 della SMI, la Società Meteorologica Italiana. Questo tenace padre barnabita campano, ma piemontese d’adozione, vissuto in periodo risorgimentale, sarà fondamentale per  la nascita della meteorologia nell'Italia appena costituita. 

Il proposito di includere nelle indagini climatologiche le aree montane diventa realtà già cinque anni dopo con il coinvolgimento del giovanissimo Club Alpino Italiano e l'inaugurazione di vari osservatori in montagna. 

Francesco Denza nasce a Napoli nel 1834 a Napoli. Giovanissimo si diploma “ingegnere di ponti e di strade”, prende i voti nel 1851 nel collegio barnabitico Sant’Agostino a Resina e dopo gli studi in filosofia a Macerata, frequenta il Collegio San Carlo a Roma. 

In questo soggiorno conosce il celebre astronomo e meteorologo Angelo Secchi, iniziatore della spettrografia celeste, che influenza definitivamente i suoi studi. Nel 1856 Denza è già a Moncalieri dove insegna matematica e fisica al Collegio Carlo Alberto, laureandosi l’anno seguente all’Università di Torino con il massimo dei voti in fisica. Nel Collegio pensa in grande e realizza l’idea di stabilire nella torretta un piccolo osservatorio meteorologico chiedendo consigli al maestro Secchi, un’autorità nel settore, iniziatore in Europa delle corrispondenze telegrafiche sulle osservazioni meteorologiche giornaliere tra varie città dell’Italia centrale.

Denza non si ferma alla torretta. Nel 1859 il suo osservatorio a Moncalieri è operativo con due prese dati giornaliere, alle 6 e alle 22, e sperimenta strumenti e metodi originali, come un particolare anemopluviografo, un misuratore di vento e di precipitazioni che porta il suo nome ed è ancora presente presso il Collegio.

Nel 1865 fonda la “Corrispondenza Meteorologica Alpino-Appennina”, dalla quale nel 1880 nasce la Società Meteorologica Italiana, con lo scopo “di promuovere lo studio della meteorologia e delle scienze affini nel nostro paese, e di adoperarsi in ogni maniera nel diffondere e nel rendere popolare presso ogni ceto di persone la pratica utilità di tale studio...”

Muore ancor giovane nel 1894, alla soglia dei sessant’anni, stroncato da un secondo ictus, quando è direttore della Specola Vaticana, ma il suo lascito è notevole. Per aver posto le basi della meteorologia italiana, e per il suo infaticabile lavoro di raccolta dati, utili agli studiosi per estrapolarne leggi, come ben testimoniano le sue parole: “Noi prepareremo pei nostri posteri un materiale ben ordinato e prezioso per istabilire con ottimo fondamento il non facile edifizio della climatologia delle nostre regioni, al quale intendimento sono rivolti i nostri sforzi e tutti i nostri studi”. La rete di osservatori in montagna si estenderà a tutta l’Italia: nel 1880 saranno 159 e, tramite i missionari, se ne fonderanno anche in America Latina. 

Dalla sua scrivania al Collegio di Moncalieri partono migliaia di lettere scritte sempre di suo pugno e indirizzate ad autorità, collaboratori o amici. L’intento è creare e mantenere rapporti per fondare o potenziare un osservatorio, senza sottovalutare il fattore umano a tutti i livelli. Infatti “non basta l'avere stabilita una buona vedetta di meteorologia; ma importa grandemente tenerla d'occhio, educarla e sorreggerla di continuo affinché possa produrre i desiderati frutti” come raccomanda a Vienna nel 1873 al primo congresso Internazionale di Meteorologia. 

Certamente grande organizzatore, ma anche sperimentatore in prima persona se si ricorda la salita in vetta al Monviso del 1870, conquistata solo nove anni prima. Ci arriva non solo per passione alpinistica ma portando i suoi strumenti per effettuare misure, come pressione e temperatura, per ricavarne la quota. Ne derivano saggi pubblicati sul Bullettino Mensuale, come Sulla variazione della temperatura secondo l'altezza del 1883, con il confronto di un decennio di misure effettuare a Moncalieri e alla Sacra di S. Michele; e Sulla inversione di temperatura nel gennaio 1887 (1887), nel quale ammonisce contro l'abuso delle formule matematiche nella determinazione del gradiente termico verticale, “le quali rispondono nella maniera con cui vengono interrogate, anziché dare l'espressione genuina dei fatti naturali”.

Nel 1884, dopo l’originaria collocazione al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, la sede della SMI si trasferisce presso la sezione torinese del CAI, nel 1902 alla torre quadrata della Rocca del Valentino a Torino, e dal1930 al 1943 coincide con quella dell’Ufficio Centrale di Meteorologia a Roma. 

Segue un silenzio di quasi cinquant’anni, anche se formalmente la società non è chiusa. Viene ripresa da un gruppo di studiosi e appassionati e nel giugno del 1993 dalla Società Meteorologica Subalpina sotto la guida di Luca Mercalli. Al posto del Bullettino nasce la rivista “Nimbus”. La sede, stabilita dapprima presso il castello Borello di Bussoleno, dal novembre 2015 è tornata a casa, nel Collegio Carlo Alberto di Moncalieri.  .

Per ulteriori informazioni e approfondimenti http://www.nimbus.it/sms/smi.htm




 

 

 

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