EVEREST, CHOMOLANGMA, SAGARMATHA
dove la terra incontra il cielo
Montagne e popoli attorno alla vetta più alta del mondo
Fino al 29 maggio 2011
Pinerolo, Chiesa di S. Agostino
Il fascino misterioso della montagna è immediato. Quasi tutte le culture ed espressioni religiose le riconoscono un valore sacro particolarissimo. Ci sono monti sacri e ascese sacre. Ci sono montagne-divinità e spiriti che le abitano. La montagna, venerata nella sua potente maestosità diventa spesso, nella letteratura religiosa, tempio privilegiato per sacrifici rituali e teatro di potenti teofanie e ierofanie.
Anche quello che noi occidentali chiamiamo “Everest” (Chomolangma in tibetano e Sagarmāthā in nepalese), per i popoli himalaiani è un monte sacro. Il monte, con tutto ciò che lo circonda e lo costituisce (roccia, neve, pendii), già di per sé richiama alla trascendenza, anche se in modo diverso per l'uomo orientale e per l'uomo occidentale. Quest'ultimo ha visto nell’ascesa la metafora del desiderio di spingersi oltre, di incontrare il Totalmente Altro. Con i suoi 8.848 metri di altezza l'Everest si colloca al di sopra di tutte le altre montagne ed ha esercitato un fascino irresistibile sul mondo occidentale. Alla sua misurazione, avvenuta nel 1856, non sono però seguite immediatamente spedizioni esplorative: la montagna sorgeva infatti sul confine dei due regni proibiti del Tibet e del Nepal. Fino al 1921 nessun occidentale riesce ad avvicinarsi all'Everest attorno al quale, proprio a causa della sua inaccessibilità, si creano speranze, attese, miti. La storia della sua conquista è inscindibilmente legata ai nomi dei britannici George Mallory e Andrew Irvine che, nel 1924, perdono la vita sulla parete nord nel tentativo di raggiungere la vetta. Il 29 maggio 1953 sono il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzin Norgay i primi uomini a calpestarne la cima. Da allora si registra un crescendo di spedizioni esplorative ed alpinistiche che hanno messo in contatto l'occidente non solo con la roccia e i ghiacci dell'Everest ma anche con le popolazioni himalaiane che da secoli ne abitano le pendici.
Così, alla scoperta di nuove vie di accesso, si è aggiunta quella, per certi versi inaspettata, della cultura, degli usi e delle tradizioni dei popoli della montagna. Da Pinerolo all'Himalaya e ritorno. Valter Perlino, uno dei curatori della mostra, ha raggiunto la cima dell'Everest nel 2008, ma non è l'unico pinerolese ad aver compiuto spedizioni sull'Himalaya. Altri prima di lui, negli anni '60 e '70, hanno partecipato ad esplorazioni di carattere alpinistico e antropologico riportando in patria preziosissimi reperti e materiali che sono andati ad arricchire collezioni private degne di un museo. Tali documenti costituiscono questa mostra per illustrare gli aspetti più caratteristici della vita dei popoli che vivono alle falde dell'Everest. Di ogni pezzo sono spiegate caratteristiche e uso. Quelli sacri vengono accompagnati dalle raffigurazioni delle relative divinità.
La mostra non si limita però alla sola esposizione dei reperti. Un itinerario tematico racconta, attraverso pannelli illustrati, i diversi aspetti dell'Everest e dell'ambiente circostante: la collocazione geografica, la geologia, gli aspetti antropologici, i diversi approcci mistici, sportivi e scientifici. Si è voluto creare un evento di alta divulgazione per il pubblico in generale e costruire uno strumento didattico per una ampia fruizione scolastica.
Orario
Sabato e Domenica ore 15:30-18:30
Visite guidate per scuole e gruppi: tutti i giorni, prenotazione obbligatoria Tel. 0121 794382
Info
www.cesmap.it
Ingresso libero