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Il tartufo bianco d'Alba

IL TARTUFO BIANCO D'ALBA
Lucilla Cremoni

Acquistare frutta e verdura di stagione in genere significa assicurarsi qualità  migliore a prezzi ragionevoli. Il Piemonte tuttavia produce un frutto di stagione che non è dolce, non è bello, è composto per l'80% di acqua, dà  un apporto nutritivo trascurabile, e a detta di alcuni puzza, ma è stato pagato anche quattromila euro (otto milioni di vecchie lire) al chilogrammo. Parliamo ovviamente del tartufo bianco d'Alba (Tuber Magnatum Pico). I prezzi sono determinati dal rapporto fra una domanda assai elevata e un'offerta altrettanto ridotta, il che rende l'offerta-esibizione del tartufo anche un'affermazione di status e spiega almeno in parte la sua nomea di cibo afrodisiaco. Al suo fascino contribuisce anche il rito quasi magico della cerca, operazione notturna e furtiva da fare "quando la luna è giusta" con la sola compagnia del can da trifule, un bastardino di poche pretese ma intelligentissimo e dal fiuto formidabile. Il tartufo è noto e apprezzato sin dall'antichità : si credeva che nascesse dalla fermentazione del fango, che si sviluppasse sui punti colpiti dal fulmine, e solo a partire dal Cinquecento fu studiato e classificato, derivando il suo nome scientifico (Tuber Magnatum Pico) dal medico piemontese Vittorio Pico. Raggiunse la corte sabauda grazie ai cuochi formatisi in Francia, e nel Novecento il ristoratore albese Giacomo Morra e la Fiera del Tartufo (svoltasi per la prima volta nel 1929) lo portarono alla ribalta della gastonomia internazionale.
Ma cos'è, esattamente, un tartufo? Un tartufo è un fungo ipogeo formato da una parte esterna detta peridio, che può essere chiara o scura, e da una polpa interna detta gleba, il cui colore è influenzato dal tipo di pianta con cui il tartufo vive in simbiosi - nel caso del tartufo bianco d'Alba, principalmente quercia, tiglio, salice, pioppo e, pare, la vite. Il tartufo di quercia è quello con l'aroma più forte e che si conserva più a lungo, quello di tiglio il più chiaro e delicato. Il Tuber cresce in terreni che mantengono un buon livello di umidità  per tutto il periodo di maturazione, dalla tarda estate a gennaio. La forma dipende dalla natura del terreno: più questo è duro, più il tartufo faticherà  a formarsi, sviluppando nodosità  e bitorzoli. Quanto alle dimensioni, il tartufo bianco può raggiungere quelle di una mela, e sono stati trovati esemplari di oltre un chilogrammo. Tratti di similarità  nel colore fanno sì che talvolta commercianti e ristoratori disonesti vendano come tartufo bianco una varietà  meno pregiata nota come «Bianchettoâ». Il tartufo bianco si consuma esclusivamente crudo, e riesce a trasformare piatti semplici in raffinatezze: per questo è consigliabile aggiungerlo a preparazioni poco elaborate, come il classico uovo al tegamino, il risotto, la fonduta, la carne cruda all'albese, i tajarìn e, naturalmente, le raviole del plìn.

Qualche consiglio utile
Chi vuole acquistare il tartufo può farlo nelle migliori gastronomie e negozi di prodotti tipici, o alle molte fiere ad esso dedicate, ma chi non è un intenditore può andare incontro a sgradevoli e costose sorprese: prodotti "tartufati", in realtà  solo addizionati di aromi chimici; tartufi simili al bianco ma di specie meno pregiate; piante «tartufigene" che finiscono per rivelarsi una truffa (e con scarse possibilità  di far valere le proprie ragioni, in quanto la formazione dei tartufi è prevista dopo almeno 5-6 anni).
Se comprare un tartufo bianco di qualità  non è semplice, ci sono però alcune linee-guida che il consumatore può seguire per accertarsi della qualità  del prodotto: 
Usare gli occhi. Il tartufo bianco è tanto più pregiato - e quindi costoso - quanto più la sua forma si avvicina a quella di una sfera e la sua superficie appare liscia. Deve essere integro, privo cioè di segni o lacerazioni di qualsiasi natura, e deve essere pulito, in quanto la presenza di terra sulla superficie può nascondere imperfezioni, oltre che falsare il peso.
Usare il naso. Il tartufo bianco deve avere un profumo che riunisce ed armonizza sentori di aglio, fieno e miele. Da evitare quelli che odorano di ammoniaca. o Usare le dita. Il tartufo fresco è sodo al tatto, con una lontana sensazione di elasticità . Se è troppo duro, non è maturo; se è troppo elastico o molle, è di qualità  scadente, oppure è stato raccolto troppo presto e conservato male, oppure ha una marcescenza all'interno.
Attenzione ai prezzi. Prima dell'acquisto, farsi un'idea sulle quotazioni medie e pretendere la pesatura esatta. Diffidare dei forfait, delle tariffe a pezzo e degli sconti eccessivi. 
Al ristorante: la classica "grattata di tartufo" deve essere effettuata al tavolo, e il cliente - che per una decina di grammi di preziose scagliette spende qualche decina di euro - ha piena facoltà  di esaminare il tubero impiegato.

Per ulteriori dettagli, rimandiamo al volumetto L'assaggio del tartufo, curato dal Centro Nazionale Studi Tartufo, ed. Centro Studi e Formazione Assaggiatori, Brescia 1999.

 

2001


 

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