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Secondo Pia fotografo della Sindone e del Piemonte - 2010

SECONDO PIA
Fotografo della Sindone e del Piemonte

Fino al 23 maggio 2010

Torino, Sale Storiche di Palazzo Barolo

 

Autoritratto di Secondo PiaOrganizzata dal Museo Nazionale del Cinema, la mostra è allestita nelle sale storiche al piano terra di Palazzo Barolo e presenta una selezione rappresentativa del percorso artistico di Secondo Pia. Per la prima volta le foto del Museo Nazionale del Cinema sono esposte insieme a quelle del Museo della Sindone, che conserva anche il prezioso archivio documentario, ricomponendo così parti della raccolta personale di Pia suddivisa dagli eredi tra i due musei. 

Il nome di Secondo Pia è legato all’immagine del volto dell’uomo della Sindone. Durante l’Ostensione del 1898 Pia fu autorizzato a fotografare per la prima volta il Sacro Telo e poté rivelare al mondo l’immagine impressa in negativo sul lino: l’emozione di questa scoperta viene raccontata da Pia stesso in una Memoire scritta in francese, di cui viene esposto il foglio originale. Il clamore che ne seguì ebbe però l’effetto di porre in secondo piano ogni altra attività di Pia: ancora oggi è poco conosciuto il resto della sua ricca e prolifica attività fotografica. 

Nato ad Asti nel 1855, di professione avvocato (e consigliere comunale, sindaco, membro di varie società) Pia scelse la fotografia come passione. Mosse i primi passi nella difficile “età del collodio”, utilizzando un carro trainato da buoi per trasportare l’ingombrante materiale necessario a preparare le lastre sul momento, affrontando difficoltà di ogni genere. Spinto dall’amore per la storia dell’arte riprese monumenti noti e sconosciuti del territorio, fotografandoli da diverse vedute e nei minimi dettagli, realizzando così una vasta campagna fotografica del patrimonio artistico piemontese. Secondo Pia fu anche uno dei primi fotografi italiani a realizzare fotografie a colori, utilizzando la tecnica delle lastre Autochrome Lumière fin dalla loro comparsa sul mercato agli inizi del Novecento.

Il percorso si apre con uno dei rari autoritratti di Secondo Pia e si articola in tre brevi sezioni.
La Palazzina di Caccia di Stupinigi fotografata da PiaLa prima, Tracce della memoria, propone positivi su carta all’albumina di grande formato, montati sui cartoncini originali con note autografe, che documentano il ricco patrimonio artistico e architettonico del territorio piemontese; sono esposti in suggestive teche illuminate dall’interno e proposti per nuclei tematici: castelli, residenze sabaude, case antiche con dettagli architettonici, chiese e abbazie. 

La seconda sezione, Immagini del sacro, presenta le celebri fotografie della Sindone. Fu per tramite del barone Antonio Manno che Pia ottenne dal re Umberto I il permesso di riprodurre la sacra reliquia. Si temeva una speculazione sulla vendita delle immagini - ma alla fine il fotografo ottenne il consenso anche perché si fece carico di tutte le spese e rinunciò ad ogni diritto sulle fotografie. Pia era all’epoca un fotografo esperto, in grado di affrontare le difficoltà che tale impresa comportava, tra cui le condizioni di scarsa illuminazione. Si fece costruire appositamente un apparecchio fotografico per lastre di enormi dimensioni (50x60 cm.), ed ebbe l’idea di anteporre ai due fari elettrici che illuminavano il lino dei vetri smerigliati, in modo da diffondere e uniformare la luce. Nel pomeriggio del 25 maggio impressionò le prime lastre di prova, ma dopo i primi due scatti il calore dei fari provocò la rottura dei vetri e dovette interrompere il lavoro. Pia comprese probabilmente già dallo sviluppo di questi primi negativi la portata formidabile della sua scoperta, ma effettuò delle riprese ulteriori la sera del 28 maggio, sviluppando le lastre la notte stessa, e trovò conferma dei primi risultati. Un volto, chiaramente visibile in positivo, aveva preso forma sulla lastra di vetro: la Sindone altro non era che un gigantesco negativo su tela. La rivelazione era destinata a far discutere il mondo scientifico e religioso, dando l’avvio allo studio critico sull’autenticità della reliquia. 

Le quattro fotografie della Sindone vengono accostate ad altre immagini significative della raccolta di Pia: l’icona del Mandylion di Edessa (giunta a Genova nel XIV secolo e venerata nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni), principale archetipo dell’iconografia cristologica bizantina, e l’affresco della cappella in frazione Voragno a Ceres, una delle prime rappresentazioni della Sindone in Piemonte risalente alla metà del ‘500. Si propone infine un confronto con rappresentazioni della Crocifissione su diversi supporti - affresco, metallo, tessuto - che la fotografia indagatrice di Pia restituisce in tutta la loro consistenza materica.

Immagine a colori di un tramonto elaborata da PiaNell’ultima sezione, Il colore, è esposta un’eccezionale raccolta di autocromie su vetro. Le eccezionali diapositive a colori provenienti dal Museo del Cinema e dal Museo della Sindone furono realizzate a partire dal giugno del 1909. Il procedimento utilizza come elementi cromatici dei microscopici grani di fecola di patate colorati nei tre  colori fondamentali (giallo, rosso, blu), i quali filtrano la luce formando sull’emulsione un’immagine che, opportunamente invertita e fissata, restituisce tutta la ricchezza cromatica del soggetto fotografato. Specializzato nella ripresa di opere d’arte, Pia è attratto dalle possibilità di una nuova resa del reale offerte da questa tecnica, ed è uno dei primi fotografi italiani a impiegarla, in alcuni casi persino nella forma della fotografia stereoscopica, che aggiunge straordinari effetti di tridimensionalità.

Una parte consistente della collezione di autocromie del museo del Cinema è rappresentata dai dipinti della Reale Pinacoteca (l’attuale Galleria Sabauda), del Museo Civico e dalle opere dei principali musei piemontesi. Insieme alle vedute di chiese e castelli del Monferrato, delle Langhe e delle altre località della regione, queste immagini vanno ad arricchire il repertorio iconografico che Pia utilizzava per le “proiezioni luminose” durante le sue conferenze. Con le autocromie Pia sembra lasciarsi sedurre anche da nuovi percorsi: fanno qui la loro comparsa soggetti inconsueti come fiori e tramonti. Queste immagini, spesso accompagnate da note tecniche che indicano l’ora della ripresa, il tipo di obiettivo usato, l’apertura del diaframma, le condizioni di luce e il tempo di esposizione, sono certamente riconducibili ad una fase di sperimentazione della nuova tecnica. Tuttavia lo studio compositivo e la ricerca di suggestioni cromatiche di particolare effetto rivelano una sensibilità artistica dell’autore, spesso rimasta in secondo piano nella sua opera documentaria, che si svela completamente nelle ultime, straordinarie immagini di paesaggio: dai valichi alpini alla laguna di Venezia, dalla campagna in autunno ai laghi bavaresi, Pia ci riserva un lato libero e creativo della sua personalità assolutamente inaspettato.

Una selezione di immagini del Fondo Pia del Museo Nazionale del Cinema sarà prossimamente online sul sito www.museocinema.it.
Palazzo Barolo
Via delle Orfane, 7, Torino

Orario

Tutti i giorni 11-19

Info

www.museocinema.it

Ingresso libero

 


 

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