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Il Museo della Frutta

IL MUSEO DELLA FRUTTA
Collezione Francesco Garnier Valletti

di Gabriella Bernardi
 

Museo della Frutta - meleNella sede delle Presidenze di alcune Facoltà scientifiche, in via Pietro Giuria 15 si trova una collezione unica al mondo con la capacità di stuzzicare il palato. Si tratta del Museo della frutta con la singolare collezione delle riproduzioni di frutti in cera di Francesco Garnier Valletti. 

Ma chi era questo eclettico personaggio, vissuto due secoli fa? Come scrive il direttore Daniele Lupo Jalla, non è facile inquadrare l’estrosa, solitaria, ma anche geniale, figura di Francesco Garnier Valletti: un artigiano, un artista e a suo modo anche uno scienziato, da cui abbiamo ricevuto un preziosissimo lascito, finalmente riconosciuto e apprezzato nel suo complesso e singolare valore. Nasce nel 1808 a Giaveno, dove frequenta il locale collegio, al termine del quale si dedica all’arte del confettiere. Nel 1830 si trasferisce a Torino e sposa Giuseppa Grosso, dalla quale avrà quattro figli. Qui inizia una nuova attività: quella di modellatore di fiori ornamentali in cera. Nel 1840 si sposta a Milano, dove la sua abilità di «ceroplasta» è apprezzata a tal punto che viene introdotto alla Corte imperiale di Vienna e comincia a produrre anche frutti, sempre in cera. La sua attività lo porta poi a San Pietroburgo, dove lavora anche per la Corte dello Zar di Russia, ma nel 1848 la morte della moglie lo obbliga a tornare a Torino per occuparsi dei figli. Vi resterà sino alla morte, dedicandosi a quella che è divenuta la sua attività esclusiva: la pomologia artificiale, di cui diventa l’ultimo e ineguagliato protagonista.

Oggi, grazie all'intervento del Comune di Torino, è possibile osservare, da febbraio 2007, le circa 1000 riproduzioni in cera di frutti come mele, pere, albicocche, ciliegie, susine e fragole risalenti alla fine dell’ottocento. La collezione, di proprietà della Sezione operativa di Torino dell’Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante di via Ormea 47, è stata trasferita in via Pietro Giuria 15 pur mantenendo l’esprit du lieu, come ricorda Paola Costanzo, curatorice del Museo: “Oltre il portone di via Ormea 47, la sensazione che provammo allora e che continuammo a provare negli anni successivi fino allo sgombero dei locali (completato nell’agosto del 2002), fu quella di tornare al passato e di immergersi in un mondo sconosciuto che, giorno dopo giorno, anno dopo anno – man mano che le operazioni di inventariazione, riordino, catalogazione dei beni e di ricerca progredivano – si rivelava sempre più interessante e significativo. Presto cominciò a emergere quanto esso fosse in stretta relazione con un aspetto della storia del quartiere di San Salvario – principale sede della ricerca botanica e della sperimentazione agraria torinese – che, per quanto fosse in parte ancora sotto gli occhi di tutti, era poco noto ai più e anche poco valorizzato sul piano storico. Ma, via a via che la ricerca d’archivio procedeva, si andò anche profilando in modo sempre più distinto il ruolo giocato dalla Stazione Chimico-Agraria nella ricerca agronomica tra Otto e Novecento, un campo d’indagine scarsamente indagato, vuoi per il prevalere dell’interesse per la Torino industriale, vuoi perché ancora troppo recente".

Museo della Frutta - pereIl Museo della Frutta, nato dalla volontà di salvaguardare un patrimonio storico-scientifico di indubbio interesse, ha dato l’opportunità di riportare alla luce e valorizzare un aspetto della storia, del quartiere e della città, misconosciuto quanto significativo: quello del ruolo che Torino, e San Salvario in modo particolare, hanno avuto, dagli inizi del Settecento ad oggi, nella ricerca botanica e nella sperimentazione agraria. Le attività della Stazione Sperimentale Agraria propongono al tempo stesso una riflessione di grande attualità sul tema della biodiversità, ponendosi al servizio dei progetti di ricerca, tutela e rilancio delle molte varietà di frutti "antichi" ancora esistenti. A partire da queste premesse e condizioni, il progetto museografico, elaborato attraverso un processo di scambio fra saperi e competenze diverse, è nato e si sviluppato in costante confronto fra la possibilità di esporre i beni più significativi della Stazione e gli spazi a disposizione, fra la volontà di disporli negli ambienti, restaurati e adattati a questo scopo, in una forma tale che evocasse nella maniera più adeguata il contesto di provenienza e di dare vita a un percorso, cronologico e tematico, che rendesse quanto più intelligibile la storia di cui essi erano testimoni. Le sale delle collezioni pomologiche sono state poste al centro del percorso, quasi a costituire  un museo nel museo, senza interrompere la sequenza cronologica della ricostruzione della storia della Stazione, ma al tempo stesso ponendosi al suo centro e al suo cuore, nella consapevolezza che in esse si colloca uno dei momenti di maggiore magia e interesse di tutto il Museo. Custodite da bacheche originali si possono ammirare, ad esempio, mele sorprendentemente realistiche nella varietà della Bigia di Giaveno, della Contessa di Saluzzo, della Court Pendu Napoléon, o della Reinette Grand Ville, per citarne alcune. 
Opere di un artista-scienziato ben compreso, ma a quanto pare non abbastanza ripagato, come la frase posta sulla sovraporta ricorda: “Segato morì col suo segreto di pietrificare sangue e carne umana e nessuno riuscì ad imitare il suo segreto ed io morrò senza svelare il mio segreto per imitar le uve se non sarò compensato onestamente”. Ci penserà un suo allievo a svelare la tecnica utilizzata: un impasto di resine e di cere con gesso argilla e polvere di alabastro, grazie alla quale ancora oggi confonderemmo la frutta artificiale se mischiata a quella reale, come amava fare Garnier Valletti durante le esposizioni internazionali per dar prova della sua straordinaria arte.


Museo della frutta - Collezione Francesco Garnier Valletti

Via Pietro Giuria, 15 Torino

Orario

Lunedì - sabato ore 10-18

Mercoledì ingresso gratuito

Info

Tel. 011 6708195

www.museodellafrutta.it

 

 

 

 

 

 

 


 

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