Testata Piemonte-Magazine.it
Versione Italiana del Sito Versione Inglese del Sito Logo Archivio Piemonte Mese

Segnala questo articolo

Il Museo Lombroso

IL MUSEO LOMBROSO
di Lucilla Cremoni


Il cranio del brigante VillellaOggi il nome di Lombroso è sinonimo di una figura di scienziato serio e rigoroso ma che parte da presupposti infondati e su quelli elabora, sperimenta e dimostra tesi che sono serie e rigorose, ma senza senso. 

E poi c'è il lato oscuro, quell'indagare fra carni e umori, anatomie e pulsioni, che esercita un'attrazione irresistibile, perché ammanta di onorevole interesse scientifico quella che altrimenti risulterebbe solo inconfessabile, torbida curiosità. Un richiamo senza tempo, come dimostra da sempre la fascinazione per i freaks  e per le storie truculente che negli ultimi anni sta vivendo una stagione particolarmente fortunata, come dimostra il successo di film e e serie i cui eroi sono anatomo-patologi o profiler che indagano la psiche e i delitti di assassini seriali e maniaci assortiti. Ebbene, l'antenato di tutti costoro è proprio Lombroso, che pur nell'errore dei suoi risultati contribuì alla nascita della polizia scientifica e della criminologia moderna. 

Solo che l'antropologia criminale di Lombroso non era una scienza, ma una pseudoscienza, cioè una disciplina che si presenta (non necessariamente in malafede) come scienza ma non si fonda sul metodo sperimentale e la riproducibilità delle dimostrazioni, e sovente considera oggettivo quello che è invece empirico e soggettivo traendone conclusioni che vengono presentate come provate e inconfutabili ma sono invece largamente arbitrarie, e in cui sono trattati alla medesima stregua, ad esempio, dati matematici e tratti morali. 

Una pseudoscienza particolarmente diffusa fra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento fu la frenologia, cioè la dottrina secondo la quale, poiché ogni caratteristica, impulso, facoltà o devianza umana (amore, aggressività, lealtà, intelligenza, ottimismo eccetera) ha una sua precisa collocazione nel cervello, studiare e misurare il cranio dei soggetti consente di descriverne la personalità e le predisposizioni. Si tratta di una sciocchezza presto smentita e respinta dal mondo scientifico ma mai estinta, e che ha generato discendenze infami come le teorie eugenetiche, il famigerato “razzismo scientifico”. E sebbene la frenologia fosse stata dichiarata ufficialmente una pseudoscienza già nel 1843 quando Lombroso, che era nato nel 1835 a Verona, era appena un bambino, ciononostante la rilevazione antropometrica fu il fulcro del suo lavoro, essendo considerata strumento fondamentale per dimostrare la relazione fra tratti somatici e tendenze criminali.

Disegno di un Laureatosi nel 1858 Ezechia Marco (Cesare) Lombroso è ufficiale della Sanità e, al seguito delle truppe mandate a reprimere il banditismo in Calabria, inizia a studiare le popolazioni locali, a raccogliere dati e materiali, a sc rivere studi e trattati fra il celebre Trattato Profilattico sulla Pellagra. A soli trent'anni è Professore Straordinario di Malattie Nervose a Pavia; nel 1871  direttore del manicomio di Pesaro e nel '74 titolare della cattedra di Medicina Legale a Torino. 

In tutti questi anni Lombroso pratica centinaia di autopsie, raccoglie e cataloga, assemblando una collezione che gradualmente diventa museo; è particolarmente interessato ai crani ed esaminando quello del brigante Giuseppe Villella scopre la “fossetta occipitale mediana”, cioè l'anomalia che costituirebbe il carattere distintivo dei criminali. In una parola, la prova che delinquenti si nasce. E se delinquenti si nasce, non ci sono possibilità di redenzione o recupero; per questo Lombroso è convinto sostenitore della pena capitale, e della necessità di individuare e catalogare tutti i tratti somatici che possono identificare un delinquente. 

Tutto questo lavoro ha uno scopo concreto, perché Lombroso è convinto che riconoscere per tempo i potenziali delinquenti sia la via maestra per un'efficace prevenzione del crimine. Dunque, individuare e catalogare il maggior numero possibile di caratteristiche, misure e parametri significa anche, in quest'ottica, fornire degli indispensabili strumenti di lavoro ai tutori dell'ordine, ai tribunali e agli alienisti. Di qui nascono le varie edizioni, via via sempre più corpose (dalle 272 pagine di quella del 1876 alle oltre 1900 di quella del 1896) de L'uomo delinquente, che contiene anche un Atlante criminale con tabelle riportanti la distribuzione dei vari tipi di reati nelle regioni italiane.

I molti anni di ricerca instancabile, l'insegnamento, le innumerevoli pubblicazioni portano a Lombroso fama e onori e proprio per lui, che dal 1903 era titolare della cattedra di Psichiatria, viene creata a Torino la cattedra di Antropologia Criminale riconoscendogli così la paternità di una nuova disciplina. Ma non è una gloria durevole, e il pensiero lombrosiano non sopravvive al suo creatore. Già all'indomani della sua morte (ma in realtà anche da prima) le sue teorie sono confutate e demolite, e lo studioso ridicolizzato e stigmatizzato senza pietà. 

Come sempre, si passa da un'esagerazione all'altra, e il radicale ripudio che seguì la sua morte rivela soprattutto l'imbarazzo che la sua figura suscitava in un periodo in cui il clima culturale era ormai radicalmente mutato. Il Novecento è il secolo della perdita delle certezze, mentre Lombroso è l'epitome del positivismo ottocentesco: assoluta fiducia nell'esistenza di una Realtà oggettiva e nella capacità umana di misurarla e dominarla; negazione, minimizzazione o condanna di quanto non appare concreto, utile, produttivo. Un approccio laico e scientifico di cui Darwin è l'esempio più illustre, ma che finisce per trasformarsi in un materialismo gretto e dogmatico. 

Le fortune del personaggio sono seguite da quelle della sua collezione, che già nel 1892 era diventata Museo Universitario e quattro anni dopo era stata trasferita nella nuova sede dell'Istituto di Psichiatria e Medicina Legale dove avrebbe dovuto fungere da supporto didattico. Tuttavia, col tramonto della stella lombrosiana il museo stesso cade nel dimenticatoio. Cambia nuovamente sede: nel 1948 trasloca in Corso Galileo Galilei, 22 e si arricchisce con la donazione dello studio di Lombroso da parte degli eredi, ma resta in una sorta di limbo, né aperto al pubblico né usato dagli studiosi. Varie ipotesi e proposte si susseguono nel corso degli anni, fra cui l'idea di trasferire la collezione nell'ex manicomio di Collegno, finché, nel 2001, viene elaborato il Progetto Museo dell'Uomo, vale a dire la creazione di un polo museale costituito dall'affiancamento di quattro strutture: Museo di Anatomia Umana, Museo della Frutta, Museo di Antropologia ed Etnografia (attualmente presso il Museo Regionale di Scienze Naturali) e Museo  di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”. 

Aperto il 27 novembre nella sede definitiva di Via Pietro Giuria, la collezione lombrosiana è un'insostituibile testimonianza storica e culturale. Il pensiero e l'agire che il museo documenta possono apparirci estranei, mostruosi o ridicoli, ma se sono considerati nel contesto al quale appartengono ci mostrano come quell'epoca apparentemente così sicura, traboccante autostima e fiducia nel progresso infinito affrontava il proprio lato oscuro, e fanno riflettere sui modi in cui il mondo che si definisce civilizzato combatte, nasconde o crede di poter ignorare i demoni che esso stesso genera.


Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” dell’Università degli Studi di Torino

Via Pietro Giuria 15, Torino

Orario 

Dal lunedì al sabato ore 10-18

Domenica chiuso  

Info

Tel. 011 6708195 

www.museounito.it/lombroso


 


 

CERCA NEGLI ARTICOLI
Ci sono 2040 articoli

Mostra di Claudio Rotta Loria a Palazzo Lascaris - 2011

Voci e silenzi di Lomé - 2010-11

Torino Anima Tango 2010-2011

High Points. Personale di Christopher Russell - 2010

Pinocchio remix - 2010

Apre il Museo della Ceramica a Mondovì

La perfetta solitudine del ristoratore

La meta di don Andrea

La Bionda Piemontese e la Bianca di Saluzzo

La testa a posto di Mariano Parisi

Puliamo il mondo

Il Museo Faà di Bruno

Emilia Coccolo Chiriotti. La Francia onora una piemontese

Roberto Piaia - L'essenza al femminile - 2010-11

Insoliti festival 2010

Hans Hartung. Lo slancio - 2010-11

Benedetta Cibrario

Ningyo: Bambole dal Giappone atto primo - 2010-11

Ai confini del Regno - 2010-11

Linguaggi Jazz 2010