NAPOLEONE
E IL PIEMONTE
Capolavori ritrovati
Alba, Fondazione Ferrero
fino al 27 febbraio 2006

Nella primavera 1796 Napoleone Bonaparte entra in Italia, nel giro di un mese conquista il Piemonte e, da bravo conquistatore, non perde occasione per fare man bassa di opere d'arte, di cui aveva ben chiaro non tanto il valore culturale (di cui presumibilmente gl'importava poco o niente) quanto, e soprattutto, quello politico: arte come strumento di propaganda, "di immagine" si direbbe oggi.
Va a colpo sicuro, affidandosi alle "guide d'arte" scritte dagli eruditi durante i loro grand tour, e al lavoro di commissioni incaricate di valutare, letteralmente, cosa valesse la pena di portar via.
Una spoliazione programmata che per l'Italia avviene con la scrupolosa supervisione del barone Dominique Vivant Denon, "l'occhio di Bonaparte". È un criterio che Napoleone applica a tutti i territori conquistati, e che porta in Francia capolavori e documenti inestimabili - si pensi ad esempio alla Stele di Rosetta e alla sua importanza. Ma causa anche la dispersione di un patrimonio che, dopo la caduta dell'imperatore, finisce nelle collezioni private e poi nei musei di tutto il mondo: dal Metropolitan all'Ermitage, dal British Museum a Berlino.
Per il Piemonte, l'attenzione si concentrò soprattutto sulle dimore sabaude e secondariamente, ma significativamente, anche sulle istituzioni religiose che dopo la soppressione degli ordini monastici furono sistematicamente depredate. La mostra della Fondazione Ferrero per la prima volta riunisce questi "Capolavori ritrovati": opere che sono state rintracciate e di cui è stato ricostruito il percorso con anni di ricerche d'archivio, e sono ora esposte dopo accurati restauri.
L'esposizione è organizzata in quattro sezioni.
La prima fornisce una panoramica storica sui protagonisti della storia piemontese del periodo: oltre a Bonaparte medesimo e i suoi generali, la sorella Paolina col marito Camillo Borghese e molti altri, di cui sono esposti ritratti e busti fra cui uno, splendido, di Antonio Canova.
La seconda illustra il recupero di opere - fra cui una tela del Guercino - rientrate in Italia dalla Francia dopo il 1815 grazie all'intervento diretto di aristocratici piemontesi.
La terza riassembla, letteralmente, polittici smembrati e dispersi nelle loro parti, come il Polittico di San Silano di Gaudenzio Ferrari, oggi esposto in quattro sedi diverse.
La quarta sezione, che è anche la più corposa, si concentra sulla collocazione di opere piemontesi nelle collezioni permanenti di musei italiani e stranieri. Particolarmente interessanti sono lavori dei Primitivi, come Hans Clemer (il Maestro d'Elva), il grande Tanzio da Varallo, Martino Spanzotti, Defendente Ferrari e altri.
Come di consueto, la mostra è affiancata da una serie di eventi collaterali che si svolgono presso l'Auditorium della Fondazione (Via Vivaro, 9): convegni, incontri, conferenze, proiezioni, concerti.
Un cineforum "napoleonico" introdotto da Gianni Rondolino, mostrerà film antichi e recenti variamente collegati a napoleone: dai capolavori come il Napoléon di Abel Gance del 1927 ai polpettoni sentimentali come Desirée con Jean Simmons e Marlon Brando. E Concerti napoleonici: il 18 dicembre, nel duecentesimo anniversario della prima esecuzione, La Terza Sinfonia di Beethoven.
NAPOLEONE E IL PIEMONTE
Capolavori ritrovati
Fondazione Ferrero
Strada di Mezzo, 44 - Alba (CN)
Orario
feriali ore 15-19; giovedì ore 15-22; sabato, domenica e festivi ore 10-19
chiuso il 24, 25, 31 dicembre 2005, 1 gennaio 2006
Ingresso gratuito
Prenotazione obbligatoria per gruppi e scuole
(Itinera Servizi Turistici, tel. 0173 363480)
Info
www.fondazioneferrero.it
l.c.