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4. Passamaneria

ARTIGIANATO TESSILE IN PIEMONTE

PASSAMANERIA
a cura di
Vittorio Massia
Foto Lucila Cremoni

PassamaneriaIl termine origina dal francese passement, a sua volta derivato da passer, cioè "passare", con riferimento al passaggio dei fili. Si tratta di nastri, cordoncini, fiocchi, bordi, frange, galloni e simili, usati come guarnizione per abiti, tendaggi, tappezzerie e uniformi.
Questi manufatti sono conosciuti e usati sin dalla notte dei tempi: sono passamaneria anche le fibre vegetali o animali intrecciate e usate per sostenere i primi, rudimentali indumenti. Da questa funzione di sostegno si passò presto a un uso ornamentale di frange, intrecci, bordure e simili, già  assai diffuso, come attestano rilievi e rappresentazioni pittoriche, presso gli Egizi e gli Assiri. E già  in epoca romana si ebbe una prima classificazione degli artigiani tessitori in Centonari o fabbricanti di coperte, e Cannofori, fabbricanti di trecce.
L'invenzione della navetta, attorno al III secolo d.C., consentendo l'utilizzo di fili di trama (orizzontali) di notevole lunghezza, apre nuove prospettive alla creatività  dei tessitori. Furono gli Arabi ad usare in modo generalizzato la passamaneria (che chiamarono Macramé) e a diffonderla in tutti i loro dominà®, trasmettendola quindi anche ai Crociati che la importarono in Europa e in particolare in Italia. Qui, abilissimi artigiani, dapprima nell'ambito degli ordini monastici poi anche laici, ne fecero un'arte, lavorando poi per le grandi corti europee, a cominciare da quella francese. Proprio in Francia, nel XIII secolo, si costituisce la prima corporazione dei Crespiniers (da Crepine, termine che indica una frangia tessuta col bordo lavorato a intreccio); i loro eredi furono, nel secolo successivo, i Laceurs de fil d'or e la corporazione dei Dorelotiers o Frangers-Dorelotiers.
Nel Quattrocento, le specializzazioni si affinano e gli artigiani di questo settore si dividono in Rubaniers, gallonai, e Passamantieres (boutonniers), passamantieri e bottonai, e ulteriori suddivisioni si hanno nei secoli successivi in base alle tecniche, materiali, strumenti e destinazione d'uso, con l'inevitabile accompagnamento di dispute, rivalità  e intrighi.
In Italia, un'Università  dei Passamantieri fu istituita a Milano nel Cinquecento e a Torino nel Passamaneria1653, con successive modifiche degli Statuti da parte di Carlo Emanuele II (1686) e Carlo Emanuele III (1739), quando la corporazione adottò San Secondo come proprio patrono.
Va precisato che la passamaneria rimase sempre legata alla produzione di articoli lussuosi e finemente elaborati, tanto che nel Settecento i passamantieri erano anche chiamati enjoliveurs. L'introduzione del telaio Jacquard consentì una produzione su vasta scala e dunque un'espansione del mercato continuata fino al termine della Prima Guerra Mondiale.
A Torino, la memoria storica della passamaneria è incarnata dall'"Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio". Fondata a Torino nel 1843 e tuttora guidata dalla famiglia Massia, è stata testimone e anche partecipe di 160 anni di storia piemontese. Durante le Guerre d'Indipendenza che portarono all'Unità  d'Italia, fu fornitrice di passamanerie militari per il Regio Esercito. Dal 1880 ha sede in Via Barbaroux 20, nel cuore della vecchia Torino, di cui può a buon titolo considerarsi un simbolo: con i suoi scaffali in palissandro, le finiture in ottone, la merce ordinatamente esposta dietro le antine a vetro, è uno dei rari esempi rimasti di bottega d'epoca, che per questo è tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici. Un'attenzione filologica che coinvolge, naturalmente, tutta la produzione, incentrata sulla passamaneria Passamaneriad'arredamento e con una specializzazione nel restauro e rifacimento delle passamanerie teatrali, effettuato con telai, orditoi e accessori risalenti alla fine del Settecento e telai Jacquard di fine '800. Per questo, passamanerie firmate Massia si trovano nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, a Palazzo Reale e nelle altre residenze sabaude, in castelli e dimore storiche sparse in tutto il mondo; in un lunghissimo elenco di teatri, dallo storico Coccia di Novara al Biondo di Palermo, dal Teatro dell'Opera di Roma al Carignano di Torino; nelle uniformi di gruppi storici (dal Pietro Micca a quello della Marsaglia ai figuranti del Palio di Asti); nelle cordollieres delle bande musicali e delle alte uniformi militari; nelle auto storiche del Museo dell'Automobile; e negli anni Sessanta, la ditta Massia ha anche realizzato le passamanerie per l'auto papale e per il treno presidenziale.
Se il negozio di Via Barbaroux è ben conosciuto come punto di interesse storico della città , meno noto è il fatto che da questa esperienza è nato anche il Museo della Passamaneria, che ha sede a Pianezza e coincide con il laboratorio in cui si realizza materalmente la produzione. Visitare il museo dunque vuol dire non solo vedere antichi telai e strumenti di lavoro, ma assistere al loro funzionamento e al confezionamento di fiocchi, bracciali, cordonature con le medesime tecniche descritte e illustrate nell'Encyclopédie. Accanto al Museo, una biblioteca con documenti ottocenteschi e tutti i testi esistenti sull'argomento, nonché campionari e tessuti che coprono un arco temporale di oltre duecento anni.

Le visite al Museo (e anche alla sede storica di Via Barbaroux) si svolgono su appuntamento, e durano, a seconda delle esigenze e degli interessi dei visitatori, da 30 minuti a un massimo di tre ore.
Per informazioni: Tel e fax 011.542952
e-mail:
massia1843@tin.it
Internet: www.passamaneriamassia1843.it


 


 

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