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3. Sartoria

ARTIGIANATO TESSILE IN PIEMONTE

testi e foto Lucilla Cremoni
consulenza tecnica di Vittorio Sacco

Sartoria

Tanto la disponibilità  di materia prima - le stoffe, appunto - quanto la contiguità  anche culturale con la vicina Francia hanno favorito lo sviluppo, in Piemonte ma particolarmente a Torino, della conseguenza più diretta della produzione di tessuti, vale a dire l'arte della sartoria.

Grazie anche all'impulso dato dai duchi e poi re sabaudi allo sviluppo delle manifatture e botteghe, già  nel Settecento Torino poteva vantare un'altissima concentrazione di telai e artigiani: su una popolazione cittadina di circa quarantamila abitanti, si contavano 150 telai da seta e 39 fabbriche di guanti. Sin dalla fine XVI secolo a Torino opera una corporazione assai attiva, la Compagnia dei Sarti, il cui statuto è ratificato da Vittorio Amedeo I nel 1639 e che nel 1767 diventa Università  dei Sarti. Loro santo protettore è Sant'Omobono, alias Omobono Tucenghi da Cremona, sarto, a cui è dedicata una cappella nella chiesa di San Francesco d'Assisi. Le Università  di mestiere lo ricordiamo, erano associazioni di categoria e centri di formazione professionale più che istituti di educazione superiore nel senso comunemente inteso oggigiorno, e si occupavano di tutelare i loro iscritti anche con iniziative di solidarietà  e sostegno, come l'assegnazione di vitalizi ai membri più anziani in condizioni disagiate, e così via. Dall'Università  nacque così, in tempi ancora remoti, il Comitato di Sant'Omobono, poi confluito nell'associazione che ancoroggi rappresenta la categoria. Parliamo naturalmente dell'AMAS, Associazione Maestri Sarti e Sarte, istituita nel 1949 per "il potenziamento, la difesa, il raffinamento estetico dell'attività  artigiana sartotecnica maschile" a Torino.
Fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, Torino aveva conteso a Parigi la palma di capitale della moda femminile, diventando per questo anche fonte di ispirazione per i poeti e musicisti che celebrarono le famose sartine torinesi - anche note come Caterinette, dal nome della loro Santa patrona - e gli intrecci sentimentali più o meno a lieto fine derivanti dal corteggiamento di queste giovani, belle e romantiche sartine da parte di studenti, poeti e Cucitura di un occhiello - Sartoria Daidonemusicisti di belle speranze e altrettanto giovani, belli e squattrinati. L'AMAS nasce con lo scopo dichiarato di tutelare e valorizzare l'arte sartoriale in un momento storico in cui si va sempre più affermando la moda pronta, l'abito confezionato in serie con criterio industriale. A tal fine, l'Associazione organizza mostre e convegni, e pubblica per molti anni una rivista mensile nella quale si trovano sia articoli e immagini dedicati ai più recenti sviluppi della moda, sia una puntuale informazione sull'attività  di sensibilizzazione condotta dai rappresentanti di categoria nei confronti dell'opinione pubblica e delle istituzioni e finalizzata all'ottenimento di riconoscimenti e agevolazioni di tipo professionale, previdenziale e fiscale. È anche grazie a questa attività  che nel 1955, dieci anni dopo la fine della guerra, tornano a Torino le sfilate di moda (nello specifico, moda femminile), con abiti creati da stilisti e sartorie torinesi, e continueranno per molti anni avendo come momento di punta l'annuale Salone dell'Abbigliamento (SAMIA), un appuntamento importante, di cui si occupano i principali giornali europei, settoriali e non. Le foto di moda dell'epoca, in cui frequentemente le modelle posavano sullo sfondo del Borgo Medievale o di altri punti pittoreschi di Torino, avevano un'importanza paragonabile a quelle che oggi hanno per sfondo Milano o New York.
Anche la moda maschile acquista nuova visibilità , con la Manifestazione (poi Manifestazione Internazionale) di Orientamento Moda, arricchitasi, nel corso degli anni, di eventi di contorno, premi e concorsi delle cui giurie facevano parte personalità  del calibro di Caraceni o Spadafora.
Camiciaie in una foto d'epoca Superato un momento di crisi, legato anche ai cambiamenti epocali legati alla contestazione studentesca e alle lotte operaie della fine degli anni Sessanta, l'alta sartoria sembra ritrovare se stessa negli anni Settanta, vivendo un momento particolarmente significativo in occasione della riapertura, nel 1973, del ricostruito Teatro Regio. La serata inaugurale è il trionfo del dettaglio, dei ricami, delle rifiniture, di tutto quanto, insomma, può uscire solo dalle mani di artigiani abilissimi. Sono tuttavia anche gli anni in cui inizia il declino, e sin dalla metà  del decennio è Milano a diventare punto di riferimento della moda, mentre si afferma sempre più il concetto di "capo firmato" ma prodotto in serie, cosa che per qualche tempo consente al Piemonte di rimanere, se pur indirettamente, protagonista: basti pensare al Gft (Gruppo Finanziario Tessile) che proprio negli anni Settanta confeziona capi che portano il marchio di stilisti quali Armani, Ungaro, o Valentino, dando lavoro a migliaia di addetti in vari stabilimenti. È tuttavia un successo passeggero, che non regge la concorrenza asiatica ed est-europea, in grado di produrre a costi assai inferiori.
La conseguenza più diretta di questa evoluzione è stata, ovviamente, la virtuale scomparsa della figura della sarta, o del sarto, una professione ben diffusa e radicata fino agli anni Sessanta - del resto, fino a tutti gli anni Cinquanta e anche in seguito è prassi comune indossare abiti confezionati su misura, che non di rado sono anche più economici di quelli venduti nei negozi di abbigliamento, allora di abbastanza recente introduzione, almeno in Italia.Parliamo in particolare dei sarti, per così dire, "generici", quelli che producevano capi destinati a categorie sociali medio-basse, ma che tuttavia erano fondamentali non solo per alla sopravvivenza stessa della categoria, ma anche e soprattutto come fucine di formazione per i giovani, che presso la bottega svolgevano un lungo e anche duro apprendistato, iniziato in genere in età  adolescenziale e spesso concluso con la messa in proprio o l'assunzione di mansioni di crescente responsabilità. E se, al contrario, l'alto artigianato sartotecnico non è mai stato realmente a rischio di estinzione, tuttavia oggi esso si trova ad affrontare una sfida particolarmente impegnativa proprio per la crescente difficoltà a reclutare giovani già  in possesso di una professionalità  di base ma dotati del talento e della volontà  necessari a perpetuare in modo dinamico l'antica arte del sarto.

Immagini
Le immagini di questo servizio sono state realizzate presso le Sartorie di Serafino Petraroli (Via XX Settembre, 51) e di Enrica Daidone (Corso Peschiera, 337) a Torino.


 


 

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