ARTIGIANATO TESSILE
L'arte della tessitura
Tessuti e tessitori in Piemonte
testi e foto Lucilla Cremoni
consulenza tecnica di Vittorio Sacco
L'abito non farà, a detta di un notissimo proverbio, il monaco, ma sicuramente la sua realizzazione con certosina pazienza e precisione la differenza la fa, eccome. In un'epoca dominata dalla produzione seriale, l'abito sartoriale riesce a personalizzare, a fare di ciascun capo un pezzo unico. Esaminando le diverse etimologie del termine che in varie lingue indica questa attività, se ne scorgono due anime, o per lo meno due atteggiamenti. Il francese tailleur e l'inglese tailor, infatti, evidenziano l'azione del tagliare, mentre l'italiano "sarto" deriva dal latino sarcire, che significa rammendare, con l'accento quindi sull'azione suturante, restitutiva. Entrambe le definizioni concorrono a creare qualcosa di unico: l'abito come risultato di competenze ed abilità contemporaneamente teoriche, tecniche ed estetiche. Solo attraverso una conoscenza profonda della tecnica, infatti, si può arrivare a stravolgerla e a far trionfare la creatività.
La tessitura è il metodo più antico di costruire la stoffa. Conosciuta sin dal Neolitico, deriva dalla pratica di intrecciare elementi vegetali come giunchi, vimini o erbe per ottenere cesti e stuoie. Con l'apprendimento della filatura di fibre vegetali quali lino e canapa si ottennero tessuti rudimentali prodotti su altrettanto rudimentali telai. Nella sua forma più elementare, la tessitura consiste nell'intreccio ad angolo retto di due sistemi di fili distinti. Il telaio da tessitore è costituito essenzialmente da una cornice che tiene tesi e paralleli i fili verticali (ordito) mentre i fili orizzontali (trama) sono intrecciati, con movimenti avanti e indietro, ai fili dell'ordito.
I primi telai risalgono a circa 5000 anni fa: erano costituiti da due pali piantati nel terreno che ne reggevano un terzo posto trasversalmente e sul quale era avvolto l'ordito, i cui fili erano divisi fra pari e dispari da una bacchetta. La fabbricazione della trama avveniva mettendo davanti, alternativamente, i fili pari e quelli dispari. Nel II secolo a.C. furono costruiti i primi telai orizzontali in Egitto, il cui lino era particolarmente rinomato e vastamente esportato. Nella Grecia classica, i telai, verticali e orizzontali, assunsero dimensioni assai maggiori, e dalle pezze egizie, larghe al massimo 80 cm., si passò a tessuti dai quali si ottenevano vesti senza cuciture sorrette solo da fibbie o cinture.
Con poche modificazioni, questa struttura di telaio rimase in uso fino al XVIII secolo, quando si realizzarono telai meccanici azionati ad acqua e meccanismi in grado di aumentare il numero di colori utilizzabili contemporaneamente, e di creare anche disegni minuti e complessi, per arrivare al telaio Jacquard, per produrre automaticamente grandi tessuti con disegni complessi e multicolori.
La tessitura attuale può produrre un numero quasi infinito di articoli, usando ogni tipologia di filati prodotti con ogni tipo di fibra (animale, vegetale, o sintetica) e adatti a ogni tipo di scopo. Oggi i telai non hanno più la navetta che interseca i fili d'ordito, ma una coppia di pinze che trasportano il filo di trama per tutta l'altezza del tessuto. Questo ha permesso di passare da una velocità media di 80-90 colpi al minuto, ai 450 dei filati di pura lana ed ai 6-700 dei filati più resistenti.
Non ci soffermeremo troppo a lungo sulla tessitura in Piemonte, perché ne abbiamo parlato nell'introduzione e in riferimento al Museo del Tessile di Chieri, ma riassumeremo brevemente quanto già esposto. Come si è visto, dunque, la tradizione tessile piemontese è antica e gloriosa, favorita da fattori di tipo territoriale e sociale, quali la coltivazione di canapa o l'allevamento di bachi da seta; e da varie congiunture storiche, soprattutto le vicende che a partire del XII secolo portano i Cà tari a stabilirsi in Piemonte e a dare grande impulso alle arti tessili.
La tela di Chieri, il Bandera, il fustagno poi assurto a notorietà universale col nome di Blue Jean, la canapa da cui prende il nome il Canavese (un territorio che si estende nella parte settentrionale della provincia di Torino includendo tutto l'Eporediese fino ai confini con la Valle d'Aosta), sono i più famosi prodotti usciti dai telai piemontesi sin dal Medioevo.
Fra il Cinquecento e il Seicento riceve grande impulso la manifattura della seta, prima limitatamente alle operazioni di allevamento dei bachi e di filatura, poi con l'impianto di setifici (soprattutto nella zona di Torino) per iniziativa da Emanuele Filiberto e la produzione di tessuti che, pur non rivaleggiando con i prodotti d'oltralpe o di altre regioni italiane, sono tuttavia vastamente esportati, almeno fino a quando la dominazione napoleonica non blocca la produzione, che tuttavia riprenderà , seppur più modestamente, dopo la Restaurazione.
Sin dall'Ottocento, in seguito al mutare degli assetti storici ed economici, si assisterà a un generalizzato declino delle manifatture legate a una produzione più economica, destinata al largo consumo, ma al contempo si registrerà una graduale affermazione delle produzioni legate al lusso e a un'utenza più esclusiva, e il nome di Chieri verrà progressivamente sostituito da quello di Biella e delle aziende che sulla produzione di alta qualità hanno costruito nomi ormai leggendari: basti citare Cerruti e Zegna. Le stoffe confezionate sono lane di ogni tipo: termini come angora, mohair, cammello, cashmere o vigogna non indicano solo delle varietà di lana, ma evocano la qualità di tessuti pregiati, morbidi e versatili dai quali trarre creazioni sartoriali uniche.
Immagini
• Telaio Jacquard conservato presso il Museo del Tessile di Chieri
• Bachi da seta, anch'essi esposti al Museo del Tessile
• Tessuti fotografati presso la Sartoria Enrica Daidone, Torino