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Il Museo del Tessile di Chieri

IL MUSEO DEL TESSILE DI CHIERI

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Lucilla Cremoni

 

Nel cuore di Chieri, il Museo del Tessile fondato da Armando Brunetti nel 1995 testimonia la vocazione della città che ha inventato il Blue Jeans e il Bandera. A Chieri, infatti, e non a Genova, fu inventato il panno di tela blu che ottenne un certo successo nel mondo con il nome di Blue Jeans.

Chieri vanta una tradizione antichissima nella lavorazione della stoffa, in particolare lino, cotone e canapa. Pare che gli iniziatori di questa tradizione siano stati i Càtari (dal greco Oi Kataroi, "I Puri"), seguaci di una setta eretica insediatasi nella zona attorno al XII secolo per cercare di sfuggire alle persecuzioni religiose. A loro si deve lo sviluppo delle lavorazioni del lino e della canapa, ampiamente coltivati nella zona, e successivamente del cotone, introdotto alle nostre latitudini dai Crociati di ritorno dal vicino Oriente. Oltre a questo, i Catari diffusero la coltivazione del gualdo, una pianta dalla quale riuscirono ad ottenere una tintura blu, ciò che consentiva di evitare l'importazione del prezioso indaco. Nella zona erano inoltre largamente praticati la coltivazione del gelso e l'allevamento dei bachi, e di conseguenza le operazioni di filatura e torcitura della seta.
Sin da tempi remoti, dunque, Chieri fu un importantissimo centro del tessile: lo dimostrano documenti dei primi decenni del XIV secolo, e la fondazione, alla fine del Quattrocento, dell'Università  del Fustagno (ricordiamo che le Università di Mestiere erano delle corporazioni, non dei centri didattici).
I tessuti prodotti a Chieri erano per lo più prodotti rustici e robusti destinati all'uso domestico: tele e fustagni da cui trarre uniformi, teloni, livree, biancheria per la casa. Un paio di queste stoffe ebbero particolare fortuna: una, il già citato fustagno blu, trasportato a Genova e di lì diffuso in tutto il mondo, divenne il celeberrimo Blue Jeans. L'altro, pur rimanendo entro i confini regionali, grazie al ricamo e alle contingenze storiche fu trasformato da rustica tela a manufatto prezioso. Parliamo naturalmente del Bandera.
Il periodo di massimo splendore dell'industria tessile chierese è quello che va dall'inizio dell'Ottocento, quando David Levi impiantò un opificio nei locali dell'ex convento delle Clarisse installandovi poi i primi telai Jaquard, ai primi decenni del XX secolo. Lavorazioni ancora domestiche si fondevano con quelle già  pienamente industriali, tanto che, come spiega il pieghevole illustrativo del Museo "non si transitava in alcuna strada senza udire il battere del telaio. Nel 1822 erano censiti 38 opifici per tessitura con 470 macchine a mano; nel 1892 gli opifici erano 29, e la produzione si caratterizzava prevalentemente per "mollettoni", e "catalogne" (coperte da letto in cotone), e per tessuti "Piquets", "bandere, "basiniì", ˜terlizzi".
Per preservare questo patrimonio storico e culturale, nel 1995 l'imprenditore Armando Brunetti ha trasformato in Museo la propria collezione personale. Vi sono esposti oltre tremila pezzi, tutti funzionanti, fra telai, strumenti di lavoro, materiali, stoffe, che coprono un arco temporale che va dal XVI al XX secolo, e documentano non solo tutte le fasi produttive, ma anche l'evoluzione delle tecniche, degli strumenti e dei materiali impiegati per la tessitura e filatura, svolgendo dunque un importante ruolo didattico e conservativo. Il Museo, cui nel 1997 hanno fatto seguito la nascita della Fondazione Chierese per il Tessile e (nel 1998) la Biennale "Trame d'Autore", ha sede nei locali dell'antico Opificio Levi (Via Demaria 10, Chieri) ma è allo studio lo spostamento nei locali già  sede del cotonificio Tabasso, i cui ampi spazi permetteranno di esporre pezzi ora relegati nei magazzini.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono state fornite dal fondatore del Museo, Armando Brunetti, e tratte dal pieghevole in distribuzione presso il Museo del Tessile.

Per informazioni sugli orari e per prenotare visite, contattare:
Fondazione Chierese per il Tessile
Via Demaria, 10 - 10023 Chieri, tel. 011.9427421
 www.fondazionetessilechieri.com

2003


 

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