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99 click + 1 - 2009

 99 click + 1

Fotografie, storie di incanti
Fino al 26 settembre 2009
Asti, Fondo Giov-Anna Piras

 

Ad Asti, quello che fu il magazzino dello storico Birrificio Metzger ospita ora un'associazione culturale voluta dall'artista Flavio Piras che l'ha intitolata alla memoria della madre Giovanna e della sorella Anna e in cui è custodita una collezione eclettica che include pittura, fotografia, design, libri, dischi e persino vini tra i più pregiati al mondo.
L'Associazione Fondo Giov-Anna Piras ha organizzato già diverse mostre di prestigio fra le quali, nella primavera 2007, “99 cent$” che, attraverso l'esposizione di imagini particolarmente famose e rappresentative intendeva mostrare l'affermazione della fotografia come arte oggetto quindi di un mercato e in grado di raggiungere quotazioni molto elevate, e la sua evoluzione nei due filoni principali di fiction e daily photography, vale a dire di immagine come interpretazione e creazione oppure rappresentazione del reale. Il fotografo diventa quindi individualissimo portatore di chiavi di lettura e stili che erano stati appannaggio di pittori e scultori.
Di quella mostra è erede diretta “99 click + 1”, presentata in anteprima all'ultima Fiera del Libro di Torino ed ora visitabile nella sede di Asti dove resterà fino al 26 settembre per poi proseguire in varie destinazioni.
Parlare di cento capolavori della fotografia moderna significa che sarà possibile vedere le stampe originali delle fotografie più famose e riprodotte al mondo: c'è l'immagine di Alberto Korda che trasformò un ritratto di Che Guevara in un'icona senza tempo; i Funerali di Gandhi, di Henry Cartier-Bresson; il celeberrimo Bacio all'Hotel de Ville, di Robert Doisneau. C'è Diane Arbus, la fotografa dei personaggi estremi, o delle situazioni inquietanti perché si intuisce che il perturbante è in agguato appena sotto la superficie della (quasi) normalità, come nel caso della foto in mostra, Gemelle, del 1967; e ci sono le distorsioni di André Kertész. C'è la Venezia di Gianni BerengoGardin e c'è la Beirut di Gabriele Basilico. La Beat Generation e i reading di Allen Ginsberg, qui presente davanti e dietro l'obiettivo; il genio maledetto di Mapplethorpe e l'erotismo di Helmut Newton. E poi Man Ray, Fontana. Sottsass, Rodchenko e Avedon.
C'è la grandissima Margaret Bourke-White, la fotografa delle grandi opere del New Deal rooseveltiano – sua la foto della Peck Dam che campeggia su una celeberrima copertina di Life poi immortalata anche in un francobollo; fu lei il primo fotografo occidentale a varcare i confini dell'Unione Sovietica e la prima donna corrispondente di guerra. Fu anche fotografa della Depressione, e in particolare delle vittime della grande siccità e delle condizioni delle popolazioni del sud degli Stati Uniti negli anni Trenta.
Sua contemporanea, e altrettanto grande, è Dorothea Lange, alla quale si deve Migrant Mother (1936), anch'essa in mostra, l'immagine che da sola è in grado di dire più di ogni testo critico o saggio storico sulla Grande Depressione e il suo impatto sulle vite di milioni di persone.
E c'è la foto più celebre del più grande di tutti, La morte del miliziano del fotografo ungherese Endre Emö Friedmann, noto al mondo come Robert Capa.

Fondo Giov-Anna Piras
Via Brofferio 80, Asti
Orario
Da Martedì a Sabato ore 10-12:30, 15:30-19:30
Info
Tel. 0141 352111
www.fondopiras.com
Ingresso libero

 


 

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