Testata Piemonte-Magazine.it
Versione Italiana del Sito Versione Inglese del Sito Logo Archivio Piemonte Mese

Segnala questo articolo

Il Museo dell'Automobile di Torino - 2003

MUSEO DELL'AUTOMOBILE
"Carlo Biscaretti di Ruffia" a Torino


Michelangelo Carta 2003

 

Quando, nel neanche troppo lontano 1932, Roberto Biscaretti di Ruffia e Cesare Goria Gatti ebbero l'idea di fondare un museo dedicato all'automobile, questi due autentici pionieri del motorismo forse non erano pienamente consapevoli di quanto la loro idea fosse innovativa. 
(foto: esemplare del 1916 della Ford T, l'auto che "mise l'America su quattro ruote" )
Negli anni Trenta, in Italia, pochi potevano permettersi un'automobile, che quindi era più uno status symbol che un mezzo di trasporto funzionale. Tuttavia, forse proprio per la sua esclusività  l'auto si era già  guadagnata un posto importante nell'immaginario collettivo: le maestose berline e le lussuose, arroganti torpedoostentate da aristocratici e divi del cinema facevano sognare migliaia di persone; e i bolidi che si sfidavano in corse leggendarie come la Targa Florio o la Mille Miglia diedero fama imperitura ai loro spericolati piloti: Maserati, Borzacchini, Varzi, Nuvolari. Anche più straordinaria fu la rapidità  del processo che nel volgere di pochi decenni fece dell'automobile il fulcro di una profonda trasformazione economica e sociale. Perciò, dedicare un museo all'automobile voleva dire aver compreso non solo l'importanza e la portata di un'invenzione, ma anche la suadefinitività . Aver compreso, cioè, che l'automobile avrebbe avuto un ruolo sempre più importante nella vita di moltissime persone, sia per la sua utilità  come mezzo di trasporto e strumento di lavoro; sia, e forse più, per quanto poteva a sua volta generare in termini di occupazione, ricerca e avanzamento tecnologico e produttivo. Del resto, proprio in quegli anni Torino si stava definitivamente affermando come capitale dell'auto in Italia, con un'industria in costante espansione e un moltiplicarsi di aziende, dalle grandi fabbriche alle boite di alto artigianato che costruirono vetture leggendarie come la Diatto, la Itala, la Spa, l'Aquila Italiana, ed altre ormai largamente dimenticate, ma non meno importanti - Temperino, Ceirano, Fod, Chiribiri (proprio su una Chiribiri fece il suo esordio Tazio Nuvolari) e così via. 
(Foto: Fiat HP, la prima automobile costruita, nel 1899, dall'appena fondata Fiat. Quello esposto è uno dei due soli esemplari rimasti)
Le buone prospettive di un museo dell'automobile furono confermate dal successo di una mostra retrospettiva organizzata nell'ambito del Salone dell'Automobile tenutosi in quello stesso 1932 a Milano e curata dal Direttore dell'Automobile Club Torino, Giuseppe di Miceli, e da Carlo Biscaretti di Ruffia, figlio di Roberto. Sull'onda di questa affermazione, il Comune di Torino concesse, come sede provvisoria, alcuni locali all'interno dell'appena costruito Stadio Comunale. Il Museo dell'Automobile, inaugurato nel 1939, è dunque uno dei più antichi del suo genere al mondo. Sin dall'inizio, la collezione non comprendeva soltanto automobili, ma anche un ricco archivio: documenti, disegni, pubblicazioni, progetti e altro ancora.

Nella sua prima sede, il museo riuscì a superare il periodo bellico, pur subendo seri danni soprattutto alla parte documentale e bibliografica, e nel dopoguerra continuò ad arricchirsi grazie all'opera instancabile di Biscaretti. 
(Foto: Temperino 8/10 del 1920, che in vgersione sportiva vinse diverse competizioni)
Figura poliedrica di illustratore, disegnatore tecnico, scrittore e umorista,Carlo Biscaretti di Ruffia nacque a Torino nel 1879 da famiglia aristocratica e fu uno degli artefici del motorismo piemontese e italiano. Era pittore di buon talento, ma era anche irresistibilmente attratto dal nuovo mondo dell'automobile: nel 1899 fu tra i fondatori della FIAT e, in quegli stessi anni, dell'Automobile Club Torino (poi Automobile Club Italia). Dopo la laurea in giurisprudenza si dedicò completamente alle automobili, prima dirigendo filiali di vendita a Genova, Torino e Roma, poi, come disegnatore e progettista, illustrando cataloghi di pezzi di ricambio e specializzandosi nel disegno esploso, di cui ha lasciato autentici capolavori. Del suo talento artistico e umoristico il Museo conserva ed espone molte tavole caricaturali di grande immediatezza comunicativa che si fanno garbatamente beffa di vizi e vezzi degli automobilisti di un tempo, straordinariamente simili a quelli contemporanei, o interpretano in chiave «automobilisticaâ» episodi del mito e della storia - dal Cavallo di Troia al passaggio del Rubicone, da Annibale sulle Alpi ai tornei medievali, e così via. Fu grazie al suo lavoro che, nel 1956, fu deciso di dare una sede permanente al Museo. Il progetto, frutto della collaborazione fra gli Enti pubblici, la famiglia Agnelli ed altri industriali dell'auto, della gomma, del petrolio e del settore bancario, prevedeva la costruzione ex novo di un edificio destinato ad ospitare le collezioni, su un lotto di terreno concesso dal Comune di Torino in Corso Unità  d'Italia. 
Realizzato fra il 1958 e il 1960, il museo è uno dei pochi in Italia a vantare una sede appositamente costruita. È opera dell'architetto Amedeo Albertini, e si compone di due fabbricati paralleli uniti da maniche di collegamento, sostenute dai caratteristici pilastri inclinati. Architettonicamente, l'edificio tiene conto sia della naturale inclinazione del terreno verso il Po, sia delle esigenze espositive: la sua celebre facciata convessa è una immensa vetrata che regala una vista spettacolare sul fiume e sulla collina torinese ed enfatizza il senso dello spazio e della luce, per rendere sempre evidente il collegamento con l'esterno, ossia l'ambiente destinato all'auto. 
Riconosciuto con Decreto del Presidente della Repubblica nell'ottobre 1957, il Museo Nazionale dell'Automobile fu inaugurato il 3 novembre 1960 ed intitolato a Carlo Biscaretti di Ruffia, morto nel settembre 1959. 
(Foto: Cadillac anni '40)
Il Museo, che giuridicamente è un'Associazione privata, conserva oltre centosettanta esemplari originali, su una superficie espositiva di circa diecimila metri quadrati articolata su tre livelli e un percorso di visita di circa un chilometro e mezzo attraverso il quale si può ricostruire oltre un secolo di locomozione a motore. 
La collezione vanta pezzi di assoluto rilievo storico e di antiquariato automobilistico, in alcuni casi addirittura unici: veicoli di ottanta marche diverse provenienti da Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Spagna, Polonia e Stati Uniti. Sono presenti in collezione vetture elettriche, a vapore, a scoppio e persino elettrosolari; vetture da record, sportive, di Formula Uno, da rally, da turismo, monoposto, biposto, da rappresentanza; con carrozzerie Duc, Vis-à -Vis, Coupé de Ville, Landaulet, Torpedo, Berlina, Berlinetta, Siluro.

È un elenco notevole, ma pur sempre un elenco. Se invece andiamo a curiosare, anche brevemente, al suo interno, avremo modo di fare interessanti riflessioni e scoperte sorprendenti.
Foto: Packard Super Eight 1501 del 1937. Era una delle più fastose auto americane, e rivaleggiava in classe ed eleganza con i più famosi modelli europei degli anni Trenta.
Vedremo la preistoria dell'auto incarnata da veicoli a tre o quattro ruote, autentiche carrozze a motore (e, in precedenza, a vapore) con lumi a gas, ottoni luccicanti e carrozzerie in legno: i risultati possono apparire buffi o bizzarri, ma testimoniano una continua ricerca, la sperimentazione di nuove forme, materiali e tecnologie, e una perizia artigiana senza pari, in gran parte perduta con la meccanizzazione delle fasi produttive. Ammireremo la prima vettura prodotta dalla Fiat nel 1899 e le più antiche Peugeot, Renault, Benz, Citroên... 
Similmente, dire che tutta la storia dell'auto è rappresentata nel museo è vero, ma riduttivo. C'è il fascino di vetture che fanno rivivere le emozioni delle grandi corse: la Itala che vinse la Pechino-Parigi nel 1907 percorrendo sedicimila durissimi chilometri in sessanta giorni, ed infliggendo ben venti giorni di distacco alle avversarie; e poi Alfa Romeo, Lancia, Bugatti, Cisitalia, Maserati, Ferrari: le vetture di ieri guidate da Ascari e Fangio, e le F1 di Gilles Villeneuve e Schumacher. 
Il Museo espone anche un esemplare dell'automobile più importante di tutti i tempi: stiamo parlando della Ford T, l'auto che nel 1908 segnò l'inizio della produzione serializzata contribuendo in modo determinante allo sviluppo della grande industria automobilistica e petrolifera americana. La lavorazione in serie abbatteva i costi di produzione: nel 1914, al prezzo di 490 dollari, una Ford T costava un quarto delle vetture fabbricate soltanto dieci anni prima, e con la diffusione dei sistemi di pagamento rateale questa utilitaria divenne la prima vera auto di massa. Ne furono fabbricati ben quindici milioni di esemplari ed uscì di produzione solo nel 1927. 
Altre vetture richiamano suggestioni avventurose e atmosfere d'altri tempi: il lusso sconfinato di Rolls Royce, Bentley, Hispano-Suiza, il fascino sinistro e gli orridi richiami di una Mercedes del 1937, la vistosa bellezza di una Packard degna di Al Capone o di Rockefeller. La Cadillac in cui si rispecchia l'opulenza degli anni Cinquanta americani, e la Fiat Seicento che incarna invece il "miracolo italiano". Infine, un pezzo che da solo vale la visita: una meravigliosa Isotta Fraschini del 1929, con filettature argentate e, sugli sportelli posteriori, le iniziali "N.D.". Cioè Norma Desmond, la folle diva del muto interpretata da Gloria Swanson in Viale del Tramonto, il cult-movie del 1950. Per i cinefili, semplicemente imperdibile.


Informazioni utili
Il Museo vanta anche una ricca Biblioteca e un Centro di Documentazione specializzato con emeroteca e fototeca, a disposizione di studiosi e appassionati su appuntamento. 
Oltre al consueto aggiornamento e arricchimento dell'esposizione, è prevista, a breve e medio termine, una globale riorganizzazione dell'allestimento in chiave interattiva e multimediale per rendere ancora più evidente l'importanza di un oggetto che, nel giro di cento anni, ha radicalmente cambiato la nostra vita. Ambientazioni, scenografie e ricostruzioni restituiranno al visitatore, dal più appassionato al più giovane o distratto, il sapore dell'epoca alla quale gli oggetti-automobili appartengono. A lungo termine, invece, è allo studio una ristrutturazione che aumenterà  lo spazio espositivo, consentendo di ampliare ulteriormente la collezione e di riservare interi settori alle vetture del futuro. 
Negli ultimi dieci anni il Museo ha ospitato e organizzato oltre cinquanta mostre temporanee: dal design alla fotografia d'autore, dal modellismo all'antiquariato, dall'arte alla fantascienza, dalla didattica all'evoluzione tecnologica, oltre ad esposizioni monografiche dedicate a vari aspetti del mondo dell'automobile. Con un moderno e assai attivo Centro Congressi, un auditorium da 400 posti, ampi spazi per buffet, pranzi e stand, oltre a un vasto parcheggio interno (150 posti macchina gratuiti), il Museo è un centro culturale di grande vivacità . Durante gli orari di apertura sono in funzione anche un bookshop nell'atrio, e una caffetteria al primo piano. 

Foto Lucilla Cremoni

 


 

 


 

CERCA NEGLI ARTICOLI
Ci sono 2040 articoli

13. Fra avanguardia e New Orleans

Pan e Pera - Autobiografia di Ugo Manera - 2003

Carema

12. Troppo pochi denari ...

La merenda sinoira - di Gian Carlo Roncaglia

Il Santuario di San Magno

11. Jazz e Movimento

6. Arazzeria

La Palazzina di Caccia di Stupinigi

5. Il Bandera

Dalla villeggiatura alla clandestinità - 2002

10. Ancora stelle allo Swing

4. Uncorking

3. Serving order

2. Serving Temperature

1. Saper Bere - by Giancarlo Lercara

Truffles

Rice

4. Passamaneria

3. Sartoria