Francesco Barrera
I SETTE FORTI DI EXILLES
Metamorfosi architettonica di un complesso fortificato.
Ed. Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi" - Cai-Torino, 2002, 336 pagine, € 30
Presentato a Palazzo Barolo a maggio 2002, questo libro rappresenta il coronamento di un lavoro e di una passione che Francesco Barrera, docente presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e coordinatore del restauro e recupero del Forte di Exilles, coltiva sin dai tempi della tesi di laurea. La pubblicazione è il frutto di una meticolosa ricerca in Italia e all'estero, che ha portato alla raccolta di una documentazione straordinaria per mole e importanza ed ha reso accessibili ad altri studiosi materiali in precedenza dispersi in una miriade di archivi e biblioteche. La documentazione d'archivio, le mappe e planimetrie militari, i disegni eseguiti nel tempo a scopo illustrativo ma anche strategico e di spionaggio: tutto questo è fondamentale per ricostruire la storia di una struttura che non può essere
studiata con criterio archeologico, per il semplice fatto che non esistono "reperti", essendosi Exilles evoluta su se stessa; essendo, in una parola, rimasta viva e attiva nel corso di molti secoli. Lo studio di Francesco Barrera inizia proprio dal problema delle origini. L'importanza della Valle della Dora quale luogo di transito e corridoio commerciale e strategico verso il valico del Monginevro, e la presenza di una formazione rocciosa al centro della stretta di Exilles, portano alla logica supposizione che sin dai tempi assai antichi fossero state erette in questo luogo strutture fortificate o di sbarramento. Tuttavia, per il periodo anteriore al 1155, anno a cui risale il primo documento in cui si parla espressamente di Exilles, si può solo estrapolare dalle nostre cognizioni storiche e da riferimenti alla Tour de César e a "Murs fait par les Romains". Dal XII al XVI secolo, i documenti che parlano di Exilles si fanno più consistenti, ed è possibile avanzare ipotesi più circostanziate, che il libro delinea con abbondanza di riferimenti a fonti primarie e secondarie. È dall'assetto cinquecentesco del forte che Barrera fa partire la sua trattazione; vale a dire, dalla prima rappresentazione iconografica specifica del forte allegata alla sua descrizione da parte di un funzionario del governatore del Delfinato, di cui Exilles faceva parte. Il libro quindi si occupa, come dice il titolo, dei sette forti di Exilles, vale a dire delle sette strutture che si sono succedute in questo luogo, portando alla continua trasformazione del forte che ha dovuto tener conto del mutare della tecnologia militare, delle esigenze strategiche e dell'evoluzione degli equilibri storico-politici. Dall'introduzione e perfezionamento dell'artiglieria, al mutamento di fronte quando il forte passò sotto il controllo
sabaudo, alla demolizione in età napoleonica alla successiva ricostruzione, Exilles ha subìto cambiamenti radicali, ma contemporaneamente tali cambiamenti sono sempre stati condizionati dalla necessità di adattarsi alla configurazione orografica del sito. Una sfida che gli architetti che si sono occupati del forte hanno sempre affrontato in modo eccellente, riuscendo a «coniugare la difficile sintesi tra "fortificazione per arte" e "fortificazione per natura". A un testo chiaro e documentato, utile tanto allo specialista quanto al semplice appassionato, il libro affianca una grande quantità di immagini e tavole, talvolta autentiche rarità che dimostrano anche, se ve ne fosse bisogno, la maestria dei disegnatori di un tempo anteriore alla fotografia. È un vero peccato che l'impaginazione non dia il giusto risalto (riducendola eccessivamente e rendendola quindi poco leggibile) alla splendida tavola sinottica in scala che mostra gli assetti principali della struttura dal Cinquecento alla ricostruzione ottocentesca.
Michelangelo Carta