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5. I nuovi ceramisti delle valli

CERAMICA IN PIEMONTE
Orlando Perera

I NUOVI CERAMISTI DELLE VALLI

Fin qui abbiamo scritto di un passato che si cerca con alterna fortuna di mantenere in vita. Ma non bisogna credere che l'attività  della ceramica in Piemonte sia solo una difesa della memoria. In provincia di Cuneo, e in alcune valli torinesi, si colgono interessanti fermenti di ricerca, d'attenzione al futuro, che vale la pena registrare. Anche qui, beninteso, la ceramica ha una storia remota, si sono trovati pezzi del Neolitico, antichi di novemila anni. Ma per tutto il Medioevo e l'Età  moderna, il sistema produttivo è rimasto sostanzialmente invariato. Piccoli artigiani che rifornivano l'esiguo mercato locale. Poi, ancora una volta, la svolta del Novecento e della modernità  è fatale. Già  negli anni Venti quasi tutte le botteghe di fondovalle sono scomparse, sostituite dagli stabilimenti di pianura, dove nastri trasportatori e stampi sostituiscono i torni. Tuttavia l'arte della ceramica non scompare del tutto, resta come un fiume carsico nella memoria, forse nel gusto di qualcuno che ne impedisce l'oblio. Dopo la seconda Guerra Mondiale, i fratelli Balmas, cresciuti alla scuola di Castellamonte, riprendono la produzione della ceramica piemontese nel loro gran forno a legna di Rifreddo, in Valle Po. I Balmas girano a vendere le loro terrecotte per fiere e mercatini e la produzione può ripartire, senza temere la concorrenza dell'industria. Dal loro laboratorio, per filiazione più o meno diretta, ne nascono numerosi altri. Quelli di Guido Monfalcone, Michelangelo Tallone, Franco Adamo, Lele Toselli, Guido Vigna. Invece Elio Garis (che fa anche vetro, pittura, grafica) va ad imparare l'arte all'estero, Adriano Antoniacomi addirittura in Nuova Zelanda per il Grés, Walter Dell'Anese ed Andrea Contri si formano frequentando le industrie ceramiche monregalesi o d'Albissola, Cristiana Ferrari ha imparato a Faenza. Un fermento d'iniziative e di ricerche, che s'accompagna all'attività  dei laboratori creati nelle scuole o delle strutture provinciali e statali impegnate contro handicap e malattie mentali.
Guido Vigna, pannello rakuLa fucina di questa sperimentazione è il laboratorio di Guido Vigna, classe 1955, a San Bernardo di Cervasca, dieci chilometri da Cuneo, verso la Valle Maira. Vi transitano artisti, artigiani, insegnanti, studenti e collezionisti, vi si tengono corsi di modellatura e smaltatura, mostre d'arte. Nel 1994, Vigna fonda l'Associazione Ceramisti Cuneesi, di cui fanno parte dieci ditte, e ne diventa Presidente. Il suo laboratorio è in un casolare ottocentesco, che è anche la sua abitazione, e che ha appena terminato di ristrutturare. Al centro del laboratorio, il forno speciale da lui studiato per la cottura di ceramiche e grès, sul modello antico. Intorno, su banchi e scaffali, vasi, piatti, sculture, statue bassorilievi, tinte tenui, sfumature raffinate, una serie d'oggetti che paiono a tutta prima familiari, ma svelano poi una natura incognita. Quello che Vigna ama davvero è un altro forno particolare, d'aspetto arcaico, che si trova all'aperto, nel giardino: un'irregolare cupola di materiale refrattario. Sembra un cumulo di macerie, invece è rivestito all'interno di fibra ceramica, la stessa che si usa per isolare le astronavi dal freddo cosmico. Serve per un complicato procedimento di cottura giapponese della ceramica, il Raku, espressione artigiana dello spirito Zen, che prende il nome da un'antica dinastia del Sol Levante. La tecnica Raku sta attirando molto interesse tra i ceramisti della nuova generazione, per i suoi affascinanti effetti cromatici e per il singolare aspetto delle sue vernici. Consiste nell'estrarre i pezzi incandescenti dal forno a mille gradi (ecco perché l'impianto è all'aperto) per sottoporli a diversi trattamenti. I vasi sono messi in una buca per mezz'ora, gli si fa prendere aria in certi punti, in altri no (ossidazione o riduzione), li si copre si segatura, oppure si bagnano. Alla fine si ottengono in modo imprevedibile craquelures, puntini, ribolliture, sbavature di colore, lustri metallici. Difetti che in un piatto di serie sarebbero inaccettabili diventano potenti mezzi espressivi, solo in parte controllati dal ceramista. Un modo di entrare in armonia con la terra, l'acqua, il fuoco. Alcuni vasi Raku sono decorati con la tecnica nostrana dell'ingobbio: si stende una terra di colore su una terra di un altro colore, la differenza sarà  esaltata dalla cottura. Il decoro può anche essere graffito. Vigna ha appreso questi segreti da maestri inglesi, francesi ed italiani, ad Urbino e Siena, e poi ha fatto molta ricerca. Le ceramiche Raku raccontano la poesia della natura. Bisogna assistere all'apertura del forno di notte, quando il maestro ceramista estrae con una pinza i vasi incandescenti, che risplendono nell'oscurità  come sortilegi. I vasi, mezzo sepolti nella terra, sfrigolano e lanciano bagliori nella notte, mentre la vernice si tinge e si crepa, secondo il capriccio del caso. Vigna con questa tecnica produce anche grandi bassorilievi, che espone nelle sue personali. Inutile aggiungere che per lui il Raku è la risposta ad un bisogno profondo, un mezzo per sanare la frattura fra passato e futuro.
Un altro notevole artista che ha subito il fascino del Raku è il pesarese Piero Della Betta, che tiene bottega ad Avigliana, nell'antica Via Porta Ferrata, piena d'ombre e di suggestioni. Da vent'anni dirige anche la locale Scuola Comunale per l'Arte Ceramica. La sua attività  artistica si distingue per il forte interesse verso il patrimonio artistico della sua zona. Il lavoro più significativo in questo senso è la riproduzione in formelle di alcuni particolari scultorei della celebre Porta dello Zodiaco della Sacra di San Michele, capolavoro dell'arte romanica. Il suo è un impegno anche sociale: parte del ricavato dalla vendita delle formelle va a contribuire ai costi d'illuminazione, manutenzione e restauro della Sacra. Di grande fascino la riproduzione con la tecnica Raku anche di alcuni reperti d'arte longobarda. Notevole, poi, oltre l'attività  artistica propriamente detta, il lavoro di documentazione paziente che Della Betta svolge con la moglie su affreschi, sculture, dipinti da tutelare. Scuola, ricerca, sperimentazione: Della Betta sembra seguire tutte insieme, con grande coraggio, le tre strade maestre per il rilancio dell'arte ceramica e dell'artigianato artistico in generale. Non lontano da Avigliana, a Bussoleno, nel centro storico, c'è la B&D Ceramiche. Non fanno Raku, ma ugualmente hanno raggiunto una forte identità  creativa, ispirandosi per le loro ceramiche agli antichi della Casa Aschieri, un palazzotto del XIII secolo, della vecchia Bussoleno. A Cuneo, Guido Vigna e gli altri hanno 

Michelangelo Tallone, Collisione

fondato l'Associazione dei Ceramisti, anche per tentare di colmare il vuoto culturale e legislativo che circonda chi, nel rispetto della memoria, si adegui ai tempi, e non cessi di cercare, sperimentare forme nuove di sopravvivenza. È una strada forse più coraggiosa di quella imboccata a Castellamonte, che in qualche modo si è data una continuità  produttiva, con le stufe ed il vasellame. La creatività  assoluta, tuttavia per sostenersi, deve anch'essa confrontarsi con il mercato. «Qualche volta, dopo aver fatto il mattino bassorilievi o statue, il pomeriggio salgo ancora sul tornioâ», dice Vigna, proprio mentre col piede aziona il tornio a volano, il sistema più antico, su cui sta foggiando un vaso. Sui suoi scaffali, un po' in disparte, si possono trovare stoviglie, qualche pignatta. Ma non è detto che vendere tazzine da caffè sia più facile che vendere una scultura. È il valore concettuale delle cose, di come si presentano all'immaginario del cliente. Un altro aspetto dell'irrisolto rapporto arte-artigianato, fra creatività  e utilità . I nuovi ceramisti si muovono fra questi due poli, da Walter Dell'Anese, che fa sola scultura artistica, allo Studio Potter che produce oggetti d'uso, ma anche complementi d'arredo e sculture. I confini sono labili, è arbitrario imprigionare questi artisti-artigiani in un settore definito. Una ceramica di Michelangelo Tallone ha vinto nel 1998 a Cuneo il premio di scultura Saccarello. Vigna ha trascorso due mesi in India, per seguire un corso di scultura nel bronzo, tenuto dai maestri Tamil. A sua volta tiene molti corsi ai numerosi appassionati che si dedicano alla ceramica in forma amatoriale. C'è anche, ma sono casi estremi, chi abbandona il lavoro per diventare ceramista. È un fatto che oggi si vendono più bassorilievi e sculture, che stoviglie. Forse, dovremo rivedere il nostro linguaggio, le categorie arte/artigianato non sono più adeguate, forse bisognerà  inventare un concetto nuovo che insieme le comprenda e le superi. 

 


 

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