CERAMICA IN PIEMONTE
VINOVO
una Meissen per i Savoia
Testi: Orlando Perera
Immagini: Enrico Formica
Anche il Piemonte dei Savoia ha avuto la sua manifattura di porcellane: la grandeur della nostra casa reale non poteva rinunciare uno dei segni distintivi delle grandi corti europee.
Prima del Settecento, la porcellana arrivava in Europa solo dal Lontano Oriente, dove un'antica tecnologia permetteva di produrre vasellame d'alto pregio commercializzato dalle Compagnie delle Indie. In Europa mancava infatti il caolino, materia prima fondamentale, che fu scoperto solo all'inizio del XVIII secolo e portò all'avvio della prima manifattura, a Meissen, poco lontano da Lipsia. Nel ducato di Savoia, la produzione di maiolica, ceramica fine appena un gradino sotto la porcellana, fu avviata già da Emanuele Filiberto nella seconda metà del Cinquecento. Ma il periodo aureo è il Settecento, grazie soprattutto alla bottega di Giorgio Giacinto Rossetti in Contrada di Po. Purtroppo l'impresa si concluderà in pochi anni e chiuderà i battenti già nel 1746. Altro esperimento importante fu quello di Francesco Ludovico Birago conte di Vische,

studioso e chimico valente, che nel 1765 fondò con alcuni soci una manifattura di porcellane nel castello di Vische, vicino a Ivrea. Difficoltà tecniche notevoli e insanabili contrasti tra soci portarono alla chiusura dopo appena quattro anni, ma restano alcuni pezzi d'alto pregio. Uno dei soci, Giovanni Brodel, vantando i maggiori crediti nel fallimento, si appropria di attrezzature e magazzino e con un nuovo socio, l'alsaziano Pierre-Antoine Hannong, ottiene da Vittorio Amedeo III la concessione gratuita del castello di Vinovo. Hannong è però uomo disordinato e inaffidabile, accumula debiti ingenti e nel 1780 viene espulso dallo stato sabaudo. È la volta del medico Vittorio Amedeo Gioannetti, che da tempo cercava di ottenere le regie patenti per la produzione di porcellana. Grazie alla sua competenza chimica elabora un impasto senza caolino (rarissimo in Italia) e ottiene ottimi risultati.
Gli anni tra il 1780 e il 1815 sono il periodo di massimo fulgore per le porcellane di Vinovo. L'ottima qualità dell'impasto e l'alto contenuto artistico dei manufatti pongono la produzione ai massimi livelli della porcellana europea settecentesca. I pezzi più rappresentativi sono piatti, vassoi, brocche, vasi, tazzine, caffettiere e statuine di popolani: spazzacamini, contadini, venditori. I colori predominanti sono un rosso caldo e un bellissimo turchese. Tutti gli operai della fabbrica dovevano giurare di non divulgare i segreti della lavorazione, e non potevano abbandonare il lavoro senza autorizzazione del re. La produzione, fortemente rallentata negli anni dell'invazione francese, si riprende dopo il 1814, ma ormai Gioannetti ha 85 anni. Qualche anno dopo la sua morte, la vedova sposa Giovanni Lomello, già capo-modellatore nella manifattura, che purtroppo non ha la competenza tecnica del Gioannetti. La produzione, esaurito il vecchio magazzino, presto decade e cesserà per sempre nel 1824. Quello che poteva essere uno dei grandi marchi della porcellana mondiale è scomparso nel nulla.