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Da Avondo a Zorio - PROROGATA

DA AVONDO A ZORIO
1880-1915
Fino al 19 febbraio 2009
Settimo Torinese, "La Giardiniera" 

PROROGATA FINO AL 28 MARZO

 

 

Il 19 novembre si è inaugurata a Settimo la prima tappa di una rassegna suddivisa in tre successivi momenti espositivi e dedicata all'arte piemontese degli ultimi centocinquant'anni. Il primo si concentra sul periodo fra il 1880 e la I guerra mondiale; il secondo coprirà il periodo fra le due guerre, e il terzo quello dal 1945 a tempi recenti. La prima delle mostre, dal titolo Da Avondo A Zorio, 1880-1915, presenta una settantina di opere di oltre cinquanta artisti che rappresentano sia la continuità e continuazione delle tendenze ottocentesche sia la tensione verso nuovi orizzonti di ricerca artistica. Ci sono il paesaggismo e il verismo sociale di fine Ottocento, il divisionismo e il simbolismo liberty.
La scelta del 1880 come momento di inizio del percorso cronologico della mostra non è stata casuale: è nel 1880 che a Torino si allestisce una grande esposizione in cui, nonostante i criteri di assegnazione dei premi continuino a privilegiare la pittura di soggetto storico e celebrativo, si assiste all'affermazione di una nuova tendenza verista sia nella scelta dei soggetti sia nella loro interpretazione. Sulle orme di Fontanesi e della cosiddettta Scuola di Rivara si sviluppa una tendenza che ebbe fra i suoi maggiori protagonisti Francesco Delleani e Vittorio Avondo.
La mostra si apre proprio con un lavoro di Avondo, Nelle pianure di Ardea, mentre di Lorenzo Delleani è esposto Temporale vicino. E poi lavori di Guarlotti, Tavernier, Gays, Rho, Cavalleri ed Enrico Reycend. E Giuseppe Pellizza da Volpedo, di cui è esposto un cartone per il suo celeberrimo Il Quarto Stato, la grande tela che è ormai un'icona del XX secolo e che all'epoca fu aspramente avversata non per questioni artistiche, ma perché i conservatori ci vedevano una sovversiva esaltazione del socialismo. Nel 1902, l'Esposizione Internazionale di Arti decorative al parco del Valentino fece emergere il simbolismo idealizzante e lo stile liberty, e poi le suggestioni simboliste di scultori come Bistolfi e Rubino e di pittori quali Bonatto Minella (in mostra La figlia di Sionne), Carpanetto (di cui è esposto Riposo nel Parco) e Reviglione (presente con Zingaresca), oltre naturalmente al Casorati degli anni '10 (che però in quel periodo era a Verona). La mostra offre anche esempi di importanti esperienze divisioniste e futuriste come Cesare Bertea (I buoi), Marco Calderini (Lungo le rive del Po), Giuseppe Cominetti (Lussuria), Cesare Ferro (Silenzio), Carlo Follini (Cavalleggeri), Cesare Maggi (Riva del Carbon). Ma non manca Giacomo Grosso, che, affermatosi negli anni 1884-85, soprattutto negli anni successivi alla prima guerra mondiale divenne il baluardo della pittura accademica strenuamente contraria a ogni innovazione. Praticamente, l'esatto contrario di Felice Casorati, ma comunque un artista dotato di grande perizia tecnica che ne fece uno dei ritrattisti più richiesti e di maggior successo fino alla sua morte, avvenuta nel 1936. Di Grosso sono esposti una Natura morta con pesci, le Figure nella neve e un Ritratto di bambina.
La mostra è realizzata dalla Città di Settimo Torinese, dall'Associazione Ligure e Piemontese Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea e dalla Fondazione Esperienze di Cultura di Settimo, con il contributo della Regione Piemonte.

Da Avondo a Zorio
Fino al 19 febbraio 2009

Casa delle Arti e dell'Architettura "La Giardinera"
Via Italia, 90b, Settimo Torinese

Orario
Martedì-venerdì ore 15-18
Sabato e domenica ore 10-18

Ingresso libero


 

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