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Il Santuario di Vicoforte

IL SANTUARIO DI VICOFORTE 

Testo Franco Caresio
Foto Lucilla Cremoni

 

 

La provincia di Cuneo ospita uno dei principali luoghi di culto e mete di pellegrinaggio della regione, ilSantuario di Vicoforte, o, più propriamente, ilSantuario Basilica del Monte Regale di Vicoforte, cittadina nella piana cuneese a pochi chilometri da Mondovì. 
Il luogo ha una storia affascinante.
In epoca medievale vi sorgeva un modesto pilone affrescato con un'immagine della Madonna col Bambino. Alla fine del Quattrocento, durante una battuta, un cacciatore colpì erroneamente proprio l'immagine della Vergine. Sconvolto, appese l'archibugio al pilone (l'arma è tuttora conservata nel Santuario) e si adoperò, con preghiere e raccolte di fondi, per la riparazione del danno e l'espiazione del peccato. In breve tempo l'immagine e la cappelletta acquisirono anche fama di luogo miracoloso, attirando un flusso crescente di pellegrini, fra i quali il duca Carlo Emanuele I di Savoia. 
E fu proprio il duca Carlo Emanuele I a ricorrere ad Ascanio Vitozzi per un grandioso progetto, il primo destinato a proiettare la magnificenza e la potenza della dinastia sabauda al di fuori dell'area urbana torinese. Nel pensiero del duca sabaudo c'erano anche, sicuramente, ragioni politiche e dinastiche: dare testimonianza della raggiunta grandezza sabauda e costruire un "santuario dinastico" da destinare alle sepolture e alle tombe dei Savoia. Progetto, quest'ultimo, solo in parte attuato e presto accantonato per le nuove scelte indirizzate alle cripte di Superga. 
Nella primavera del 1596, Ercole Negro di Sanfront aveva elaborato il primo progetto, che però non aveva convinto la corte, ed era stato sostituito, entro il maggio dello stesso anno, da un altro progetto di Ascanio Vitozzi che sull'enorme pianta ellittica del santuario innestava quattro grandi cappelle diagonali che nel pensiero del duca avrebbero dovuto ospitare le tombe sabaude. Le sue architetture tardo manieristiche sono ben individuabili nella struttura di base del santuario. 
Molto presto tuttavia dubbi, ripensamenti e difficoltà anche di ordine finanziario rallentarono per tutto il Seicento il grande cantiere. L'attività riprese parzialmente nel 1701 e poi più decisamente negli anni Venti con Francesco Gallo, architetto nato a Mondovì nel 1672, che portò a compimento la cappella laterale di San Benedetto, destinata a cappella funebre della duchessa di Mantova, e soprattutto cominciò a pensare come concludere il cantiere che intanto era giunto sino al cornicione superiore, ancorandosi alle parti elevate dal Vitozzi ed elevando un sistema di otto robusti contrafforti radiali, rastremati nella parte finale. Tra i contrafforti si aprono grandi finestre rettangolari, a gruppi di tre, e al di sopra corre la fascia continua di una cornice a mensole, poi una prima cornice a riquadri e quindi una seconda cornice aperta da finestre circolari.
Nel 1728, dopo un lungo consulto sul posto con Juvarra, si comincia a costruire la colossale incastellatura-ponte destinata a permettere la costruzione della cupola che viene "voltata" nel 1731, tra molte apprensioni e incertezze sulla sua tenuta e con il timore, presente nei documenti del tempo e in alcune lettere dei fabbricieri del santuario, che possa crollare rovinosamente al momento del disarmo. 
Il capolino, anch'esso elegantissimo e aperto da finestre rettangolari, centinate e rotonde, è realizzato entro il 1733. Il risultato è la straordinaria cupola ad ellissi più grande del mondo, con l'asse maggiore di 37,15 metri e quello minore di 24,80 metri, ardito capolavoro anche per l'impegno tecnico. 
Anche gli affreschi che coprono l'enorme cupola sono un primato, perché il ciclo pittorico copre oltre seimila metri quadrati di superficie ed è il più grande che esista a tema unico, dedicato alla Vergine, alla sua assunzione e glorificazione in cielo. Dopo un fallito esperimento del quadraturista Pietro Antonio Pozzo, dal 1745 vi lavorano, per le figure, il veneto Mattia Bortoloni (di scuola del Tiepolo, vi porta tutta la leggerezza e la luminosità dei valori cromatici veneziani), e il parmense Giuseppe Bibbiena, coadiuvato dal quadraturista Felice Biella, pavese, per le decorazioni. 
Mentre vengono eseguiti gli affreschi della cupola, nel 1749 Francesco Gallo disegna il progetto del grandioso baldacchino in marmi policromi che, al centro del santuario, è destinato inglobare l'antico pilone votivo con l'effigie della Vergine, da sempre conservato con estrema cura. Il baldacchino-altare centrale sarà  portato a termine, dopo la morte del Gallo, da Bernardo Antonio Vittone, con l'intervento anche di Francesco Ladatte e Andrea Boucheron, autori della grande teca centrale, in argento e bronzo, che racchiude l'affresco quattrocentesco della Madonna con Bambino.
Come raggiungere il Santuario
Autostrada Torino-Savona, uscita Niella Tanaro, Strada Provinciale 60 per S. Michele Mondovì-Vicoforte.

 

Dista da Torino circa 93 km.

 

 


 

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