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Ivrea

 

IVREA
scheda di Donatella Andriolo

Ivrea, la piccola cittaduzza amata da Guido Gozzano, è stata posta a guardia di un ampio anfiteatro morenico. La fondazione è fatta risalire al 100 a. C., come baluardo romano contro i Salassi, i primi abitatori del Canavese. Per i Romani è Eporedia, toponimo che qualcuno fa risalire alla fusione dei due termini epo (cavallo) e redia (carro) e che rispecchierebbe le doti di domatori di cavalli dei suoi abitanti, che ancora si chiamano eporediesi. Nell'Alto Medioevo diventa capitale di un Ducato longobardo, fino al 754 quando, con la sconfitta del re Astolfo da parte di Pipino il Breve diventa importante abitato del regno Franco. Con Carlo Magno entra a far parte del Sacro Romano Impero come centro di contea; nell'825 Lodovico, figlio di Carlo Magno, vi fonda uno Studium (università ). Dal IX secolo (889) è capitale della Marca d'Ivrea o d'Italia ed accresce la sua importanza sotto il vescovo Warmondo, re Berengario II (re d'Italia negli anni 950-960) e re Arduino (re d'Italia tra il 1002 e il 1013). 
Dopo essere stata dei conti Biandrate, del conte Guglielmo VII di Monferrato nel 1266 e poi di Carlo d'Angiò nel 1270, diventa una prima volta possedimento dei Savoia nel 1313 sotto Amedeo V, entrando definitivamente a far parte della casa sabauda nel 1356. Dal 1536 al 1559, come tutto il Ducato di Savoia, passa al controllo spagnolo e francese; nel 1704 cade ancora sotto l'egemonia francese, alla quale si lega ancora con Napoleone nel 1796 e nel 1800. Ritorna al regno sabaudo nel 1814.
Della Eporedia romana rimangono i resti dell'Anfiteatro di tarda età  imperiale. La usuale forma ellissoidale ha misure notevoli con capienza che superava i 10.000 spettatori; di esso rimane la Cavea, un corridoio che si collega con il centro dell'arena, le fondazioni del podio. I ritrovamenti ci testimoniano una decorazione ad affreschi in stile pompeiano con uccelli, maschere ed architetture. Dell'impianto medievale della cinta di mura e della divisione in Terzieri (Città , San Maurizio e Borgo) nulla rimane se non qualche traccia nella divisione in parte alta e parte bassa. Alcune tracce però si possono rilevare: la Casa della Credenza, un edificio del XV secolo con il portico utilizzato come luogo di riunione dei Credendari, i consiglieri comunali; le Porte Toupe, in via Marsala, che costituiscono la testimonianza degli antichi portici e delle botteghe aperte sulla piazza del mercato; il Ponte Vecchio, passaggio obbligato sulla Dora Baltea per chi proveniva da Torino diretto nel Canavese sudoccidentale, e che funzionava da barriera per il pagamento del pedaggio.
Continuiamo la nostra breve esplorazione della città  dalla Piazza Castello o Piazza del Duomo, su cui si affacciano due dei monumenti principali della città , appunto il Duomo e il Castello.
Il Duomo si presenta con facciata neoclassica del 1854: quattro alte colonne sormontate da timpano con statue. La sua storia risale al IV secolo con una prima chiesa costruita sopra un tempio; l'edificio successivo (X secolo) viene distrutto a metà del Settecento: della parte originaria rimangono la cripta, il tiburio ottagonale e i due campanili absidali con monofore e bifore. L'interno è a croce latina a tre navate ed è coperto da cupola ellittica; vi sono conservate opere notevoli della produzione artistica piemontese: una pala raffigurante la Madonna con Santi di Claudio Beaumont in una cappella laterale sinistra; due tele di Defendente Ferrari: una Adorazione con Bambino (1521) e una Natività con S. Chiara e Monache (1519) rispettivamente nella prima e nella seconda sacrestia. Accanto al Chiostro capitolare, di carattere romanico-lombardo, che si colloca dietro al Duomo, ci si imbatte nella mole del Castello. Iniziato da Amedeo VI di Savoia (il Conte Verde) nel 1358, a scopo difensivo, nella parte alta della città , ha pianta quadrata impostata intorno ad un cortile, con quattro torri circolari agli angoli. La torre maggiore, utilizzata come polveriera, nel 1676 è stata mozzata da una violenta esplosione causata da un fulmine. Dal XVIII secolo al 1970 il Castello ha svolto la funzione di carcere. Importante la Casa degli Stria, accanto all'ex Convento di S. Francesco, dove Amedeo VII, il Conte Rosso, mette fine al movimento del Tuchinaggio (movimento popolare di rivolta contro le iniquità  delle tasse) con la firma di un accordo nel 1391.
Di rilievo sono anche la Chiesa di S. Bernardino, con il ciclo di affreschi sulla Vita di Cristo (1500 ca.) opera di Giovanni Martino Spanzotti (1455 - terzo decennio del 1500), diviso in 21 scene, e la Chiesa di S. Gaudenzio in stile barocco attribuita al grande architetto Bernardo Antonio Vittone. Una visita alla Biblioteca Capitolare, che conserva numerosi incunaboli e codici miniati, molti risalenti al vescovo Varmondo, e al Museo Civico P. A. Garda, con le sue collezioni archeologiche del territorio canavesano e la collezione di arte orientale possono concludere una breve escursione nella cittadina. Uno sguardo ad Ivrea non può essere completo senza parlare della città  industriale.
La fabbrica che più ha influito sulla sua vita sociale è la Olivetti. Il primo stabilimento di macchine da scrivere e calcolatrici viene impiantato nel 1898 dall'ingegner Camillo Olivetti, la cosiddetta «fabbrica dai mattoni rossiâ», poi ampliata con numerosi interventi. Ivrea, però, non è solo Olivetti: è anche tessile, metalmeccanica, aziende alimentari, di abbigliamento e del legno. Il breve excursus eporediese si è aperto con una citazione letteraria, e con una citazione vogliamo concluderlo, tratta dall'ode "Piemonte" di Giosuè Carducci: Ivrea la bella che le rosse torri specchia sognando a la cerulea Dora nel largo seno, fosca intorno è l'ombra di re Arduino.

2001



 

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