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Il cioccolato in Piemonte - parte II

  IL CIOCCOLATO IN PIEMONTE
Testo di Mario Marsero - Foto di Lucilla Cremoni
 
parte II

 

 Bicerìn di Torino
Nel frattempo la cioccolata calda entra nell'uso comune, diventando ancor più del caffè una bevanda di compagnia; si diffonde non solo nei caffè e nelle confetterie ma anche tra le famiglie borghesi dove le donne di casa vi fanno salotto e, nel rispetto della tradizione, ricoprono torte e frutti cotti, preparano "gelati caldi" e confezionano profumati Bonèt 
La cioccolata viene bevuta da sola, ma anche mescolata con caffè e latte dando origine un po' ovunque in Italia al Mischio, che a Torino prende il nome di Bicerìn diventando, a partire
dal 1840, la consumazione caratteristica del mattino. Gli ingredienti del Bicerìn, serviti sempre molto caldi in bicchieri di vetro, vengono proposti in tre diverse varianti: Pur e Fiùr (caffè e latte), Pur e Barba, (caffè e cioccolata), e infineUn po´ 'd Tut, una miscela dei tre ingredienti, che in fondo è quella che va per la maggiore ancor oggi.
Nella seconda metà  dell'Ottocento il prezzo è ovunque di 15 centesimi, tariffa che resta in vigore fino al 1913 quando viene aumentato a 20 centesimi. La tariffa comprende anche un Bagnato, uno di quei biscottini da inzuppare tanto in voga nell'Ottocento, dolci squisiti dai nomi curiosi: CrocionTorcèt (nei tipi giassà, granà, sfojà ), TortilieSavoiardinaParisienForà BriòssDemocrà tichPupe 'd MoniaPicol 'd FràChìfelBiciolanGaribaldin e Michëtte di semola o al burro. 
Per questa abitudine mattutina, Torino viene soprannominata "Bicerinopoli" e i suoi abitanti - soprattutto i più metodici - Bicerin, oltre che Bogianen.  

Le uova di cioccolato

All'inizio del Novecento migliorano le condizioni economiche e aumenta la richiesta di cioccolato, soprattutto tra le famiglie benestanti. 
I maestri cioccolatieri vanno alla ricerca di nuovi prodotti: non solo cioccolatini, tavolette e bonbon, ma anche uova di cioccolato. È antica usanza pasquale regalare in segno d'augurio uova fabbricate con materiali diversi: legno, pietre dure, porcellana,  o comuni uova sode dipinte. Non potevano certo mancare le uova di cioccolato!
Già  alla corte di Luigi XV di Francia qualcuno aveva pensato per la prima volta di ricoprire un uovo con cioccolato, ma con scarso successo. L'idea viene ripresa verso la fine dell'Ottocento dai Cicà´laté torinesi. Le prime uova, piene e pesanti, sono confezionate a mano con paste dure, e il modellaggio è simile a quello delle tavolette: si cala la pasta all'interno dello stampo, la si lascia raffreddare e quindi, congiunte le due parti, la forma completa va alla decorazione, variabile a seconda del gusto del fabbricante. Operaie specializzate decorano lo squisito e amaro cioccolato, tracciando disegni in bianco e rosa, e talvolta anche le iniziali del cliente o del destinatario del regalo.
Negli anni Venti la Casa Sartorio di Torino brevetta un sistema per modellare uova vuote, intere: una macchina fa ruotare gli stampi a cerniera e la pasta si distende uniformemente al loro interno. Dalla forma intera si arriva qualche anno più tardi all'uovo fatto di due parti di spessore regolabile, perfettamente geometrico. Alla fine degli anni Venti i due pezzi ispirano la "sorpresa": confetti, animaletti di zucchero o magari un ovetto grosso come una noce che ha l'unico compito di far rumore se l'uovo viene agitato.

 


 

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