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2. La Cittadella di Torino

 La Cittadella di Torino

Il Mastio della Cittadella occupa l'angolo sud-ovest del quadrilatero della città  romana. La facciata dà  sull'incrocio fra gli attuali Via Cernaia e Corso Galileo Ferraris, non lontano dalla stazione ferroviaria di Porta Susa. È sede del Museo Nazionale di Artiglieria e di varie mostre a soggetto militare.

La Cittadella di TorinoLe fortificazioni del capoluogo piemontese rimasero, fino al XV secolo, grossomodo quelle romane. Nel 1464, il duca di Savoia Ludovico fece costruire da Michele Canale un bastione (Bastione di San LazzaroBastione Verde) cui, alla fine del secolo, se ne sarebbero aggiunti altri due. Nel 1536 Torino fu occupata e il ducato sabaudo controllato dai francesi di Francesco I, che vi rimasero per circa 30 anni, condannando all'esilio il duca Carlo II. Suo figlio Emanuele Filiberto, distintosi a capo dell'esercito spagnolo e dello zio l'imperatore d'Austria, dopo la battaglia di San Quintino e il trattato di Cateau-Cambrésis (1559), rientrò in possesso del Ducato, tornando nel 1563 a Torino, nuova capitale. Il duca comprese di dover modificare il sistema difensivo del suo territorio, costruendo grandi opere bastionate affiancate dagli antichi castelli rafforzati e anche Torino, cardine di questo sistema, doveva disporre di una moderna fortificazione. Intorno alla città  si mantenne e rafforzò la cinta esistente, e nell'angolo sud-ovest vi fu integrata una Cittadella. I lavori, affidati Francesco Paciotto (forse affiancato da Francesco Orologi da Vicenza) iniziarono nel 1564; la parte principale della costruzione fu terminata già  nel 1566, il resto nel 1570. Il complesso era a pianta pentagonale (Paciotto la ripropose per le fortificazioni di Anversa) con cinque bastioni:San Lazzaro, del Principe, di San Maurizio, del Duca, della Madonna. La parte riguardante la città  era compresa nella cinta muraria, quella verso la campagna si protendeva all'esterno, con due corrispondenti ingressi a cavaliere delle cortine: quello verso la città  presentava un potente mastio con caserma e magazzino. 
La Cittadella venne fornita di una cisterna circolare, per la quale Paciotto si ispirò al Pozzo di San Patrizio di Orvieto. Una poderosa costruzione circolare a sette piani, di cui due fuori terra. Due scale a spirale sovrapposte portavano alla vasca dell'acqua, del diametro di 30 metri e che pescava direttamente dalla falda freatica. Le due scale, di pendenza moderata, avevano ingressi indipendenti cosicché i cavalli potessero salire e scendere senza incontrarsi; le dimensioni consentivano in ampiezza di percorrere la scala a un cavallo affiancato ad un uomo, in altezza di procedere cavalcando. Aria e luce erano garantite da ampie finestre ad arco che si aprivano sul foro centrale. La cisterna fu gravemente danneggiata durante l'assedio del 1706. Nel 1893, il suo destino era la demolizione, ma l'architetto Riccardo Brayda riuscì a salvarla riempiendola di detriti e chiudendola con una spessa copertura di cemento. Sta ora tornando alla luce grazie al lavoro appassionato dei volontari del Museo Pietro Micca. 
La facciata della Cittadella

Tra il 1572 e il 1577 Emanuele Filiberto affidò a Gabrio Busca il compito di rinforzare i bastioni con ulteriori baluardi. L'ingegnere concepì un fortino autonomo con pianta a tre lobi dotato di sette cannoniere a spazzare il fossato ed impedire la scalata nemica. Numerose feritoie stavano a guardia del versante sulla campagna. Un solo esemplare ne fu costruito: il Pastiss (il Pasticcio), presso il bastione sudorientale di San Lazzaro, ma il duca si rese subito conto della sua inutilità  (il nemico andava fermato prima che arrivasse al fossato). Nel 1640 (siamo nel periodo della guerra fra "principisti" e "madamisti") vennero aggiunti cinque rivellini a protezione delle cortine e dei due ingressi. Nel 1704, in piena Guerra di Successione spagnola, laCittadella venne ulteriormente adeguata con lavori all'esterno (controguardie lungo i bastioni ed innalzamento degli spalti erbosi) e all'interno (divisione in due zone mediante un poderoso muro, la Tagliata Reale): in questo contesto si colloca l'assedio del 1706 e l'episodio di Pietro Micca. 
Nel 1799, le truppe austro-russe comandate dal Generale Suvarov riuscirono ad espugnare la Cittadella, e dopo Marengo (1800), Napoleone decretò l'abbattimento delle cinte di difesa della città , lasciando in piedi solo la Cittadella. Nel 1856, ritenendola di ostacolo allo sviluppo urbanistico, il Consiglio Municipale ne ordinò lo smantellamento. Rimase in piedi solo il Mastio cinquecentesco, che dal 1893 ospita il Museo Nazionale di Artiglieria. Si salvarono anche il Pastiss e la parte interrata della cisterna, perché le loro strutture erano al di sotto del piano di calpestìo. L'impianto urbanistico che ha preso il posto della Cittadella ne ha cancellato del tutto la struttura.

Foto Lucilla Cremoni



 

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