Testata Piemonte-Magazine.it
Versione Italiana del Sito Versione Inglese del Sito Logo Archivio Piemonte Mese

Segnala questo articolo

Fabre e l'Italia - 2008

Fino al 2 giugno 2008
FABRE E L'ITALIA
Fortuna e gusto di un pittore neoclassico
GAM, Torino

 

Un uomo dell'Ancien Régime, una persona giudiziosa, un artista che avrebbe potuto osare di più, un individuo che attraversa la storia e, sostanzialmente, ne resta indenne. Eppure, resta un artista di riferimento, che fra Sette e ottocento ebbe profondi legami con l'Italia.
François -Xavier Fabre era nato a Montpellier nel 1766, figlio di un pittore di provincia, di modeste condizioni sociali ma membro di una forte congregazione religiosa, il che gli permise di far studiare i figli: il primogenito diventa medico, a François viene invece impartita una solida educazione classica e artistica grazie alle Scuole di Disegno pubbliche e gratuite finanziate dalla Societé des Beaux-Arts. Gli allievi più dotati vengono poi mandati a studiare a Parigi e a Roma, e questo è il caso del giovane Fabre, che nel 1783 approda nell'atélier più all'avanguardia del periodo, quello di Jacques-Louis David. Il curriculum che segue è quello tipico dei giovani allievi, e lo scopo è vincere il Gran Premio di Pittura, e dunque la possibilità  di andare a Roma come "convittore del Re" a completare gli studi. L'impresa richiede quattro anni e due tentativi falliti, ma alla fine riesce. Fabre è una grande promessa ed è molto stimato dallo stesso David, che lo incarica di eseguire alcuni lavori ai quali egli stesso darà  poi gli ultimi ritocchi e apporrà  la firma. 
Nel 1787 vince il Premio e va a Roma, dove è fermamente interessato a farsi una posizione, e dove si rivela allievo modello e riceve incarichi ancor prima di aver completato gli studi. È tempo di Rivoluzione francese, i cui echi non tardano a farsi sentire anche nell'ambiete artistico, e Fabre non prende apertamente posizione anche se resta più vicino al mondo degli aristocratici. Nel 1791 dipinge Suzanne er les vieillards (Susanna e i vecchioni) che vende a un'associazione di collezionisti parigini, e di lì a poco conoscerà  Lord Bristol, uno dei suoi principali committenti.
La soppressione dell'Accademia e l'ostilità indiscriminata dei romani verso i francesi considerati antireligiosi induce Fabre a lasciare la città  e a raggiungere prima Napoli e poi Firenze, e proprio nella capitale del Granducato di Toscana conoscerà due figure fondamentali per il suo futuro: la contessa Louise d'Albany e Vittorio Alfieri, per il quale la nobildonna aveva lasciato il marito dodici anni prima. Fra la coppia e Fabre si instaura un sodalizio fortissimo (e forse anche un legame sentimentale fra il pittore e la contessa), e la morte di Alfieri nel 1803 getta anche il pittore nel più profondo sconforto, tanto che smette di lavorare per parecchi mesi. Nel frattempo Fabre si è fatto un nome come ritrattista dell'aristocrazia cosmopolita legata all'Ancièn Régime, ben poco interessata alle nuove tendenze dell'arte. I suoi lavori si spargono in tutta Europa e questo beneficia grandemente le finanze dell'artista, ma, vista la natura e le esigenze dei committenti, non contribuisce particolarmente a far apprezzare il suo talento.

Dopo la morte di Alfieri, Fabre si dedica alla catalogazione e pubblicazione delle sue opere, allarga la gamma di soggetti alla pittura di carattere religioso e al paesaggio ma non abbandona mai la ritrattistica e la tematica storica, e inizia un'intensa attività  di collezionismo di arte antica. Torna periodicamente a Parigi dove rivede il vecchio maestro e gli ex compagni di studi, e questo anziché riannodare antichi legami lo rende particolarmente consapevole delle distanze ormai incolmabili. Fabre non appartiene più al contesto parigino in continua evoluzione, né questo sembra interessarsi particolarmente a lui (ottiene una sola commessa ufficiale per l'Impero): Fabre non è di moda, insomma. Il pittore ha ormai una carriera avviata secondo binari ben definiti, è consapevole dei suoi limiti e fermo nelle sue convinzioni, ha un buon successo e un'ottima vita sociale a Firenze e non ha né la voglia né la forza (siamo ormai negli anni 1810-1815, soffre da tempo di gotta, e la vista va peggiorando) di rimettersi in gioco in un contesto fortemente competitivo come quello parigino. Così, nel 1817, preferisce "la sua vita piuttosto felice" alla direzione, offertagli da Luigi XVIII, di tutti i lavori pittorici di Versailles.
Alla morte della contessa d'Albany, Fabre (che era già  stato nominato erede universale anni prima) eredita i beni che erano stati suoi e di Alfieri, modesti in termini economici ma per Fabre inestimabili in quanto comprensivi dei manoscritti alfieriani. Fabre le fa erigere una tomba maestosa e poi, forse temendo di rimanese solo in un paese che rimane straniero, torna definitivamente a Montpellier dove nel frattempo ha disposto di lasciare tutti i suoi beni e collezioni d'arte - un gesto che gli fa guadagnare la gratitutine della città , ma poi il clima politico cambia e la medesima generosità  verrà  derisa e criticata, amareggiando profondamente gli ultimi anni dell'artista.
Muore nel 1837 e pur mantenendo legate alla città  le sue collezioni, nomina erede universale Emilio Santareli, uno scultore fiorentino che era probabilmente suo figlio illegittimo, nato dalla relazione con la moglie dell'incisore Gian Antonio Santarelli.
A questa importante figura dell'arte neoclassica la GAM di Torino dedica una grande retrospettiva in collaborazione con il Musée Fabre di Montpellier.
La mostra, curata da Michel Hilaire e da Laure Pellicer (la principale studiosa dell'opera di Fabre) propone un ampio percorso che ripercorre l'intera carriera dell'artista con una selezione di 94 tra i suoi più importanti dipinti e oltre 50 disegni.
Inoltre, per favorire una conoscenza più approfondita dell'opera di Fabre e dei diversi contesti in cui l'artista ha operato, vengono proposte conferenze affidate a studiosi del Neoclassismo italiano e francese. Questi gli appuntamenti
Venerdì 4 ore 18
Carlo Sisi, Fabre in Toscana;
Mercoledì 16 ore 18:30
Michel Hilaire, Franà§ois-Xavier Fabre, un percorso singolare all'interno della scuola davidiana.
Martedì 22 ore 18
Anna Ottani Cavina, Fabre e la nascita del ritratto moderno;

GAM - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31, Torino
Orario
Martedì-domenica ore 10-18 Lunedì chiuso.
La biglietteria chiude un'ora prima
Biglietti
Intero 7,50 euro, ridotto 6 euro
Info
Tel. 011 4429518
www.gamtorino.it


 

CERCA NEGLI ARTICOLI
Ci sono 2040 articoli

7. San Giusto a Susa

La notte del Cervino - 2003

6. Val Cenischia

Panificazione artigianale e pani tipici del Piemonte

Sacri Monti del Piemonte - 2004

5. Chiomonte

17. Gli anni Ottanta - III

L'assedio della fortezza di Verrua - 2003

4. Cesana: le montagne e l'arte

16. Gli anni Ottanta - II

Viaggi d'Autore in Monferrato

3. I tesori delle chiese di Bardonecchia

Il Gran Bollito Misto alla Piemontese

Pane Nostro - 2004

2. Arte alpina a Bardonecchia

15. Gli anni Ottanta - I

Agnolotti e raviole

Vini da agnolotti

1. Il territorio

14. L'autunno del 1978