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Santa Pelagia

SANTA PELAGIA
Il 4 aprile 2008 un Oratorio di Stradella ha inaugurato la chiesa di
Via San Massimo completamente restaurata

 

Nonostante la sua posizione defilata e le sue modeste dimensioni, la chiesa di Santa Pelagia è una delle opere di maggior rilievo del Settecento torinese. Posta come fondale a via Santa Croce, fu eretta per volontà  delle monache agostiniane fra il 1769 e il 1772 sulle rovine di una chiesa più antica e su disegno dell'architetto torinese Filippo Nicolis di Robilant, dopo che già  Juvarra (fin dal 1728) e Vittone avevano elaborato dei progetti.
 

Entrando nella chiesa è possibile percepire la ricchezza e l'eleganza degli spazi la cui complessità  volumetrica è appena intuita dall'esterno.
La pianta dell'edificio è a cellula centrale circolare a cui si collegano quattro spazi ellittici destinati ad accogliere il presbiterio, due cappelle laterali e, sullo sfondo, l'organo. Presumibilmente a causa della carenza di spazio in profondità , il coro della chiesa è collocato alla sinistra del presbiterio in un'ampia sala semiovale.
L'ambiente principale e il coro sono coperti da due cupole centrali sferiche a monta ribassata; una cupola chiude anche lo spazio del presbiterio mentre grandi finestroni ovali, tre nelle cappelle e due nella cupola centrale, danno luce all'interno.
Le pareti della chiesa sono decorate da un doppio gruppo di lesene corinzie, al di sopra delle quali si sviluppa una ricca trabeazione ove si impostano le cupole divise in quattro spicchi con decorazioni a doppia fascia di stucco.
L'attuale decorazione baroccheggiante è il risultato di interventi pittorici susseguitisi fra la seconda metà  dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento, un elemento col quale si è dovuto confrontare il progetto di restauro e che non rende giustizia all'idea iniziale del Robilant, che aveva pensato l'interno della chiesa con partiture ad intreccio dalle tenui tonalità  di rosa, verde e giallo cromo, non più recuperabili.
La chiesa venne consacrata il 21 settembre 1772 dall'arcivescovo torinese Francesco Lucerna Rorengo di Rorà , ma il monastero delle Agostiniane, che si erano stabilite a Torino grazie Vittorio Amedeo fin dal 1632, nel 1800 fu soppresso e nonostante le suppliche delle religiose non venne ristabilito. La chiesa e il convento vennero invece assegnati alla Regia Opera della Mendicità  Istruita, oggi Opera Munifica Istruzione (OMI), alla quale tuttora appartiene. Durante l'ultima guerra, una bomba cadde all'interno della chiesa rimanendo miracolosamente inesplosa e limitando i danni alla demolizione parziale della copertura e della cupola sovrastante l'altare maggiore.
I restauri iniziarono nel 1998. La chiesa presentava un'immagine svilita, impoverita, sia per l'opacità  dei colori originali, sia per i troppi strati pittorici che impedivano la lettura dell'opera. L'antico fascino che tutti in passato le avevano riconosciuto doveva essere in qualche modo recuperato. Il restauro ha quindi restituito quell'armonia e quella luminosità  che gi anni avevano cancellato.
I saggi stratigrafici, eseguiti durante i lavori, hanno messo in parziale evidenza le partiture originarie di cui si sono conservate, a memoria, alcune testimonianze visibili nella cupola del presbiterio.
Tutte le emergenze artistiche dell'aula (altari, balaustre, acquasantiere e le tele settecentesche di Vittorio Blanchery) sono state restaurate per restituire i colori originali. Particolare attenzione è stata posta al restauro del coro contornato da stalli in noce sormontati da una balconata lignea decorata ai cui lati si trovano rispettivamente un pregevole bassorilievo in cartapesta raffigurante l'Annunciazione (realizzato da Rajneri e Cattarello nel 1773) e un dipinto di Vittorio Amedeo Raptus, presumibilmente realizzato alla fine del Settecento, raffigurante il Beato Amedeo di Savoia tra i mendicanti che intercede presso la Vergine.
Le sculture lignee, il portone d'ingresso, la cantoria e il pulpito hanno riacquistato l'assetto originario; agli stucchi dei capitelli e delle lesene è stata restituita consistenza e ruolo nella composizione cromatica della chiesa. Il pronao, che si affaccia su via San Massimo, è stato riportato al suo effetto scenico originario.
Questo importante complesso architettonico, e in particolare lo scenografico coro, è lo spazio privilegiato in cui l'OMI propone le sue attività  di promozione della musica colta dei giovani e per i giovani, dai concerti realizzati in collaborazione con il Conservatorio al Festival internazionale di cori di voci bianche, giunto ormai alla quinta edizione. Ed è proprio per avviare in maniera appropriata questo ritrovato spazio della cultura musicale piemontese, che l'OMI propone al pubblico il concerto di inaugurazione offrendo un'occasione unica per ammirare i recenti lavori e per lasciarsi trasportare, in un ambiente suggestivo, affascinante e dotato di una superba acustica, dall'oratorio a quattro voci e strumenti Santa Pelagia, di Alessandro Stradella, che si dice sia stato composto proprio a Torino dove il musicista seicentesco aveva cercato rifugio dopo aver rubato l'amante ad un nobile veneziano, che lo fece inseguire dai suoi scagnozzi, che proprio a Torino lo raggiunsero e massacrarono di legnate, lasciandolo in fin di vita.


 

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