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Il Parco Nazionale del Gran Paradiso

IL PARCO NAZIONALE 
DEL GRAN PARADISO

Stefano Camanni

 

La storia
Settantamila ettari di montagne, a cavallo tra Piemonte e Valle d'Aosta, costituiscono il territorio del primo parco nazionale italiano, il Gran Paradiso, le cui vicende sono indissolubilmente legate alla protezione dello stambecco: già  nel 1856 Vittorio Emanuele II aveva dichiarato Riserva Reale di Caccia queste montagne, salvando così dall'estinzione lo stambecco. Il re aveva poi formato un corpo di guardie specializzate e fatto costruire sentieri e mulattiere che ancora oggi rappresentano la migliore ossatura viaria per la protezione della fauna da parte dei guardaparco, e il nucleo dei sentieri escursionistici. Nel 1920, Vittorio Emanuele III donava allo Stato italiano i 2100 ettari della riserva di caccia, affinché vi fosse creato un parco nazionale. Due anni dopo, il 3 dicembre 1922, veniva istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Circa metà  del territorio protetto si trova in Canavese, nel Piemonte nord occidentale. 
Dai 4061 metri della vetta del Gran Paradiso, l'unico «Quattromilaâ» interamente italiano, ai dolci paesaggi dei fondovalle si succedono tutti i principali ambienti alpini: ghiacciai, rocce, pascoli, boschi di conifere e di latifoglie, prati coltivati. Simbolo del Parco, lo stambecco è piuttosto confidente e non è difficile osservarlo al pascolo nei prati alpini. I maschi, riconoscibili dalle lunghe corna ricurve, vivono in piccoli gruppi, mentre le femmine, dalle corna più corte, e i piccoli formano branchi separati. Anche il camoscio è assai comune ma più difficile da osservare per le sue abitudini più schive. Altro protagonista della fauna del Parco è la marmotta, simpatico roditore degli ambienti montani: con le forti unghie scava lunghe gallerie nel terreno che le consentono di nascondersi all'arrivo di un pericolo e di trascorrere l'inverno in letargo. Tra gli uccelli figurano rapaci come l'aquila reale e molti piccoli passeriformi del bosco e dei pascoli alpini. Recenti acquisizioni sono state il gipeto, grande avvoltoio scomparso dal Parco nel 1912 e che sta tornando grazie a un progetto internazionale di reintroduzione; la lince, splendido predatore che da alcuni anni si sta avventurando timidamente nel territorio dell'area protetta; e il lupo, ultimo arrivo in ordine di tempo. Ma il territorio protetto non è solo un ambiente naturale incontaminato. Villaggi e alpeggi, sparsi qua e là  sulle montagne, raccontano la lunga storia della civiltà  dei pastori. Popolazioni che per centinaia di anni sono vissute, autosufficienti, su queste montagne, più a contatto con le genti d'oltralpe che con quelle della pianura, come confermano tecniche costruttive e feste tradizionali comuni. L'abbandono della montagna è però oggi sempre più manifesto: la vita dura e il richiamo dei grandi centri favoriscono l'esodo, con ritorno agli alpeggi solo nei mesi estivi. Il Parco si prefigge anche di valorizzare il patrimonio culturale della montagna e favorirne lo sviluppo economico compatibile con l'ambiente. 

La visita 
Recarsi in Valle dell'Orco o in Val Soana, le valli piemontesi del Parco del Gran Paradiso, vuole dire innanzitutto aver voglia di camminare lungo decine di chilometri di sentieri. Il modo migliore per farlo è affidarsi alle Guide del Parco. Le antiche strade reali di caccia conservano ancora dei tratti selciati e sono percorribili per belle traversate in quota, mentre non mancano itinerari più brevi e meno impegnativi adatti anche per le famiglie. 
Di particolare interesse alcuni sentieri-natura predisposti dall'Ente Parco: si tratta di percorsi segnalati che consentono di approfondire la conoscenza degli aspetti naturalistici e antropologici che si incontrano lungo il sentiero, spesso con l'ausilio di un opuscolo. Poco sopra Noasca parte il sentiero-natura Vallone del Roc, che tocca interessanti borgate ormai abbandonate. Recentemente, lungo questo percorso è stata recuperata e aperta al pubblico una delle tante scuole elementari un tempo diffuse nelle borgate montane. Un altro sentiero-natura, studiato anche per i non vedenti, si diparte da Ceresole Reale: è un percorso che stimola sensi come il tatto, l'olfatto e l'udito. Più impegnativo è il sentiero del Colle della Losa, che collega il Parco del Gran Paradiso con quello francese della Vanoise.
 

ITINERARI

1. Colle del Nivolet 
Il percorso segue l'antico sentiero che portava al Colle del Nivolet, in alta Valle Orco, e può diventare una valida alternativa alla strada. Il ripristino del sentiero è iniziato nell'estate 1999 a cura dell'Associazione Amici del Gran Paradiso, del Rotary Club Cuorgné-Canavese, del Soroptimist Club Ivrea-Canavese e con la collaborazione dell'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso e del Comune di Ceresole Reale. Partenza: Alpe Brengiat, 1830 m, a monte dei Chiapili di sopra. Arrivo: Colle del Nivolet, 2600 m. Durata: 3 ore circa Dislivello: 800 m. Periodo consigliato: da giugno a settembre. Difficoltà : T/E, itinerario facile su bel sentiero. Si segue la vecchia strada del Nivolet che corre parallela alla provinciale, fino a incrociare la strada asfaltata, che si costeggia per un centinaio di metri. Poco oltre un tornante, si riprende a destra la mulattiera. Questa sale con due ampi tornanti, per poi seguire un lungo diagonale fino a un ampio spiazzo da dove si diparte, a destra, la comoda mulattiera per l'Alpe Moncialet. Si piega a sinistra e, attraversato un ponte in legno, si torna sulla provinciale. La si percorre per un breve tratto, quindi si svolta a destra entrando nel vallone che scende dal Lago Agnel. Attraversato un altro ponte, si riprende a salire con numerosi tornanti sul versante orografico sinistro. Dopo aver passato un traliccio dell'alta tensione, si raggiunge lo splendido punto panoramico dell'Alpe Buffà  (2224 m.). La salita continua fino ad incontrare il sentiero che, volgendo a destra, porta al casotto del Parco del Bastalon (2423 m.). Di qui si sale in breve alla Strada Reale di Caccia che porta al laghetto quota 2461 m. Si prosegue lungo la provinciale per 200 metri circa, quindi si svolta a destra seguendo tracce di mulattiera fin sotto le rocce del Nivolet. Percorsa ancora per un breve tratto la provinciale, prima dello spiazzo denominato "punto panoramico", si prende a destra la stretta cengia che in breve si raccorda alla Strada Reale di Caccia. In pochi minuti ci si affaccia sulla Valsavarenche e si raggiunge il rifugio Città  di Chivasso (2604 m). 

2. Santuario di San Besso 
L'itinerario, in una delle valli meno conosciute del Parco, consente di raggiungere il santuario di San Besso, luogo storico di culto per le popolazioni della vallata e di quelle di Cogne. Ogni anno, il 10 agosto, vi si incontrano centinaia di devoti al Santo provenienti da tutto il Canavese, Cogne e Champocher. Partenza: Campiglia Soana, 1350 m. Arrivo: Santuario di San Besso, 2000 m. Duratai: 1.30 ore salita, 1 ora discesa. Dislivello: 950 m. Periodo consigliato: fine giugno-settembre. Difficoltà: E, itinerario facile su bel sentiero. Lasciata l'auto a Campiglia Soana, si prosegue a piedi lungo la strada sterrata che costeggia il torrente. Dopo circa un chilometro e mezzo si incontra il bivio con il sentiero che sale al santuario di San Besso (sentiero ripristinato dall'Ente Parco). Da qui si sale verso le baite del Giavenis: un escursionista attento può osservare le marmotte, i camosci e la bellissima flora alpina. Poco prima delle baite è consigliabile fare una sosta per ammirare il magnifico anfiteatro di montagne, dalla Torre Lavina alla Rosa dei Banchi. Si prosegue poi per circa 20 minuti fino a raggiungere il santuario di San Besso. Secondo la tradizione, San Besso era un soldato romano convertito al cristianesimo, più esattamente un soldato della Legione Tebea sfuggito alle persecuzioni e rifugiatosi tra le montagne. La leggenda racconta che, catturato e scaraventato dal Monte Fanton, morì e miracolosamente lasciò la sua impronta sulla roccia sottostante, dove ora sorge il santuario. Per il rientro si scende verso Fanton-Campiglia, sentiero meno panoramico rispetto a quello della salita ma interessante dal punto di vista didattico, con osservazioni delle cappelle votive e delle scalinate scolpite nella roccia, fino al raggiungimento di una pineta di larici. Da qui si scende per circa venti minuti e si raggiunge il bivio che costeggia il torrente. Seguendo la strada sterrata si arriva a Campiglia.

INDIRIZZI UTILI 
Parco Nazionale del Gran Paradiso 
Via della Rocca, 47, Torino
Tel. 011 8606211 
www.pngp.it
 

Articolo pubblicato per la prima volta su "Con Noi - Cucina, Tradizione e Luoghi del Piemonte" - 2001
Foto di Enrico Formica

 


 

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