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Guarene un castello nella storia - 2007

 

Roberto Antonetto 
GUARENE 
Un castello nella storia
Daniela Piazza Editore 2006
310 pagine, € 50

 

"La guerra è la guerra, e un gentiluomo la combatte con onore: ma gli interessi sono gli interessi, e un gentiluomo piemontese non li dimentica mai".
Questo avrebbe potuto essere il motto, e di sicuro fu la filosofia di vita, di Carlo Giacinto Roero di Guarene e della famiglia di cui fu erede e illustre esponente, come oggi testimoniano i due grandiosi edifici che fece erigere: quello di Torino, recentemente restaurato, che si affaccia su Piazza Carlina; e il Castello di Guarene, feudo di famiglia. Proprio quel castello dà  il titolo al libro di Roberto Antonetto (il secondo che l'autore dedica all'argomento), pubblicato alla fine del 2006 da Daniela Piazza Editore.
Ma il libro è molto più di un saggio di architettura, perché tutta la prima parte è una biografia di Carlo Giacinto Roero, raccontata in modo avvincente che dice molto sui rapporti familiari, le convenzioni sociali e la vita del tempo.
I Roero di Guarene erano una delle più ricche e potenti famiglie dell'Astigiano. La leggenda del casato aveva creato origini guerresche, facendo risalire la stirpe ad un crociato, ma in realtà  erano una solida schiatta di mercanti e banchieri con interessi in Italia e nelle Fiandre. La dedizione totale agli interessi familiari è esemplificata dal padre di Carlo Giacinto, che visse confinato nella magione di Guarene (la moglie preferiva abitare a Torino), in un operoso ritiro che non si fece distrarre né dalla nascita del figlio (la cui unica traccia è l'annotazione nei registri delle spese relative al battesimo e alla costruzione di una culla) né dalla morte della moglie né, più avanti, dall'avvicinarsi della guerra.
Un compito passato poi a Carlo Giacinto, che dopo la doverosa parentesi di una carriera militare per la quale non dimostra particolare vocazione si dedica alla gestione dei beni di famiglia, e facendo base proprio nel palazzo di Piazza Carlina, che è residenza ma anche sede commerciale e magazzino. Tutto questo sullo sfondo dei grandi eventi storici che si sviluppano prima e dopo l'assedio di Torino e la nascita del regno sabaudo, e che significano, per Carlo Giacinto, un incarico a corte al servizio dei principi di Carignano. Un incarico accettato a malincuore ma di buona resa economica, che finisce (non senza un certo sollievo del conte che può tornare agli affari di famiglia) quando i Carignano, braccati dai creditori, scappano dal regno rifugiandosi in Francia.
La seconda parte del libro è dedicata ai palazzi: quello di Torino, la sua trasformazione e ampliamento, conclusi nel 1713 e, come tutto, rigorosamente descritti in registri e corrispondenze (incluse quelle tra Roero e Juvarra). Un palazzo che diventa ulteriore fonte di reddito, essendo poi parzialmente affittato, talvolta ad inquilini tanto altolocati quanto insoventi.
Una meticolosità  documentaria che riguarda anche il Castello di Guarene, che si ispira apertamente a quello di Torino (e per questo si parla di una sua ideale paternità juvarriana), iniziato nel 1725 procedendo contemporaneamente alla demolizione del vecchio maniero. I lavori vanno avanti per anni, e se verso il 1734 la nuova struttura è già  usata dai proprietari, in realtà  saranno conclusi solo dal figlio di Carlo Giacinto nel 1772.
Il risultato è un castello che è in tutto e per tutto lo specchio di un'epoca: è ricco di arredi sontuosi e dipinti realizzati dagli artisti più in voga, ospita re e principi di casa Savoia, e una raffinata attività  culturale e musicale, lo completano un sontuoso giardino all'italiana e la cappella di Santa Teresa.
Completano il libro una dettagliata genealogia dei Roero di Guarene e un'appendice con tavole di conversione utili a meglio comprendere i molti riferimenti a pesi, misure e prezzi presenti nelle fonti primarie usate.

Lucilla Cremoni


 

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