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Il monolite di Chivasso

IL MONOLITE
DI CHIVASSO

testo di Franco Caresio
Immagini: per gentile concessione Comune di Chivasso
 

A Chivasso c'è una grande pietra, scolpita in un unico blocco, che racconta almeno 2700 anni di storia. Intendiamoci, non è che tutto sia chiaro e definito, perché anche questo straordinario reperto della protostoria della nostra regione conserva, soprattutto per la sua fase più antica, molti misteri e si presta a diverse ipotesi.
Di certo, il Monolite di Chivasso è stata disumana berlina per i debitori insolventi, contestato e reietto simbolo del "vecchio regime", e persino panchina di giardino pubblico. Oggi è tornato ad ergersi in una piazza (Piazza d'Armi, a Borgo San Pietro di Chivasso).
Il monolite è un gigante di gneiss (pietra comunissima sulle montagne piemontesi), di quattro metri di altezza e una tonnellata e mezzo di peso. La sua forma è sicuramente opera dell'uomo, come rivelano i segni lasciati dai primitivi attrezzi usati e come testimoniamo le coppelle (incisioni circolari, non eccessivamente profonde) che avevano probabilmente un significato rituale.
Nacque quasi certamente come "pietra sacra" di riti a forte simbologia fallica, oggetto di culti ancestrali per invocare la fertilità  per le donne, gli animali e la campagna. Mistero abbastanza fitto sul luogo dove il grande monolite era stato eretto, probabilmente intorno al VII-VI secolo a.C. dai Salassi, tribù celtiche scese in quelli che oggi sono il Canavese e la Valle d'Aosta attraverso il valico del Gran San Bernardo.
Le ipotesi sulla sua collocazione originaria variano dalla zona di Montegiove, a nordovest di Chivasso, alla regione "La Pagana" vicino alla frazione Torassi. Quasi sicuramente la sua rimozione e parziale occultamento risalgono a poco dopo la caduta dell'impero romano, quando le autorità  ecclesiastiche cristiane erano impegnate ad estirpare le presenze, ancora molto vive, dei culti antichi. Il monolite ricompare all'improvviso nel 1499, durante lavori di ristrutturazione nella antica Piazza Castello, vicino alla chiesa di San Michele (costruita intorno all'anno Mille, questa chiesa si trovava tra il castello e l'attuale Duomo, e fu distrutta durante la risistemazione della piazza a metà  del Seicento).
Che fare di questa lunga pietra (lapis longus, la definiscono i documenti del tempo) e dall'aspetto inquietante, che rievoca presenze magiche e riti misteriosi?

Per scongiurare ogni pericolo il viceclavario (diciamo, il vice sindaco del tempo) di Chivasso, Giovanni Di Rivara, ordina che il monolite sia trasformato in berlina pubblica. Alla sommità della grande pietra vengono così praticati dei buchi e sono fissate col piombo lunghe e robuste catene: alzata in piazza, la pietra serve dunque a mettere alla berlina, cioè esporre al pubblico ludibrio i debitori insolventi. I condannati, incatenati alla pietra e semivestiti, erano costretti a battere le natiche contro la pietra e potevano essere frustati, sempre sulle natiche, dai passanti.
Nella seconda metà  del Seicento, con la risistemazione della piazza, il monolite viene spostato per ordine della Credenza (una specie di consiglio comunale) e addossato al muro degli edifici che oggi sono sede di uffici comunali, come testimonia un dipinto di metà Settecento conservato in Duomo e dedicato al Beato Angelo Carletti, protettore della città . Sull'onda della rivoluzione francese il monolite-berlina, simbolo delle prevaricazioni dell'Ancièn Régime, è decisamente rimosso.
Dopo un centinaio d'anni o poco più - siamo all'inizio del XX secolo - ricompare, di nuovo in Piazza d'Armi, ma trasformato in umile panchina dei giardini pubblici. Un secolo a servizio di bambini, mamme, innamorati, pensionati.
Nel 1992, finalmente, si "scopre" che quella lunghissima pietra è qualcosa di più che una panchina: è un frammento di storia del Piemonte. E allora iniziano studi e ricerche della Soprintendenza Archeologica (gran parte delle indagini più recenti sono dovute a Filippo Maria Gambari), tentativi falliti di recupero e sistemazione sino all'ultimo (e, si spera, felice) capitolo della storia del Monolite di Chivasso: nuovamente in piazza, testimonianza scaramantica di un passato per tanti versi ancora misterioso.


 

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