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La Basilica di Superga

LA BASILICA DI SUPERGA
Un capolavoro barocco per celebrare una vittoria


testo e immagini: Franco Caresio - Lucilla Cremoni

 

Facciata della BasilicaQualche giorno prima della battaglia che, il 7 settembre 1706, avrebbe messo definitivamente in rotta gli assedianti francesi e spagnoli e spezzato le mire di conquista di Luigi XIV, Vittorio Amedeo II e il Principe Eugenio di Savoia-Soissons, giunto in suo soccorso con le truppe imperiali, salirono sulla collina di Superga, una delle più alte fra quelle che circondano Torino, per studiare da quella posizione strategica i piani d'attacco.
Fu in quella circostanza che il duca fece un voto: se i francesi fossero stati sconfitti, al posto della chiesetta che vi sorgeva (un sacello dedicato alla Madonna delle Grazie che sin dal Quattrocento fungeva da parrocchia per i pochi abitanti della zona) avrebbe fatto erigere un santuario grandioso. La vittoria arrivò, come sappiamo, e già  nel 1710 Vittorio Amedeo II affidò il progetto di Superga ad Antonio Bertola, il grande architetto militare.
Fra i disegni che gli furono sottoposti, il duca scelse il più economico, in quanto l'esigenza di adempiere alla promessa doveva conciliarsi con le difficoltà  di uno stato da ricostruire dopo molti anni di guerra.
Per fortuna, le vicende della storia vennero in aiuto all'arte. Nel frattempo, infatti, il Trattato di Utrecht del 1713 aveva trasformato in regno il piccolo ducato sabaudo e, fra l'altro, aveva assegnato a Vittorio Amedeo la corona di Sicilia. Un possedimento poco amato, tanto da essere "scambiato" nel 1720 con la Sardegna (mantenuta fino all'unità  d'Italia) e una sola volta visitato, ma dal quale tuttavia il sovrano sabaudo, dotato di ottimo intuito nella scelta dei collaboratori, recò a Torino valenti tecnici agrari, giuristi, economisti, e un grande architetto. Era il messinese Filippo Juvarra, "Abate di Selve", che il re nominò Primo Architetto Civile di Sua Maestà , affidandogli il rinnovamento artistico di Torino.

Dettaglio esterno

Notoriamente alla mano e poco curante della sua immagine personale, Vittorio Amedeo II mutò invece, e radicalmente, quella di Torino, proseguendo l'opera dei duchi di Savoia Carlo Emanuele I e II: avviò il terzo grande ampliamento della città  e fece erigere palazzi e monumenti destinati ad abbellire la capitale e a rappresentare il prestigio di uno Stato che si andava affermando. E Juvarra fu il più geniale artefice di questa rivoluzione.
Nel 1714, anno del suo trasferimento a Torino, Filippo Juvarra aveva trentasei anni; si era formato artisticamente prima nella bottega orafa del padre, poi a Roma alla scuola dei Fontana, e fin dai primi disegni aveva dimostrato quella predilezione per gli edifici a pianta centrale con diramazioni a raggiera che avrebbe trovato piena realizzazione in quel capolavoro assoluto che è la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Per quello che sarebbe stato il suo primo lavoro torinese Juvarra presentò al re progetti più costosi di quelli di Bertola, ma indubbiamente in grado di rappresentare appieno la gloria del giovane stato sabaudo e il prestigio della casata di cui il santuario era destinato ad accogliere le salme.
Di voluto e ricercato effetto scenografico, visibile da grande distanza, la basilica di Superga mostra la straordinaria capacità  di Juvarra di fondere abilmente il barocco con un più contenuto equilibrio classico, anticipando anzi, per diversi aspetti, quelle tendenze che di lì a pochi anni avrebbero portato al neoclassicismo.
Per erigere la basilica, la collina fu abbassata di ben quaranta metri e fu abbattuta la chiesa preesistente, che nel frattempo il Comune di Torino aveva ceduto ai Savoia.
Proprio la costruzione della basilica fu all'origine del nome "Sass" dato alla borgata ai piedi dell'altura: questo era infatti il luogo in cui, durante i lavori di sbancamento della collina (per i quali, come sua abitudine, Juvarra diede istruzioni meticolosissime), furono depositati i materiali da costruzione (marmi, pietre, mattoni, legname) che provenivano dai dintorni o da altre zone del Piemonte (come i marmi e l'onice provenienti dalle cave di Frabosa, Busca, Frossasco eccetera).
I lavori procedettero speditamente, almeno per le parti essenziali: la posa della prima pietra da parte di Vittorio Amedeo, "Re di Sicilia, di Gerusalemme e di Cipro" avvenne il 20 luglio 1717, e il 1° novembre 1731 la Basilica fu consacrata, giusto in tempo per accogliere, l'anno successivo, le spoglie mortali del suo committente.
L'interno della cupola La struttura è a pianta centrale sul modello romano, con un maestoso pronao a otto colonne cui si accede da tre grandiose scalinate. Sulla chiesa si eleva una cupola di 65 metri, visitabile fino alla prima balaustra: un panorama fantastico di Torino e delle montagne compensa ampiamente i centotrentuno gradini di scala a chiocciola che si devono salire per arrivarci. Due eleganti campanili affiancano il corpo centrale. All'interno, la chiesa è riccamente decorata; nella Cappella del SS. Sacramento è conservata la statua lignea della Madonna delle Grazie di fronte alla quale Vittorio Amedeo avrebbe pronunciato il suo voto e che è tuttora oggetto di grande devozione popolare.
La cripta, realizzata tra il 1774 e il 1778 da Francesco Martinez, nipote di Juvarra, su commissione di Vittorio Amedeo III, ospita i sepolcri di sessanta esponenti del casato sabaudo inclusi re e principi da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto. Situata sotto il presbiterio, è a croce latina e vi si trovano gruppi scultorei realizzati dai principali artisti di corte. Vi si accede da un ampio corridoio e da uno scalone di marmo a sinistra della chiesa. Nella parte retrostante la basilica, Juvarra realizzò un edificio destinato alla Congregazione dei Canonici Regolari, ai quali spettava il compito di preparare i vescovi del regno sabaudo. Il progetto originario prevedeva anche una struttura con funzione di residenza reale, ma non fu mai realizzato, e solo alla fine del Settecento alcuni degli ambienti al primo piano dell'edificio esistente furono riservati alla famiglia reale. Gli arredi furono poi riutilizzati nell'appartamento, al pianterreno, del Prefetto della Basilica.
Nel medesimo complesso si trova anche il Salone del Re (o Salone del Bozzetto, perché vi era conservato il modello ligneo della basilica, realizzato da Carlo Maria Ugliengo attorno al 1716); qui la famiglia reale usava pranzare l'8 settembre in occasione della festa della Natività  della Vergine, alla quale è dedicata la basilica. La sala è stata recentemente restaurata e vi sono stati ricollocati i mobili ottocenteschi e i grandi ritratti di sovrani sabaudi. Nel viale dietro la Basilica, una lapide ricorda il luogo in cui, il 4 maggio 1949, si schiantò l'aereo che trasportava la squadra del Torino, e in due sale che si affacciano sul chiostro è allestito il Museo del Grande Torino, in cui sono esposti cimeli che raccontano la storia della squadra e dell'incidente.


 

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