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La Mandria

 LA MANDRIA
Il Parco più Reale che c'è
 

di Alda Rosati-Peys
Immagini: per gentile concessione Ente Parco La Mandria 

 

Le Roi s'amuse: rubacchiamo, e usiamo a sproposito, il titolo della tragediona di Victor Hugo nota come fonte del Rigoletto verdiano, perché i 6.571 ettari del parco della Mandria, con quei boschi fitti e ricchi di selvaggina, erano il parco giochi dei Savoia.
Un reposoir per sovrani non certo noti per la loro dedizione alla cultura e alle arti, ma che appena sentivano parlare di un cervo, di un cinghiale o di una volpe balzavano in arcione e preparavano lo schioppo. E se al tutto si aggiungeva qualche contadinotta paffuta, baffuta e buona cuciniera, ecco serviti gli amori reali del "Gran Re" o "Re Galantuomo", al secolo Vittorio Emanuele II, Padre della Patria nel senso di unità nazionale ma anche del numero imprecisato di figli avuti da un numero imprecisato di donne. Il re che per la sua amata Bela Rosin fece costruire, proprio dentro il Parco, la Bizzarria, un capriccio architettonico degno di due piccioncini di tal classe.
Il parco è una continuazione ideale della Reggia di Venaria Reale, una specie di giardino privato, tanto che è anche recintato: trenta chilometri di muro di cinta, per la precisione. Del resto, stiamo parlando di una reggia, mica di villette a schiera! Una reggia nata come una Versailles sabauda: non solo un luogo magnifico, ma la rappresentazione della monarchia e dei suoi fasti con un progetto vastissimo che oggi comprende ben venticinque strutture fra il castello, il borgo, le cascine, oltre alla tenuta.
I lavori iniziarono sotto Carlo Emanuele II nella seconda metà  del Seicento e durarono oltre centocinquant'anni. Vi si dedicarono vari architetti di corte, a partire da Carlo di Castellamonte, autore del Palazzo di Piacere che poi sarebbe diventato il nucleo centrale dell'intero complesso, ma il contributo più spettacolare è senz'altro quello di Filippo Juvarra, che disegnò la Galleria di Diana e anche le scuderie (oggi Palazzina della Mandria) per alloggiare i cavalli di cui Vittorio Amedeo II aveva voluto avviare l'allevamento - e da cui per l'appunto derivò il nome La Mandria.

Una reggia, costruita principalmente per le cacce reali e con una decorazione interna tutta in tema, che nel Settecento fu soppiantata come "luogo di delizie" dalla più leggiadra Stupinigi, ma tornò al centro del real gradimento proprio con Vittorio Emanuele II, che alle scampagnate venatorie di Stupinigi preferiva cacce più "maschie" agli animali di grossa taglia di cui La Mandria abbondava.
Come spesso succede, le vicende successive della Mandria furono per molti anni improntate se non proprio alla distruzione, per lo meno all'uso diverso e anche imroprio dei terreni: parti consistenti diventarono tenuta privata, campo da golf, complesso residenziale, pista di collaudo per la Fiat eccetera, senza dimenticare poi che, durante il ventennio fascista, i marchesi Medici del Vascello - dalla fine dell'Ottocento proprietari della tenuta - ne avevano intrapreso la "bonifica", disboscando e riconvertendo i terreni all'agricoltura e all'allevamento.
Perciò quando, nel 1978, una legge regionale istituì il Parco Regionale La Mandria, a rischio era la sopravvivenza stessa di quanto restava degli antichi boschi planiziali di querce e faggi e del loro ecosistema. Allora si vietò la caccia, si abbandonò progressivamente l'allevamento, si evitò il sovrappopolamento di cervi e cinghiali, mantenendo invece un piccolo allevamento di cavalli da sella e da tiro, sia per mantenere vivo il ricordo della vocazione originaria della Mandria, sia come attrazione turistica.
Ma non solo, perché in anni recenti proprio qui è stato avviato il progetto "Nuovi Pascoli", il cui scopo è la tutela e conservazione delle razze equine italiane a rischio di estinzione. I cavalli - il Bardigiano ed i bellissimi cavalli italiani da tiro pesante rapido - sono tenuti in ampi recinti in cui vivono allo stato semi-brado.
Alla Mandria si va per la classica gita fuori porta, per visitare il castello e farsi una passeggiata a piedi o in bicicletta (che non è necessario portarsi da casa: si può noleggiare in loco), godersi un picnic nelle molte aree attrezzate, oppure prendere confidenza col cavallo: la Cascina Vittoria è il centro ippico del parco, e offre visite guidate per gruppi (cavallo proprio o fornito), tour in carrozza e anche corsi di avviamento all'equitazione per studenti (info 011 4993326).

L'itinerario più classico nel parco è quello che, in tre ore di passeggiata circa, tocca alcuni dei punti più suggestivi, e fa apprezzare una bella commistione di natura e intervento umano, di alberi e costruzioni - auliche e rurali - realizzate nell'arco di parecchi secoli. Si parte dall'ingresso del Ponte Verde e si segue il Viale dei Roveri, affiancato da alberi che roveri non sono ma splendidi e secolari sì, e dopo un breve tratto si vede il Borgo Castello, con la Palazzina che nel Settecento era adibita a scuderia ma fu poi fatta ampliare da Vittorio Emanuele II per ricavarne, al secondo piano, gli appartamenti in cui visse a lungo con Rosa Vercellana. Continuando il tragitto si raggiungono alcune delle cascine più belle della Mandria: Cascina Vittoria, che il re fece costruire per la figlia avuta dalla Vercellana; Cascina Comba (già  Albertina, per via del Rio delle Bertine che scorre proprio lì vicino), costruita nella seconda metà  del Seicento e ampiamente modificata già  nel Settecento con l'aggiunta del colonnato e terrazzo; Cascina Romitaggio, rimaneggiata nell'Ottocento ma antichissima: forse in origine - parliamo del XIII secolo - ospitava i monaci che governavano la vicina chiesetta di San Giuliano, anch'essa medievale, di impianto tardo-romanico ma ricostruita nel Quattrocento e poi ancora in epoca barocca; i resti di un antico ricetto, sull'altura fra gli alberi; l'imponente Cascina Rubbianetta, che Vittorio Emanuele fece costruire come allevamento di cavalli (e a ferro di cavallo è la sua planimetria). E poi, sulla via del ritorno, un vero viaggio nel tempo in un bosco che racconta di quando l'intera Pianura Padana era una foresta fitta fitta.
Per i pigri, o per i giorni di pioggia, c'è il trenino (capacità  massima 37 adulti o 45 bambini), con percorsi che durano circa un'ora e mezzo e si sviluppano fra i viali del parco o verso la Villa dei Laghi, in un'area non accessibile al pubblico. E possono anche essere notturni, con visita agli Appartamenti Reali e poi alla scoperta della fauna (info e prenotazioni: 011 4993381).
Ma non basta: il Centro Visita, che si trova nel Ciabot delle Guardie, vicino al Borgo Castello, ospita un'esposizione permanente sulla fauna e flora del parco, oltre a un bookshop e laboratori, particolarmente rivolti agli studenti (info 011 4993362). E alla Cascina Rampa, verso l'ingresso Tre Cancelli, c'è anche il Centro Micologico, con mostre temporanee e documentazione per sapere tutto, ma proprio tutto, sui funghi (per informazioni sugli orari di apertura del Centro: 011 4993368).
È disponibile un ricco programma di visite guidate alla reggia e al parco secondo una serie di filoni tematici (architettonico, trekking-naturalistico, ecc.).
Le visite guidate richiedono prenotazione obbligatoria.

Per tutte le informazioni su orari, costi e possibilità  di noleggio biciclette,
tel. 011 4993381 (tutti i giorni dalle 9 alle 20)
www.parks.it/parco.mandria

Il punto informativo principale è il Ponte Verde, che si trova all'ingresso principale del parco (aperto tutti i giorni ore 10-13, 14-17) Il Parco è aperto tutti i giorni dalle 8, chiusura alle 20 da fine marzo a metà  settembre.
Viale Carlo Emanuele II, 256 Venaria Reale Info: 011 4993311 

2006


 

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