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CioccolaTò 2006

 

CIOCCOLATÒ 2006
IV edizione

24 marzo - 2 aprile 2006


di Lucilla Cremoni

  
Anni fa assistetti, semplice spettatrice, ad una riunione di signore della buona società  torinese che volevano fondare un museo del cioccolato. Nulla di nuovo in tutto ciò: a Torino, periodicamente, qualcuno si alza la mattina e pensa di dedicare un museo alla più straordinaria delle creazioni dei nostri artigiani.
Sarebbe anche una buonissima idea, ché di tutti i posti al mondo Torino è di gran lunga il più titolato ad esporre in modo permanente la storia e la gloria del cioccolato. Ma di solito poi non se ne fa nulla, tutt'al più qualche comitato, qualche riunione, qualche comunicato stampa e, quando va proprio bene, una piccola mostra. Peccato. Ma non disperiamo, molto si sta muovendo.
Tornando alle signore, non so come sia andata a finire la faccenda, ricordo però che una mezz'oretta fu spesa a decidere se si dovesse parlare di cioccolato o di cioccolata. Ma come? Con buona pace del dialetto (mangiuma la ciculata), questa è una delle poche certezze della vita: la cioccolata si beve, il cioccolato si mangia!
E poi lo sanno anche i Gianduiotti di Piazza Solferino che è nata prima la cioccolata del cioccolato, e che quella che arrivò dal Nuovo Mondo, e che tutti abbiamo imparato a conoscere vedendo e rivedendo "Chocolat" (e sognando Johnny Depp o Juliette Binoche, a scelta) era una bevanda.
Quel cacao da bere non doveva essere granché, diciamocelo: diluito in acqua e aromatizzato con peperoncino, pepe, spezie e quant'altro, corroborante lo era di certo, buono non ci giurerei. Intrigante, interessante, un prodotto di cui si potevano intuire grandi potenzialità  e che soprattutto aveva l'aura di nettare afrodisiaco riservato agli dei o alle loro incarnazioni terrene.
Ma ad esser sinceri, non doveva esser roba per palati fini. Infatti, appena arrivato in Europa, tanto per cominciare diventò dolce: niente pepe e peperoncino ma cannella, zucchero, vaniglia; niente (o sempre più raramente) acqua, ma latte o panna; non più freddo ma caldo e avvolgente. E a questo punto, fu veramente "Cibo degli Dei": non perché prerogativa dell'imperatore-dio, ma perché divinamente buono. La cioccolata, appunto.
La storia del cioccolato a Torino e in Piemonte l'abbiamo già  raccontata, ed è una bellissima storia.
Per chi volesse viverla da vicino e, con la scusa dell'informarsi, fare anche una bella scorpacciata di assaggi e assaggini, anche quest'anno c'è CioccolaTò, che dal 24 marzo al 2 aprile addolcirà il centro di Torino con tavolette, praline, gianduiotti e persino con la "Sorgente del Cacao", una piantagione di cacao trasportata in Piazza San Carlo per mettere in scena dal vivo come si fa il cioccolato, dalla raccolta delle cabosse (i baccelloni che contengono le fave) alla realizzazione della tavoletta.
E poi musica, ospiti, eventi. Il 25 ancora una Notte Bianca, al Quadrilatero Romano, piena di spettacolo e di degustazioni, letture.
Il Museo Accorsi mette in mostra le sue cioccolatiere e porcellane dedicate al sorbir cioccolata, e, il 29 marzo e il 1°aprile, organizza un tour, a bordo di un tram degli anni Trenta, alla scoperta dei palazzi barocchi più illustri di Torino in cui nel Settecento e anche dopo si svolgeva il rito della ciocccolata (info 011 8129116).
E concorsi e mostre: gli studenti dell'Istituto Europeo di Design e vari food designer si cimenteranno con le forme del cioccolato, e CioccolaTorta promette di essere "la più grande gara di torte al cioccolato d'Italia".


 

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