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Il castello di Montalto Dora

 

MONTALTO DORA

un castello incantato fra Piemonte e Valle d'Aosta

 

Testo e immagini
Franco Caresio
  


L'ambiente, la valle della Dora Baltea pochi chilometri a nord di Ivrea, è di forte suggestione: colline coperte di fitta vegetazione, due minuscoli laghi (il Lago Pistono e il Lago Nero) e un castello imponente e scenografico, visibile da lontano, posto com'è sulla sommità  di una scoscesa collina morenica.
Il castello di Montalto Dora, con le sue luminose architetture tre-quattrocentesche e il perfetto equilibrio ambientale, è un po' l'anello di congiunzione tra i castelli della bassa Valle d'Aosta e quelli canavesani dello stesso periodo. La struttura è vagamente trapezoidale, con tutte le caratteristiche della costruzione militare difensiva tardo-medievale: un'estesa cortina muraria merlata con merli di tipo ghibellino, a coda di rondine, irregolarmente aperta da monofore e raffinate bifore (il camminamento di ronda, segnato da caditoie sporgenti su beccattelli, o mensole, in pietra, è di circa centosessanta metri complessivi); tre elegantissime torrette pensili; una torre angolare rotonda all'angolo sud, e la torre quadrata del mastio, sul lato nordoccidentale, che controllava lo stretto passaggio obbligato per chi saliva al castello. I rilievi archeologici e le presenze sul terreno testimoniano che nell'ampio cortile interno si trovavano, oltre alle strutture militari, il palazzo baronale, la cappella, le scuderie, i locali per i militari addetti alla sicurezza del castello.
Difficile stabilire l'anno di fondazione, ma un qualche edificio fortificato, forse una torre di modeste dimensioni circondata da palizzate, era già  presente nella prima metà  dell'XI secolo quando i vescovi di Ivrea, signori di tutte le terre sino all'imbocco della Valle d'Aosta, donarono campagne e case situate in "Valle Montalti" al monastero eporediese di Santo Stefano.
Di certo, intorno al 1209 un castello esisteva da tempo perché in quell'anno i signori di Montalto Dora prestavano atto di sottomissione feudale al Comune di Ivrea, pur rimanendo il territorio sotto la giurisdizione vescovile. Il castello di Montalto Dora è uno degli edifici fortificati del Piemonte meno manomessi nel corso dei secoli (almeno nel suo impianto generale) anche perché fu a lungo abbandonato e ridotto a un guscio vuoto, sia pure ancora fortemente evocativo di memorie tardo-medievali, e le sue linee attuali furono fissate fra la seconda metà  del Trecento e i primi decenni del secolo successivo.
Una profonda ricostruzione si dovette ai fratelli Giovanni, Andrea e Antonio De Jordanis, originari di Bard, in Valle d'Aosta, ai quali Montalto Dora e il suo castello furono infeudati dai Savoia nel 1403. E proprio a tale epoca sono riferibili, per caratteri stilistici e tipologia di elementi militari difensivi, i lavori voluti dai De Jordanis.
Forse il rapido declino della funzione militare, sia a fronte di nuove tecniche e di più distruttivi strumenti di offesa (ma si parla di scontri e assedi ancora nel Seicento, nelle guerre tra le fazioni che facevano capo a Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I, e ai cognati Maurizio e Tommaso di Savoia); sia per il progressivo estendersi sul territorio del potere sabaudo; forse proprio i numerosi e veloci passaggi di proprietà  tra famiglie e casate diverse hanno evitato stravolgimenti di questo castello.
Da mettere in conto, tuttavia, gli interventi di restauro (in questo caso soltanto conservativo e non ricostruttivo) realizzati da Alfredo D'Andrade fra il 1890 e i primi anni del secolo successivo, quando le cortine merlate e la torre d'angolo minacciavano rovina. Anche per questo il castello di Montalto Dora ha conservato intatto il suo grande fascino.

2006

 


 

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