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2. Via Po e dintorni

Il Barocco in Piemonte: itinerari d'arte

 

2. VIA PO E DINTORNI
Testo e immagini Lucilla Cremoni 

 

Da Piazza Castello originano le principali strade del centro cittadino: Via Accademia delle Scienze, Via Roma, Via Pietro Micca, Via Garibaldi, Via Palazzo di Città , Via Verdi, Via Po.

Progettata da Amedeo di Castellamonte, Via Po (l'antica Contrada di Po) collega Piazza Castello a Piazza Vittorio Veneto e prosegue idealmente oltre il fiume fino alla chiesa della Gran Madre di Dio. Nel Settecento, questa era la via del passeggio per eccellenza, con i suoi 700 metri di portici su entrambi i lati. Sul lato sinistro della via, gli edifici sono collegati da terrazze, e si dice che le terrazze facessero parte di una sorta di camminamento sopraelevato che consentiva a reali e cortigiani di andare dal Palazzo al fiume senza mescolarsi al volgo.

I palazzi di questa via erano destinati non tanto all'alta aristocrazia quanto alla prospera borghesia che nel Settecento era in grande ascesa. A pochi isolati da Piazza Castello troviamo un locale storico, il Caffè Fiorio, aperto nel 1780, che fu luogo di ritrovo di politici e personaggi influenti.

Sul lato sinistro della via, al civico 17, il palazzo settecentesco già  sede dell'Università  di Torino (la cui fondazione risale all'inizio del Quattrocento) e che ora ne ospita il Rettorato, con un bel cortile chiuso da un loggiato. L'ingresso principale del palazzo era originariamente posto sul lato di Via Verdi (all'epoca si chiamava Via della Zecca) e al progetto lavorarono vari architetti tra i quali forse anche Juvarra e Bertola.

Le due chiese della via, San Francesco da Paola e SS. Annunziata, risalgono alla fine del Seicento. La prima, leggermente rientrante rispetto alla strada, interrompe la teoria dei portici: la solenne facciata fu disegnata dal Costaguta nel 1632 e l'altare maggiore è opera di Amedeo di Castellamonte.

  

La chiesa della SS. Annunziata, quasi al'angolo con Via Sant'Ottavio, fu progettata da Carlo Morello nel 1650 ma venne quasi completamente ricostruita nei primi decenni del Novecento. Conserva dipinti del Gonin e una bella Annunciazione del Beaumont. Ogni anno vi si espone un presepe meccanico di ingegnosa costruzione artigianale.

A breve distanza da via Po, su Via Montebello, il simbolo di Torino, la Mole Antonelliana, oggi sede del Museo Nazionale del Cinema. 

Al civico 55 di Via Po, al piano nobile di un palazzo della fine del ‘600, possiamo visitare un luogo che del Barocco conserva molte preziose testimonianze, il Museo di Arti Decorative della Fondazione Accorsi, inaugurato alla fine del 1999. Le sue 27 sale espongono arredi e oggetti di diverse epoche, ma soprattutto del XVII e XVIII secolo, e di varia natura: dalla ricostruzione di una cucina del Seicento, con oggetti curiosi di origine popolare, a pezzi di valore inestimabile come il mobile a doppio corpo di Pietro Piffetti, sommo ebanista del Settecento.

La via sfocia su Piazza Vittorio Veneto, la cui costruzione terminò attorno al 1830, e dalla quale, imboccando Via Principe Amedeo, dopo pochi isolati si incontra Palazzo D'Azeglio (Via Principe Amedeo, 34) una dimora nobiliare costruita a fine Seicento su progetto del Garove e variamente rimaneggiata nel secolo successivo. Nel 1798 vi nacque Massimo D'Azeglio; attualmente è sede di fondazioni culturali e accademiche.

Svoltando a sinistra in Via San Massimo e raggiunta Via Giolitti, si trova l'Ospedale di San Giovanni Battista, alla cui costruzione, iniziata nel 1680 su disegno di Amedeo di Castellamonte, lavorarono vari architetti. Era, per l'epoca, decisamente all'avanguardia: una struttura a due piani (il primo riservato agli uomini, il secondo alle donne) a quattro bracci disposti a croce greca, con una cupola a sormontare il centro, dove si trovava un altare. Completavano il tutto quattro cortili delimitati all'interno dai bracci dell'ospedale e all'esterno da portici con colonne. Parte del complesso è attualmente sede del Museo Regionale di Scienze Naturali ed ospita mostre di grande interesse.

 

Continuando verso destra in Via Accademia Albertina arriviamo in Piazza Carlo Emanuele II, meglio nota come Piazza Carlina. Fu progettata da Amedeo di Castellamonte come uno spazio ottagonale circondato da edifici stilisticamente armonizzati. Ad alcuni di questi lavorò Juvarra: è il caso di Palazzo Guarene e della Chiesa di Santa Croce. 

Poco distante, in Via Accademia Albertina 6, vale la pena visitare la Galleria dell'Accademia Albertina, in questa sede dal 1837, che espone una collezione nata nel Seicento e ricca di opere rinascimentali e barocche.

Proseguendo lungo Via Maria Vittoria, all'altezza di Via Carlo Alberto, si trova Palazzo dal Pozzo della Cisterna, già  residenza dei Duchi d'Aosta ed ora sede della Provincia di Torino. La costruzione del palazzo iniziò nel 1675, inserendosi nel contesto dell'ampliamento urbanistico allora in pieno svolgimento. Il suo attuale aspetto è però il risultato delle sostanziali modifiche apportate nel settecento in stile juvarriano. Splendidi il cortile, i giardini, lo scalone d'onore e le decorazioni interne ed esterne.

Imboccando Via Carlo Alberto si arriva nell'omonima piazza, sulla quale si affacciano la Biblioteca Nazionale e la parte ottocentesca di Palazzo Carignano. Attraversata la piazza, si trova Via Cesare Battisti, la cui prospettiva è chiusa da Palazzo Graneri (Via Bogino, 9), progettato nel 1683 da Gianfranco Baroncelli. A linee esterne austere corrisponde uno scalone solenne ed elegante e un salone decorato nel Settecento dal Dellala. Il palazzo ebbe un ruolo di rilievo nella storia di Torino: nel 1706 vi fu infatti insediato il Comando Supremo della difesa della città . Dalla metà  del XIX secolo il primo piano del palazzo ospita il Circolo degli Artisti.

Da Piazza Carlo Alberto si entra nella Galleria Subalpina, costruita nel 1873 reinterpretando stili e motivi baroccheggianti, e sotto le cui volte si trovano antiche librerie e negozi, e anche le vetrine del Caffè Pasticceria Baratti & Milano, sin dal 1875 il tempio della classica cioccolata con i pasticcini: ispirandosi a questo locale Guido Gozzano scrisse la sua celebre poesia «Le Goloseâ».  

 

 


 

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