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5. Il Quadrilatero

IL BAROCCO A TORINO: ITINERARI D'ARTE

5. IL QUADRILATERO
Testo e immagini Lucilla Cremoni

 

Da Piazza Castello, Via Palazzo di Città  (l'antica Contrada dei Panierai) immette su Piazza Corpus Domini, che prende il nome dall'evento miracoloso che vi si svolse, nel 1453. Secondo la leggenda, proprio in quel giorno (6 giugno) arrivò a Torino il ladro che aveva saccheggiato la chiesa di Exilles profittando di una battaglia in corso fra le truppe sabaude e l'esercito francese. Tuttavia, giunto in questa piazza, il mulo che trasportava il carico s'impuntò, e non ci fu verso di farlo muovere. Il bagaglio si rovesciò, e dall'ostensorio rubato si librò un'ostia che si fermò a mezz'aria; solo il vescovo di Torino, riuscì a far ridiscendere l'ostia che si posò in un calice. Il sito del prodigio divenne, da allora, un luogo di culto: nel 1510 vi fu eretta una cappella, poi inserita nella nuova chiesa del Corpus Domini, disegnata da Ascanio Vitozzi, ampliata da Benedetto Alfieri. Il magnifico altare maggiore è opera di Juvarra, il tabernacolo del Vittone. All'interno della chiesa, un piccolo spazio delimitato da una bella cancellata indica il luogo del miracolo. In questa chiesa operarono come canonici alcuni dei santi più illustri di Torino, come Sebastiano Valfré a metà  del Seicento e, nei primi decenni dell'Ottocento, Giuseppe Cottolengo, uno dei primi «santi socialiâ» di Torino. Una targa posta al numero 19 di Via Palazzo di Città  ricorda proprio il luogo in cui il Cottolengo «con quattro lettiâ» iniziò il suo apostolato che ebbe come fine principale la fondazione di ospedali per i più poveri.
La via sfocia in Piazza Palazzo di Città , l'antica Piazza delle Erbe, costruita a metà  del Settecento su progetto di Benedetto Alfieri e completata nell'ottocento con la statua di Pelagio Palagi che raffigura Amedeo VI di Savoia detto il Conte Verde, eroe delle Crociate. La piazza fa da cornice al seicentesco Palazzo di Città  progettato da Lanfranchi e al quale lavorarono anche Benedetto Alfieri e Filippo Castelli. Percorrendo Via Milano, all'angolo con Via San Domenico troviamo la chiesa omonima, l'unica di epoca medievale sopravvissuta alle demolizioni e rifacimenti di età  barocca. La Chiesa di San Domenico, di impianto gotico, fu costruita fra il XIII e il XIV secolo; nei pressi, vicino all'attuale Via Milano, sorgeva il Tribunale dell'Inquisizione.
Proseguendo lungo la via, in prossimità  di Piazza della Repubblica, vediamo la Basilica Mauriziana, costruita negli ultimi decenni del Seicento e, all'inizio del Settecento, donata da Vittorio Amedeo II all'Ordine Mauriziano. La chiesa subì numerosi rimaneggiamenti nei secoli successivi.

Svoltando a sinistra in Via Santa Chiara, al numero 8 troviamo Palazzo Novarina di San Sebastiano, il cui nucleo originario risale al Cinquecento ma che ebbe varie modifiche e ampliamenti ad opera, fra l'altro, del Vittone. Il palazzo, che è oggi un condominio privato e non presenta tratti identificativi particolari, è però celebre perché fu teatro della storia d'amore fra il re Vittorio Amedeo II e Teresa Canalis, moglie del conte Novarina.
Svoltando a destra in Via Bellezia si arriva in Piazza Emanuele Filiberto, a ridosso del grande mercato di Porta Palazzo e sulla quale si affaccia, tra l'altro, l'antica Farmacia della Consolata, fondata nel 1510.
Poco lontano, all'angolo tra Via Sant'Agostino e Via Santa Chiara, troviamo chiesa di Sant'Agostino, l'antica "chiesa del boia": nei pressi della chiesa venivano infatti sepolti i condannati a morte e i detenuti morti in carcere; inoltre, il boia cittadino aveva diritto a un banco nella chiesa e ad essere sepolti sotto il campanile, che conserva caratteristiche medievali.
A questo punto vale la pena tornare sui nostri passi e svoltare poi a sinistra in Via Bonelli, una strada suggestiva e di andamento irregolare rispetto all'ortogonalità  delle altre, con botteghe tipiche e locali multietnici. Dopo aver attraversato Via delle Orfane, pochi metri a sinistra la minuscola Via Maria Adelaide sfocia in Piazza della Consolata, sulla quale si affaccia la Basilica di S. Maria Consolatrice, nota come La Consolata, il più importante santuario torinese. Le sue origini sono antichissime e risalgono a San Massimo, primo vescovo di Torino nel IV secolo d.C. Sul luogo sorgeva una chiesa dedicata a Sant'Andrea, di proprietà  dei Benedettini dell'Abbazia di Novalesa che vi si rifugiarono quando l'abbazia fu invasa dai Saraceni. Il suo nucleo devozionale è un'antica icona della Vergine per la quale fu costruita una cappella sotterranea ancor oggi esistente.
La chiesa fu completamente riedificata fra Sei e Settecento, e i lavori proseguirono fino al XIX secolo; vi lavorarono, fra gli altri, Ascanio Vittozzi, Guarino Guarini e Filippo Juvarra. Il risultato è una struttura unica, articolata in spazi comunicanti e con una straordinaria e variopinta decorazione marmorea che il recente restauro ha valorizzato pienamente. A testimonianza dell'antichità  del complesso resta il robusto campanile di struttura romanica sulla piazzetta antistante l'ingresso della chiesa. Proprio dirimpetto alla chiesa, si trova, accanto a una delle erboristerie più antiche della città , un locale storico: il Bicerìn, una cioccolateria fondata nel 1763 che prese il nome dalla meravigliosa mistura di cioccolata, caffè e panna.


 

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