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Avigliana

 

AVIGLIANA

scheda di Michelangelo Carta
foto di Franco Caresio

Qualche torinese, girando per la parte alta di Avigliana, prova una strana sensazione di deja vu, anche se ci sta mettendo piede per la prima volta. Non è l'eco di una vita precedente (quando eravamo tutti principi e gran dame, perché non esiste che si sia la reincarnazione di un mozzo di stalla), è che questo fu uno dei modelli sui quali Alfredo d'Andrade realizzò il Borgo Medievale di Torino per l'Esposizione Generale del 1884. In particolare, si ispirò alla Casa della Porta Ferrata, una costruzione del XIII secolo, con una bella porta ogivale dai capitelli in pietra; e a Casa Senore o Casa del Vescovo, di cui rimangono la facciata e l'ambiente attiguo, che si trova in Via Galiniè e fu restaurata dallo stesso d'Andrade all'inizio del Novecento. L'esempio più spettacolare è tuttavia la Torre dell'Orologio, con il sottostante cortile: è un edificio a pianta ottagonale con decorazioni in cotto, e nel 1330 vi fu installato il secondo orologio pubblico in Italia dopo quello di Sant'Eustorgio a Milano.
Ma, a differenza del suggestivo ma del tutto fasullo Borgo Medievale del Valentino, ad Avigliana è tutto autentico, perché le origini della cittadina dei due laghi si perdono nella notte dei tempi, come testimoniano le tracce di insediamenti palafitticoli e di culti druidici; in epoca romana Avigliana era il centro daziario al confine fra il comprensorio taurinense e il regno di Cozio; la piana di Rivoli fu campo di battaglia fra le legioni di Costantino e di Massenzio, e nel 750 proprio ad Avigliana i Franchi di Pipino il Breve e i Longobardi si scontrarono, anticipando la battaglia della Chiusa in cui Carlo Magno sconfisse Desiderio.
In questa città , che sorge sulla Via Francigena, i Benedettini di Novalesa costruirono un ospedale per i pellegrini.
Proprio ad Avigliana Arduino Glabrione (che aveva cacciato i Saraceni dalla valle e ne aveva avuto in cambio vasti possedimenti) fece costruire, attorno al 942, il castello che per molti secoli fu la chiave della Val di Susa, più volte assediato, saccheggiato e ricostruito, e definitivamente distrutto nel 1691 dai francesi di Catinat. Ancor oggi, nelle notti di luna piena, si possono scorgere, appostati sugli spalti, i fantasmi dei soldati che morirono difendendo la piazzaforte...¦
La nipote di Arduino, la Marchesa Adelaide, fu invece il personaggio le cui nozze, nel 1034, con Oddone di Moriana Savoia signore di Torino, permisero alla casata sabauda di estendere i propri domini fin oltre il Moncenisio.
La città  fu al centro di contese e conquiste, e visse momenti di grande splendore nel XIV secolo, quando Amedeo VI (il Conte Verde) la nominò città  franca.
Nel 1360 vi nacque Amedeo VII di Savoia, detto il Conte Rosso, figura amata e ancor oggi celebrata nel Palio storico che si svolge ogni anno in giugno e ricorda quello guidato dallo stesso Conte Rosso nel 1389 in onore di Valentina Visconti, di passaggio verso la Francia dove andava in sposa al fratello del re.
I secoli successivi furono un susseguirsi di battaglie, assedi e saccheggi: particolarmente sanguinosi quelli del 1536, quando le antiche mura nulla poterono contro i primi cannoni; del 1630, quando all'assedio si aggiunse anche la peste; e quelli subiti negli anni dell'assedio di Torino.
In seguito, la città  visse periodi decisamente meno tempestosi, e sviluppò pienamente quella vocazione produttiva e commerciale che da sempre aveva affiancato quella militare- guerresca.
Ad Avigliana si svilupparono industrie importanti, dal dinamitificio, attivo fino al 1965, alla Duco-Montecatini, la fabbrica di vernici in cui nel 1946-47 lavorò Primo Levi, che proprio nelle pause del lavoro scrisse Se questo è un uomo.


 

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