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1. Piazza Castello

Il Barocco in Piemonte: itinerari d'arte


1. PIAZZA CASTELLO 
Testo e immagini Lucilla Cremoni 

 

La piazza, punto di partenza e di arrivo di tutti i percorsi barocchi di Torino, fu progettata da Ascanio Vitozzi alla fine del Cinquecento per dare senso a uno spazio fino ad allora assai irregolare, e per rifunzionalizzare la struttura che ne occupava il centro, proprio quel "Castello" da cui la piazza prende il nome e che è l'odierno Palazzo Madama
Questa costruzione è il risultato di una straordinaria fusione degli edifici nati sopra e attorno allaPorta Pretoria, uno degli ingressi fortificati della Torino romana e di cui rimane traccia nelle due torri poligonali d'angolo, vale a dire quelle rivolte verso Via Garibaldi ed ora incorporate nella facciata barocca. Nel XIII secolo la struttura romana, passata agli Acaia, divenne una casa-forte e fu variamente rimaneggiata; nel Quattrocento furono costruite le torri sul lato verso l'attuale Via Po. 
Il nome del palazzo si deve al fatto che nel corso del Seicento esso divenne la residenza delle Madame Reali: la reggente Maria Cristina di Francia e Maria Battista di Savoia-Nemours. In questo periodo l'antico fortilizio fu trasformato in residenza reale: vi lavorarono Ascanio Vitozzi e Carlo di Castellamonte, la facciata venne modificata e il cortile interno coperto e trasformato in salone. 
Ma fu nel Settecento che si realizzò la più spettacolare, anche se parziale, trasformazione del palazzo, quella che gli diede il suo aspetto odierno. 
Il Reale Architetto Filippo Juvarra progettò la facciata barocca in pietra bianca di Chianocco e il grandioso scalone interno. La funzione di queste realizzazioni, va precisato, era principalmente decorativa: nessuno di questi elementi, infatti, rispondeva a una qualche esigenza particolare, ma la magnificenza delle colonne che disegnano la facciata, la grandiosità  dell'atrio, dello scalone, della volta a rosoni riccamente affrescata, le grandi vetrate che permettevano di vedere il lusso della corte e delle feste, la balaustra arricchita dalle statue che si stagliano contro il cielo, creano un effetto scenografico straordinario e riescono perfettamente a comunicare l'opulenza e la forza del regno sabaudo, all'epoca in piena espansione. 
 

Sulla piazza, attorno a Palazzo Madama, si affacciano alcuni fra gli edifici principali della Torino barocca. 
A cominciare da Palazzo Reale, sorto sul sito dell'antico palazzo vescovile e alla cui costruzione lavorarono, in un arco di tempo di circa due secoli, tutti gli architetti di corte. 
Il progetto iniziale fu realizzato, come la piazza e altre vie cittadine, da Ascanio Vitozzi alla fine del Cinquecento, e a metà  del Seicento si completò la facciata, opera di Carlo Morello. 
Gli interventi continuarono anche nel secolo successivo: Juvarra vi progettò, fra l'altro, la spettacolareScala delle Forbici, Benedetto Alfieri gli Appartamenti d'Estate e d'Inverno, oltre alla Galleria che prese il nome da Claudio Francesco Beaumont, il pittore di corte autore di affreschi e decori. 
Palazzo Reale era una struttura complessa che non aveva solo la funzione di residenza del

 sovrano, ma era il vero centro nevralgico ("Zona di Comando") della gestione dello stato. A questo scopo, nella seconda metà  del Seicento Amedeo di Castellamonte pensò di realizzare una grande ala articolata in varie strutture che congiungevano il palazzo alla Contrada di Po (oggi Via Po). Ne facevano parte la cosiddetta "Ala delle Segreterie", cui lavorarono Juvarra e Benedetto Alfieri, completata a metà  del Settecento (oggi questa sezione ospita gli uffici della Prefettura e il Consiglio Provinciale); l'Archivio di Stato, anch'esso disegnato da Juvarra; il Teatro Regio, progettato da Benedetto Alfieri e completato nel 1740, poi distrutto da un incendio nel 1936 e ricostruito negli anni Settanta del Novecento; l'Accademia Militare, danneggiata dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale e poi demolita per consentire la ricostruzione del teatro cui era attigua; infine, e abbiamo ormai percorso i portici fino ad arrivare in Via Verdi, le antiche Scuderie, la Cavallerizza Reale, anch'essa opera di Alfieri, oggi restaurata e sede di mostre ed eventi culturali. 
La parte «storicaâ» e visitabile di Palazzo Reale comprende, oltre all'Armeria Reale e alla Galleria del Beaumont, tutto il corpo centrale del palazzo, quello preceduto dalla Piazzetta Reale, chiusa dalla cancellata di Pelagio Palagi culminante nelle statue dei Dioscuri (Castore e Polluce). Vi si possono ammirare, fra l'altro, la Sala del Trono e una grande varietà  di ambienti con capolavori di ebanisteria realizzati dal Piffetti e dai massimi ebanisti del tempo, le preziose tappezzerie e cineserie in voga nel Settecento, magnifiche collezioni di porcellane.

Dietro il palazzo, i Giardini Reali sono il risultato del lavoro di vari architetti paesaggisti, a cominciare dal celeberrimo André Le Nôtre, architetto del Re Sole, che ne progettò il nucleo iniziale, poi più volte ampliato e arricchito con interventi di altri insigni architetti e scultori, che progettarono rotonde e fontane (di cui solo una ancora presente, ornata con belle sculture diFrancesco Martinez), dei più bravi ingegneri idraulici del tempo, come Thomas Glover, e del grande giardiniere Henri Duparc cui fu affidata la scelta e la disposizione di alberi e piante ornamentali. 
Adiacente alla Piazzetta Reale, la piccola Chiesa di San Lorenzo è un capolavoro di Guarino Guarini, monaco teatino chiamato a progettarla attorno al 1665. Realizzò una struttura a pianta centrale, raccolta, con un gioco di pieni e di vuoti che creano particolarissimi effetti di luce e di colore con i marmi policromi di cui è composta la ricchissima decorazione interna. A sovrastare il tutto, una cupola in cui le nervature degli archi creano una stella a otto punte che delimita e disegna la pianta ottagonale della lanterna. 
Attraversata Piazzetta Reale e il passaggio che immette su Piazza San Giovanni, troviamo, alla nostra sinistra, Palazzo Chiablese, una costruzione il cui nucleo originario risale al XV secolo ma che fu largamente risistemata nel Settecento da Benedetto Alfieri su commissione del re Carlo Emanuele III. Pur gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, il palazzo conserva molti dei pavimenti e decorazioni originali, ma gli arredi vi furono portati da varie residenze reali. Particolarmente grandioso lo scalone monumentale, oltre a vari ambienti ricchi di decorazioni e che presentano dipinti di pregio. Il palazzo, sede della Soprintendenza ai Beni Ambientali e del Paesaggio, è anche sede di mostre e convegni.

Accanto al palazzo sorgono il Campanile e la Cattedrale di San Giovanni Battista, duomo di Torino. Unico esempio di arte rinascimentale a Torino, il duomo fu costruito per volontà  del cardinale Della Rovere nell'ultimo decennio del Quattrocento e fu consacrato nel 1505. L'architetto, Meo del Caprina da Settignano, progettò il duomo ispirandosi a Santa Maria Novella a Firenze, ma i risultati non sono gli stessi, anche per le dimensioni più ridotte di questa struttura. 
La costruzione del campanile, iniziata verso il 1470, fu interrotta e ripresa da Juvarra nel 1722, come risulta evidente dalla differenza di stili. 
L'interno della cattedrale è semplice e ben ritmato; sul fondo, a destra, un portale immette alla Cappella della Sindone, opera del Guarini, dove si custodiva, in un altare di marmo nero, il cofano d'argento chiuso con sette chiavi contenente appunto il Sacro Lino, trasferito a Torino da Chambéry nel 1578. La cappella in realtà  non faceva parte del Duomo bensì di Palazzo Reale, cui era collegata, e rappresentava, con la famosa cupola, l'apice assoluto dell'arte barocca. Pressoché distrutta da un incendio nell'aprile 1997, è ora sostenuta da una rete di impalcature mentre si stanno svolgendo gli interventi di restauro. 
Quasi di fronte al Duomo sono ancora visibili i resti della Torre Palatina, uno degli ingressi della Torino romana, e poco distante, in Via Porta Palatina, si trova la Chiesa dello Spirito Santo, ricostruita nel Settecento dal Ferroggio in sostituzione di una precedente struttura ormai pericolante. Particolarmente degno di nota il coro, opera di Pietro Botto, grande ebanista del Seicento, oltre a quadri e decori di grande valore.

 


 

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