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6. Val Cenischia

VALLE DI SUSA - Percorsi d'arte, fede, memoria
A cura del Centro Culturale Diocesano di Susa

 

VAL CENISCHIA
Le vie degli antichi pellegrini

 

La Valle di Susa è un territorio multiforme, composto dalla valle della Dora Riparia e da numerose vallate minori laterali. Una di esse è la Val Cenischia, che si imbocca poco a monte dell'abitato di Susa percorrendo la strada statale per il Moncenisio.
Il monumento più noto di questa valle, autentico scrigno di arte e di storia, è l'Abbazia di Novalesa, fondata nel 726 ai piedi del valico del Moncenisio, da secoli importantissimo nodo di connessione tra l'Italia e l'Europa settentrionale.
Sulla strada, si attraversano paesi altrettanto belli e antichi. Il primo paese che si incontra, una volta lasciata Susa, è Venaus. Il suo nome deriva da Venalicium, ossia "uogo di caccia" dei Savoia. È anche immediato il richiamo agli Spadonari che qui e in altri paesi della Valle replicano ogni anno la tradizionale danza delle spade, sublimazione di antichi combattimenti. Con gli abiti caratteristici ed il tipico copricapo - il Bran, che con frutta e fiori simboleggia la fine dell'inverno e l'inizio della primavera - si esibiscono il 3 febbraio per la festa patronale di San Biagio.
Ma Venaus è anche ricco di importanti testimonianze artistiche, in particolare la chiesa parrocchiale, dedicata appunto a San Biagio, che si distingue per il campanile, per le opere al suo interno e per gli affreschi.
Il campanile, nello stile romanico-delfinale tipico dell'Alta Valle di Susa, è formato da una solida torre quadrata sormontata da una cuspide e tre dei suoi lati sono solo parzialmente visibili perché coperti dalla chiesa novecentesca che vi è stata addossata.
All'interno della chiesa si possono ammirare varie opere lignee. Il coro, oggi riassemblato, risale alla metà  del Settecento circa, quando fu eseguito anche il leggio corale con il suo badalone (stipo per i libri liturgici) che presenta sulla porticina la tipica decorazione a fiori stilizzati che si ritrova negli intagli lignei della zona. Ottocenteschi sono invece i confessionali intagliati, realizzati imitando modelli compositivi più antichi.
Sulla parete della navata sinistra, si trova poi il gruppo del Calvario che, per analogia con altri gruppi presenti sia al di qua sia al di là  del Moncenisio, si pensa che dovesse dominare, dal trave dell'arco trionfale, il presbiterio dell'antica chiesa (probabilmente nel 726, anno di fondazione dell'Abbazia di Novalesa, Venaus aveva già  una sua chiesa). Il Cristo è assai più antico delle due statue della Vergine e di S. Giovanni: risale infatti al Quattrocento, mentre le altre sono del XVII secolo e sono state realizzate da un altro artista, forse della cerchia di Clappier di Bessans.
L'altare laterale sinistro conserva l'antico retable in legno intagliato e dipinto della seconda metà  del Settecento: di semplice fattura presenta ai lati del dipinto (Vergine col Bambino, San Francesco di Sales e Le anime del Purgatorio) coppie di colonne classicheggianti.
La chiesa conserva inoltre una serie di interessanti dipinti tra i quali si segnalano, sull'altare laterale destro, la Madonna del Rosario, San Domenico e Santa Rosa da Lima della fine del Seicento.
Sulla parete sinistra della navata centrale, l'ovale con cornice intagliata e coronato da due cherubini raffigurante la Morte di San Giuseppe, datato alla seconda metà  Settecento; nell'abside si vedono il Martirio di un Santo, tela firmata nel 1727 da «Geofredus Magistri loci Borgerjâ» e l'immagine della Trinità  accompagnata da Santi e Anime del Purgatorio, opera di una bottega di pittori molto attivi in Valle tra il terzo e il quarto decennio del XVIII secolo.
Con il restauro novecentesco è stata inglobata nella chiesa la Cappella del SS. Sacramento, che anticamente le era attigua. Sulla controfacciata un quadro raffigura la Nascita di Maria, datata tra l'ultimo quarto del XVII secolo ed i primi anni del XVIII, con una cornice barocca riccamente scolpita, dorata e dipinta; sull'altare si può ammirare la splendida icona con al centro San Biagio e Santi, a sinistra San Giovanni Battista, a destra San Giuseppe col Bambino. L'insieme è stilisticamente proprio della scuola dei Clappier di Bessans.
Salendo oltre Venaus, lungo la strada della stretta Val Cenischia, si giunge a Novalesa, antico borgo ricco d'arte e di cultura le cui sorti sono state in passato legate a quelle dell'Abbazia dei SS. Pietro ed Andrea, fondata nel 726 dal patrizio Abbone e ancor oggi abitata dai monaci Benedettini. Oltre all'Abbazia, un altro interessante edificio religioso è la Cappella del SS. Sacramento, anticamente sede dell'omonima confraternita ed oggi Museo di Arte Religiosa Alpina, facente parte del Sistema Museale Diocesano di Susa. Le collezioni qui conservate interessano diverse epoche storiche, a partire dal periodo romano a quelli longobardo, carolingio e napoleonico.
Il Museo ospita una straordinaria rassegna di oggetti d'arte, tra i quali un reperto di epoca tardoantica, un cofanetto longobardo, alcune pissidi carolingie ed ottoniane. Fra tutti, spicca per pregio e importanza l'urna-reliquiario di Sant'Eldrado, opera di argentiere renano-mosano del XII secolo.
Attigua a questa cappella, si trova la Chiesa Parrocchiale, dedicata a Santo Stefano, che conserva importanti affreschi e tele dipinte. Gli affreschi si trovano all'esterno e rappresentano, sul lato sinistro, scene della Passione di Cristo (XVI secolo) e, sulla parete destra, I Vizi e le Virtù ed alcuni Santi (XVIII secolo). Disposti su tre fasce orizzontali, questi ultimi sono composti da una fascia superiore con le virtù individuate da un'iscrizione sopra ogni raffigurazione, da una fascia mediana con la cavalcata dei vizi e da una inferiore con le pene riservate ai viziosi, con la definizione del relativo atteggiamento vizioso.
I dipinti conservati nella Parrocchiale sono invece opera di Daniele da Volterra, François Lemoyne (Adorazione dei Pastori), della scuola di Rubens e Caravaggio.
Per le opere che si trovano all'interno della chiesa, il pensiero corre alla Parrocchiale di San Giorgio Martire di Moncenisio, il terzo paese che si incontra salendo da Susa. Numerose sono le affinità  tra le due chiese, forse dovute alla dipendenza di entrambe dall'Abbazia di Novalesa. Su un alto trave al centro della chiesa è collocato, per esempio, il gruppo scultoreo del Calvario ed anche il retable dell'altare maggiore è simile.
Moncenisio era famoso per i marrons, le guide che portavano i viaggiatori che intendevano passare il valico, tanto che il nome del borgo di Ferrera deriva da questa professione (dal Latino ferre, portare). Non si conosce invece l'etimologia esatta della parola marrons che veniva altresì usata, anche con significati diversi, in altre zone. Il più delle volte i viaggiatori erano pieni di ammirazione per la destrezza, l'abilità  e il duro lavoro che i marroni svolgevano. Tuttavia i loro modi ed il loro aspetto dovevano avere qualcosa di selvaggio, al punto da intimorire, a volte, i viaggiatori. I loro compiti erano simili a quelli di una guida alpina odierna: mettevano in guardia le persone sconsiderate, le aiutavano nei tratti più pericolosi del percorso suggerendo le tappe di riposo, sconsigliando la partenza ed il proseguimento quando il tempo si faceva minaccioso, ecc. I marroni provvedevano anche a caricare i bagagli dei viaggiatori sui muli e sui cavalli che guidavano lungo i ripidi sentieri del valico. Chi poteva permetterselo assoldava i marrons per farsi portare in sedia su per la montagna. La parte più emozionante del viaggio era quella che costituiva una vera e propria attrazione nei passaggi invernali, ossia la veloce corsa in slitta dal colle a Lanslebourg. I viaggiatori erano fatti salire su rozze slitte e portati a gran velocità  giù per la ripida discesa, con un dislivello di oltre seicento metri compiuto in pochi minuti. Questa pista era definita «pista della ramasseâ», dal nome delle slitte con cui veniva percorsa, le ramasses, appunto. Niccolò Madrisio, il patrizio udinese che descrisse in versi i suoi viaggi per l'Italia, la Francia e la Germania, ha lasciato una lunga descrizione del passaggio del Moncenisio e, in particolare, di questa discesa: "De' regni alpini in su le vie nevose / io vi strisciai veloce, e in un baleno / non più torpido appunto e non più tardo / degli stessi baleni / volai, né maggior tempo / impiegando in quel volo / di quello che qui impieghi / a narrarti quel volo. / Non scesi, no, precipitai dal monte!".
Moncenisio, se in passato era legato all'ospizio di Santa Maria ed all'assistenza dei pellegrini che passavano il valico, oggi è una piccola ma suggestiva località  turistica. Tra le sue caratteristiche vie si possono ammirare interessanti meridiane, che indicavano ed indicano l'ora a tutti coloro che vi transitavano. Vale dunque la pena fare un salto a Moncenisio, un lago in mezzo alle montagne, che fa da cornice a preziose opere d'arte.

2003


 

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