VALLE DI SUSA - Percorsi d'arte, fede, memoria
a cura del Centro Culturale Diocesano di Susa
I TESORI DELLE CHIESE
DI BARDONECCHIA
I retables
Cosa sono i retables? Il termine, di origine francese, indica che si tratta di oggetti che si trovano "dietro alla tavola" dell'altare. Si tratta dunque di ancone d'altare di epoca barocca, molto diffuse, specie nell'Alta Valle di Susa.
Molti retables sono opera di artisti d'Oltralpe: del resto, fino al trattato di Utrecht del 1713, l'Alta Valle di Susa fino a Chiomonte faceva parte del Delfinato francese. Tra questi artisti si può ricordare il Maestro Jaques Jesse di Embrun, che realizzò, alla fine del XVII secolo, il retable dell'altare maggiore della chiesa di Sant'Ippolito e quello della cappella del Carmine a Melezet. Il primo, formato da quattro colonne tòrtili decorate da un tralcio di vite e da due nicchie laterali contenenti statue, presenta un dipinto centrale di grande valore raffigurante la Madonna con il Bambino, S. Ippolito e S. Giorgio ed attribuibile alla bottega dei Dufour.
Ad un artista valligiano si può ricondurre invece il retable della chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Les Arnauds, ricco di decorazioni dorate su sfondo celeste. Ripartito in tre corpi, ospita al centro il dipinto (Madonna del Rosario con S. Ippolito e S. Lorenzo), e ai lati le statue dei due Santi in apposite nicchie.
Ignoti sono pure gli autori dei retables della parrocchiale di Sant'Antonio Abate a Melezet e della chiesa di Sant'Andrea Apostolo a Millaures. Il primo, realizzato nel 1698-1699, presenta, oltre alle tipiche colonne e decorazioni, un petit retable con l'immagine dell'Eterno circondato da angioletti eteste di cherubino alla base delle colonne. Il secondo è invece particolare per la sua policromia e doratura. Tra le colonne sono presenti nicchie con le statue del patrono Sant'Andrea Apostolo e di San Pietro, mentre in alto vi è un'interessante Annunciazione scolpita.
I manufatti lignei
Erano certamente molto frequenti nella zona di Bardonecchia, poiché il legno era una risorsa molto sfruttata, tanto che il nome stesso della frazione, Melezet, significa "larice", e in questa località opera a tutt'oggi una celebre scuola di intaglio. Caratteristici della sua parrocchiale sono i cosiddetti "Grappoli del Melezet", che decorano le pareti. Si tratta di intagli lignei che rappresentano cascate e ghirlande di frutta e fiori, con vivace decorazione policroma e doratura, realizzati tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. Oltre a queste opere, nella chiesa si possono ammirare anche il ciborio (la struttura che sovrasta il fonte battesimale), formato da
sette pannelli lignei traforati e sormontati da una piramide che termina con una croce, ed il leggìo-ambone ricavato da una parte del pulpito.
Altrettanto interessante è il leggìo di Millaures. Eseguito nel 1508 da "M. B. de Meleseto", accoglie, su un pannello, la raffigurazione del trigramma di Cristo (IHS), due stemmi coronati con il giglio di Francia e il delfino; sull'altro, ancora lo stemma coronato con i tre gigli di Francia inserito tra due porte merlate di città con torri e campanile.
Nella magica quiete di Rochemolles è possibile ammirare la chiesa di San Pietro Apostolo, con il suo splendido soffitto ligneo policromo decorato con stelle e ripartito da cornici in rilievo in spazi quadrati, opera di intagliatori attivi nell'Alta Valle e risalente alla fine del XV secolo. Oltre ad esso, altri manufatti lignei sono la tribuna superiore, datata 1758, che riprende i modelli tardogotici diffusi in Valle dal XVI secolo e il tabernacolo, risalente alla seconda metà del Seicento e originariamente parte di un retable, che presenta la statuetta di Cristo (Ecce Homo) scolpita a tutto tondo sullo sportello. Di rilevante interesse è anche il coro, prodotto locale rustico del XVII secolo, formato da spalliere con semplici pannelli che riprendono le forme dell'arredamento domestico valligiano e con al centro il leggìo corale (1571) ed il leggìo (1621). Le decorazioni intarsiate ed intagliate raffigurano, su un lato, il sole raggiante entro architetture turrìte e, sull'altro, gli strumenti della Passione ed il trigramma di Gesù.
Un altro coro molto interessante, a Bardonecchia, è quello della chiesa di Sant'Ippolito, che proviene dall'Abbazia di Novalesa e fu acquistato da don J. M. Vachet nel 1828-29. Databile tra il 1435 e il 1440, è opera di un maestro
savoiardo ed è composto da 16 stalli, con decorazioni animali e vegetali e la rappresentazione dei profeti. All'interno della chiesa vi sono altri manufatti lignei.
Oltre alla statua di San Sebastiano (1500) e all'anconetta con la Madonna col Bambino (fine 1400), balza subito agli occhi la predella scolpita a bassorilievo sottostante la pala dell'altare maggiore e raffigurante tre scene della Passione di Cristo: da sinistra, Gesù che prega nell'orto, l'Ultima Cena, la cattura. È una delle poche opere di intaglio ligneo policromo in Valle di Susa attribuita alla bottega pinerolese dei Serra (fine XV - inizio XVI secolo).
Per completare la panoramica sui manufatti lignei nelle parrocchiali di Bardonecchia, vanno ricordati a San Lorenzo di Les Arnauds, il dossale del fonte battesimale, uno dei pochi precedenti al Concilio di Trento (1545-1563), e la croce processionale, dorata, risalente agli inizi del ‘700 ed opera di un intagliatore di Grenoble. Su una faccia presenta il Cristo crocifisso e nelle estremità dei bracci la Madonna e le Tre Marie; sull'altra, un'Assunta ad alto rilievo sorretta da quattro angioletti. La tecnica esecutiva è mirabile e simula un'opera di oreficeria.
La pietra
Va nuovamente citata Melezet, sui cui versanti montani erano presenti delle cave di marmo grigio-rosa. E proprio di questo materiale sono il fonte battesimale di Sant'Antonio Abate, con decorazioni a petali, e quello di Sant'Ippolito, firmato da Jean Roude Gros du Mellesé e datato 1573, decorato con gli stemmi della famiglia dei De Bardonnèche, del Delfinato e del re di Francia.
Anche i fonti battesimali delle altre chiese sono di notevole interesse. Quello di Millaures presenta intagli lapidei; quello di Les Arnauds, del 1632, opera di Anthoine Ourcellet des Arnauds, è decorato da stemmi, da elementi floreali, dall'insegna dell'esecutore (un orso) e dall'immagine del martirio di San Lorenzo sulla graticola.
Altre opere in pietra sono l'acquasantiera di Rochemolles (1552), la fontana sulla piazza di Melezet (1732) e la croce antistante la chiesa di Les Arnauds. Dunque, si è tentato di dare qualche informazione sui tesori delle chiese di Bardonecchia.
Rimane comunque difficile descrivere la calma di questi luoghi a pochi passi dall'affollamento delle piste da sci. Bardonecchia è un'occasione unica per riscoprire la semplicità e la preziosità del culto antico: basta iniziare a camminare ed ogni strada ed ogni sentiero riserveranno notevoli sorprese, sia ai cultori dell'arte sia agli appassionati della montagna.
Immagini, nell'ordine
La Parrocchiale di S. Pietro a Rochemolles
La Parrocchiale di Melezet
Un'immagine d'epoca della Parrocchiale di Les Arnauds
Tutte le immagini sono state fornite dal Centro Culturale Diocesano di Susa
2003