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La Certosa di Montebenedetto

LA CERTOSA DI MONTEBENEDETTO
La Simplicitas et Rusticitas dei Certosini e il monastero nel cuore dell'Orsiera

di Franco Caresio 
Immagini: Ente Parco Orsiera Rocciavrè


In una conca a 1170 metri d'altitudine nel Parco Orsiera Rocciavrè, a pochi chilometri da Villarfocchiardo, la Certosa di Montebenedetto è immersa nella solitudine del bosco, in quel certosino isolamento dal mondo, quel deserto che nel Medio Evo non era difficile trovare nella natura delle selve e nelle asprezze del clima montano. Non conosciamo l'anno esatto di fondazione, quel che sappiamo è che nel 1189 Tommaso I di Moriana donò ad alcuni monaci della Grande Chartreuse di Grenoble, staccatisi dalla casa madre, il territorio della Losa sopra Gravere, ma forse l'eccessiva vicinanza con Susa li indusse ben presto a lasciare il piccolo monastero che avevano costruito e a chiedere un'altra collocazione, ottenendo il terreno a monte di Villarfocchiardo sul quale ancora sorge la Certosa di Montebenedetto.
La Certosa prosperò per quasi trecento anni, ma nella seconda metà  del Quattrocento il progressivo spostamento a valle degli interessi e delle attività  del monastero e una disastrosa inondazione che nel 1473 danneggiò gravemente la struttura portarono al trasferimento definitivo dei monaci a Banda, dove già  esistevano alcune celle. Montebenedetto divenne così una grangia, cioè una fattoria gestita da un converso (il frater grangerius), che già  a partire dal XIV secolo fu affiancato da salariati e fittavoli.
Nel periodo napoleonico, la Certosa fu espropriata dallo Stato, e nel 1830 fu ceduta a privati.
Quella di Montebenedetto è dunque una delle più antiche istituzioni cenobitiche alpine, e sebbene nel corso dei secoli sia stata variamente rimaneggiata, proprio il suo abbandono come luogo di culto ha fatto sì che la chiesa non abbia avuto a subire le profonde trasformazioni legate alla Controriforma.

Il complesso della Certosa, secondo i canoni tipici di queste strutture, si componeva di due parti: la casa alta, riservata ai monaci, e la casa bassa o correria, per i conversi e per i monaci che si ammalavano e, come prescriveva la regola, non potevano rimanere nella casa alta. Quest'ultima costituiva dunque il monastero vero e proprio, che si sviluppava attorno alla chiesa e comprendeva anche il chiostro grande e il chiostro piccolo, a cui si aggiungevano gli ambienti di lavoro e di servizio: sala capitolare, biblioteca, cucina, refettorio, dormitorio (per i conversi che per le festività  religiose salivano alla certosa e vi pernottavano); e le celle per i monaci, piccole residenze singole organizzate su due piani dove i monaci vivevano, lavoravano, pregavano e coltivavano l'orticello da cui traevano il loro sostentamento. A protezione dai pericoli esterni, ma anche a tutela dell'isolamento, una recinzione - inizialmente una semplice palizzata e poi un vero e proprio muro di cinta con tanto di torrette di avvistamento - circondava il monastero, ed aveva un'unica porta di ingresso, sorvegliata da un guardiano.
Il chiostro piccolo, a ridosso della chiesa, era luogo di preghiera, lettura e meditazione, e vi si affacciavano tutti gli ambienti comuni: sala capitolare, refettorio, biblioteca, magazzini, dormitorio dei conversi. Sul chiostro grande invece si affacciavano le celle dei monaci; vi si trovavano anche il lavatoio e il cimitero, inizialmente riservato ai monaci e ai conversi, poi anche a personaggi locali di un certo rilievo.
Ma il fulcro di questo, come di tutti i complessi monastici, era la chiesa: nelle prime certose era l'unico edificio in pietra mentre tutti gli altri erano costruiti in legno. L'interno, spoglio ed essenziale, riflette gli ideali di Simplicitas et Rusticitas che il monastero mantenne per tutta la sua storia: spesse mura sostengono una navata che si restringe nel presbiterio con la caratteristica abside piatta. Lo stile è sostanzialmente romanico, con alcuni elementi gotici dovuti a interventi successivi, e la facciata presenta un portale con un architrave monolitico, sormontato da una finestra romanica.
Il lavori di restauro, iniziati nel 1987 e finanziati anche dall'Ente Parco Orsiera Rocciavrè, hanno consentito di consolidare le strutture, la cui stabilità  era gravemente compromessa da infiltrazioni d'acqua, e di recuperare anche l'interno della chiesa, eliminando l'intonacatura fatta in tempi recenti e riportando a vista le strutture in pietra. Il pavimento, che si scoprì essere quello della struttura originale, è stato protetto da un rivestimento ligneo amovibile. Ora la chiesa della Certosa di Montebenedetto viene usata nel periodo estivo come sede di concerti di musica classica, celtica, e di canti gregoriani, ed ospita una mostra permanente sulle certose, l'epoca e la vita dei certosini. Inoltre, passeggiate autoguidate nei dintorni portano a quel che rimane delle celle dei monaci e della correria.

2006


 

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