Luigi Ballatore
STORIA DELLE FERROVIE IN PIEMONTE
Editrice Il Punto 2002, 224 pagine, € 29
La nascita della ferrovia ha rappresentato un passaggio fondamentale non solo in termini di progresso scientifico e tecnologico, ma anche e soprattutto per i mutamenti epocali e irreversibili che ad essa si sono accompagnati in campo sociale, economico e storico. Senza timore di esagerare, si può ben affermare che l'invenzione del treno, all'inizio del XIX secolo, ha avuto un'importanza paragonabile a quella della ruota, di cui è di fatto evoluzione. Il treno ha infatti rivoluzionato la mobilità di persone e merci, che per millenni era rimasta sostanzialmente immutata. Per limitarci al caso italiano, ad esempio, va ricordato che ancora nell'Ottocento ci si spostava in modi e lungo strade che erano sostanzialmente gli stessi usati dai Romani. I mezzi di trasporto erano carri trainati da cavalli, muli o buoi, se le condizioni delle strade lo consentivano. Per le vie e vicoli cittadini, i ricchi potevano viaggiare a bordo di portantine e bussole, ma nei tratti più impervi o sconnessi delle strade montane, spesso non c'era altra scelta se non scendere e proseguire a piedi. Al disagio di questi viaggi lenti e faticosi si aggiungeva poi, non di rado, il pericolo costituito dalle bande di predoni e briganti che infestavano zone ancora semiselvagge e scarsissimamente popolate.
Un primo, importante passo per la modernizzazione del trasporto fu compiuto a seguito dell'espansione napoleonica, allorché si diede avvio alla costruzione di strade carrozzabili e si favorì la formazione di imprese di trasporti. Quest'opera di razionalizzazione proseguì anche dopo la caduta di Napoleone, con la progressiva regolamentazione del servizio, l'allestimento di stazioni per il cambio di cavalli e il ristoro dei passeggeri, l'organizzazione di un servizio regolare su tratte ben definite.
Tuttavia, i viaggi continuavano ad essere lenti e laboriosi, e anche molto costosi: basti pensare che un viaggio da Torino a Genova richiedeva circa 25 ore, escluse le soste per il ristoro dei passeggeri, e che la tratta Torino-Asti costava l'equivalente di 7-10 giornate di lavoro di un operaio specializzato.
Queste notizie sono tratte dall'interessante libro di Luigi Ballatore, che dopo una vita di lavoro come ingegnere alle Ferrovie ha deciso di mettere su carta le competenze acquisite, compilando una rassegna di dati e informazioni sulla storia delle ferrovie piemontesi e delle loro tratte, alcune delle quali sono ormai quasi leggendarie, come la ferrovia Fell, che prima della realizzazione del Traforo del Fréjus collegava Susa e la Savoia con un audacissimo percorso a scartamento ridotto.
Particolarmente interessante, anche sul piano dell'aneddotica, la parte dedicata alla nascita di questo rivoluzionario mezzo di trasporto, e dei sospetti, diffidenze, pregiudizi che l'accompagnarono: dal timore che le vibrazioni delle carrozze avrebbero danneggiato irreversibilmente le merci trasportate, alle teorie "scientifiche" secondo le quali gli essere umani non sarebbero sopravvissuti alla folle velocità di trenta chilometri l'ora, fino a papa Gregorio XVI, il quale disse al primo ministro inglese Gladstone che la diffusione della tubercolosi in Gran Bretagna era da imputare alle correnti d'aria causate dal passaggio dei treni.
Arricchiscono il volume un buon apparato iconografico e una stringata bibliografia di riferimento.
l.c.
2003