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Carlo Magno e le Alpi

CARLO MAGNO E LE ALPI
a Susa fino al 25 maggio 2006



Merovingi, Carolingi, Pipino il Breve, Ludovico il Pio, Carlomanno, Sacro Romano Impero, i paladini, il monogramma nella croce, la Chanson de Roland...
Basta sentir nominare Carlo Magno e mille ricordi scolastici si affacciano alla mente, tutti assieme, alla rinfusa, e non è facile farli andare a posto, ricostruire cosa c'entrino esattamente gli uni con gli altri e tutti quanti con Carlo Magno. È una storia affascinante, e ancor più lo sono le storie e le leggende su questa figura storica. La realtà  è che Carlo Magno fu artefice della rinascita culturale, della creazione e organizzazione di un pensiero teologico, filosofico e politico che possono già  essere definiti "europei". Fondò la Schola Palatina, alla quale chiamò i più grandi eruditi e filosofi del tempo, da Paolo Diacono ad Alcuino di York i quali, seguendo le sue precise direttive, realizzarono un lavoro imponente di riordino e uniformazione del sapere il cui risultato furono i Libri Carolini (ma anche lo scisma con la Chiesa d'Oriente); i monasteri si dovettero uniformare alla regola benedettina e a tutti i membri del clero fu esteso l'obbligo di saper leggere e scrivere in latino. In tutto il territorio dell'impero fu imposta la medesima pratica liturgica, e la medesima versione della Bibbia, di cui si realizzarono copie alcune delle quali, meravigliose, sono sopravvissute ai secoli. E si facilitò la trasmissione del sapere con il perfezionamento e la formalizzazione dell'uso della punteggiatura (risale a questo periodo ad esempio l'invenzione del punto interrogativo), e con l'invenzione di un carattere di scrittura, la minuscola carolina (antenata diretta del Times New Roman), che rese facilmente leggibili i manoscritti.
E poi c'è la costruzione dell'impero, l'incoronazione nella notte di Natale dell'anno 800, ci sono le battaglie come quella di Roncisvalle sui Pirenei. Fu un disastro, ma anche una manna per letterati e poeti che crearono l'epica dei paladini, dalla Chanson de Roland all'Orlando Furioso passando per i pupi siciliani e infinite storie e leggende.
Il Piemonte c'entra in tutto questo?
Certo che sì, perché proprio qui si svolse una battaglia decisiva, quella che nel 773 aprì le porte alla conquista dell'Italia e segnò la fine del regno longobardo. È la Battaglia delle Chiuse fra l'esercito di Carlo e i Longobardi di Desiderio. Un avvenimento ignorato da molti libri di storia, che parlano genericamente dell'assedio di Pavia, quasi che Carlo ci fosse arrivato in volo.
Carlo Magno fu anche protettore e benefattore dell'abbazia di Novalesa, il cui abate Frodoino gli aveva dato le informazioni che gli avevano consentito di aggirare i Longobardi e vincere la battaglia. Ebbe dunque rapporti più che significativi col territorio alpino, e in particolare con la Valle di Susa, luogo di transito e di scambio sin dalla notte dei tempi e che anche in quel caso fu al contempo ostacolo e veicolo per eserciti, ma anche idee e modelli culturali, investita allo stesso tempo di una dimensione particolare e universale.
Proprio questa è l'idea portante della mostra Carlo Magno e le Alpi, che si tiene fino al 25 maggio tra il Museo di Arte Sacra di Susa e l'Abbazia di Novalesa.
Nata da un'idea del Centro Culturale Diocesano di Susa, la mostra è coordinata da un comitato scientifico costituito da eminenti sccademici e studiosi dell'età carolingia, e si avvale dell'appoggio del Centro italiano di Studi sull'Alto medioevo di Spoleto, che è il principale centro medievistico mondiale.
Manoscritti, oggetti, miniature, riproduzioni documentano un periodo che va dalla fine del VII all'inizio dell'XI, vale a dire fra l'età merovingia e la dinastia ottoniana, e pur partendo dalla valle di Susa prende in considerazione l'intero arco alpino coi suoi valichi, e tutta la rete di scambi, incontri e scontri fra popolazioni e culture. Sarà  quindi portante il tema del viaggio - di pellegrini, mercanti, militari - in tutti i suoi aspetti, dai mezzi di trasporto alle forme di religiosità , dall'abbigliamento ai contatti fra civiltà  diverse. Una sezione della mostra sarà inoltre dedicata alle rappresentazioni di Carlo Magno nell'iconografia dei secoli successivi, quindi a come il re e le vicende a lui collegate sono raffigurate e talvolta trasfigurate coi toni del mito e della leggenda.
A ideale prolungamento e conclusione della mostra, a Susa si svolgerà  poi, a ottobre, un congresso internazionale sul medesimo argomento.

Irene Sibona

Orario
Dal martedì alla domenica, ore 10-18
Ingresso: € 3
Info: 0122 622640
www.centroculturalediocesano.it


 

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