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10. Andar per presepi in Val di Susa

VALLE DI SUSA 
Percorsi d'arte, fede, memoria
 
A cura del Centro Culturale Diocesano di Susa

 

ANDAR PER PRESEPI 

Natale, tempo di neve, di alberi addobbati, ma anche di presepi. E mentre si riaprono le scatole messe lassù, sopra l'armadio, un po' impolverate, si ritrova, tra una pecora ed un cagnolino, la statuetta di un re magio. E poi ecco san Giuseppe e l'angelo, assieme a tutte le altre figure. Si fa posto sotto l'albero e si cominciano a disporre i vari personaggi, come tutti gli anni.
Ma a quando risale la tradizione del presepe?
Le fonti storiche vogliono che il primo a rievocare le vicende della nascita di Cristo sia stato san Francesco d'Assisi, tuttavia recenti studi hanno portato a rivedere questa affermazione. Come narrato da Tommaso da Celano, biografo del santo, nel Natale del 1222 Francesco si trovava a Betlemme, dove assistette alle celebrazioni liturgiche e ai drammi sacri organizzati per la festività . Rimastone molto colpito, al suo rientro in Italia chiese al papa Onorio III di poterli ripetere per il Natale dell'anno successivo. La risposta del pontefice non fu positiva, poiché la Chiesa di Roma vietava tali rappresentazioni; gli concesse, tuttavia, di celebrare la Messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Venne dunque scelta una grotta nei pressi di Greccio, dove la notte di Natale si radunarono san Francesco, i suoi frati e numerosi contadini giunti dai dintorni. All'interno vennero posti una greppia riempita di paglia, un asino e un bue e il santo predicò per il popolo.
Questa vicenda tuttavia, pur rappresentando l'antesignano della tradizione che si sviluppò in seguito, può essere considerata come una sorta di rievocazione o sacra rappresentazione, e non come un vero e proprio allestimento di presepe, con figure tridimensionali.
La prima opera di questo tipo venne realizzata nel 1283 da Arnolfo di Cambio, il quale scolpì otto statuette raffiguranti i personaggi della Natività  e i Magi, ancor oggi conservati nella basilica romana di Santa Maria Maggiore.

Anche in Valle di Susa questa tradizione è largamente diffusa, e nel periodo natalizio fervono i preparativi per la realizzazione di presepi di ogni tipo, posti a rallegrare le chiese dei paesi ma anche i giardini e le case dei centri maggiori come di quelli minori.
Percorrendo la Valle da Torino verso la Francia, ad Almese, in Borgata Bertolo, in un giardino privato, si può ammirare il bosco degli gnomi. Questo minuscolo villaggio, fatto di abitazioni costruite con piccoli ciottoli di fiume, nel periodo natalizio si anima di numerosissime figure radunate attorno ad un grande presepe. Ed i padroni di casa, oltre a far visitare il loro piccolo bosco incantato, narrano ai più piccoli una fiaba che racconta la storia di questo caratteristico villaggio. Proseguendo poi alla volta dell'Alta Valle, si incontra il presepe meccanico ospitato presso il castello medievale di Chianocco. Qui, all'interno di una stanza sita al piano terreno, è stata ricostruita una vera e propria borgata valsusina del secolo scorso, animata dai suoi abitanti intenti al lavoro quotidiano. Le piccole case in legno e pietra sono situate su di un pendio ricostruito ad arte, e non vi è personaggio che non sia intento a svolgere qualche attività : tutti sono infatti mossi meccanicamente e vestono i costumi dell'epoca. Poco lontano dalla capanna dove sono collocati Gesù Bambino, la Vergine e San Giuseppe è possibile scorgere il fabbro intento a battere il ferro, il fornaio impegnato nella cottura del pane o una donna alle prese con l'arcolaio.
Sullo stesso stile sono anche i grandi presepi allestiti presso la Cattedrale di San Giusto e la parrocchiale di Sant'Evasio a Susa, e presso la cappella di San Sebastiano a Novalesa. Quest'ultimo, in particolare, costruito a mano, è divenuto oggetto di una mostra permanente ed è visitabile tutto l'anno. Di particolare interesse e originalità , inoltre, è il presepe allestito presso l'antico mulino di Gravere, la "Pita". La stessa origine di questo luogo è ricca di suggestione: costruito nel 1775 da un tale "Pin Saret", funzionò dapprima come mulino e poi come frantoio dove venivano schiacciate le mele per produrre un sidro che, unito al vino ottenuto dalla spremitura delle uve meno mature, dava origine alla Piqueta, un vinello gradevole e dissetante. Il piccolo frantoio restò in funzione fino al 1960 e col tempo divenne, nei mesi invernali, luogo di raduno per gli abitanti delle frazioni di Gravere e dei comuni vicini, i quali vi trascorrevano lunghe veglie notturne. Alla cessazione dell'attività  seguì un periodo di abbandono fino a quando, nel 1996, l'ultimo proprietario donò l'edificio al Comune di Gravere, che, dopo averlo restaurato, vi promosse la realizzazione di un presepe artistico. Nel progetto venne coinvolto il pittore graverese Tino Aime, che realizzò, assieme ad artisti come Francesco Tabusso, Giacomo Soffiantino e Lia Laterza, i personaggi che animano il presepe.
A Chiomonte, presso il B&B "Meisun Brodel", è possibile visitare un presepe tipicamente provenzale, perché popolato di santons. Tipiche della zona di Marsiglia, queste statuette in terracotta, dipinte a mano con molta cura dei dettagli, rappresentano gli antichi mestieri e costumi tipici della Provenza. Tra questi, il pastore con il gregge, il contadino, il boscaiolo ed il suonatore di tamburo (le tambourinaire), con lo sfondo dei paesi provenzali.
Ma in una frazione di Chiomonte, precisamente alle Ramats, presso la cappella di S. Andrea, vi è una vera e propria chicca. Si tratta di un presepe composto da statuette africane, allestito in occasione della mostra "In Africa ieri, in Africa oggi", visitabile nei giorni festivi e prefestivi dal 23 dicembre 2004 al 9 gennaio 2005. E ogni presepe, popolato di gente di montagna come di persone di terre lontane, rievoca i momenti in cui Gesù nacque. Ed oggi, in mezzo al grande dolore che affligge tante parti del mondo, in mezzo all'insicurezza generale, la nascita del Cristo ricorda a tutti il grande dono della speranza. Speranza di pace e di amore. Tutto questo alla luce della stella cometa, che guidava i magi d'Oriente allo stesso modo in cui, oggi, il messaggio di Dio conduce gli uomini attraverso le gioie ed i dolori della vita.

Centro Culturale Diocesano di Susa 2004

 


 

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