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8. Viandanti e pellegrini

VALLE DI SUSA - Percorsi d'arte, fede, memoria 
A cura del Centro Culturale Diocesano di Susa

 

VIANDANTI E PELLEGRINI
 


La Valle di Susa ha spesso rivestito un ruolo fondamentale in passato. La sua posizione strategica, infatti, da sempre l'ha messa al centro di interessi politici e commerciali: Susa, Porta d'Italia, era il passaggio obbligato per tutti coloro che intendevano raggiungere la Francia o entrare in Italia.
Per questi motivi, la Valle è stata attraversata da importanti personaggi storici, primo fra tutti Annibale, che vi transitò nel 218 a.C., poi Giulio Cesare nel 58 a.C.; soprattutto, nel 773, Carlo Magno che, stabilitosi con i suoi soldati alla Novalesa, andò a vincere la battaglia delle Chiuse contro il longobardo Desiderio.
Lo sviluppo della valle è stato legato soprattutto alle importanti vie di comunicazione che l'attraversavano, prima fra tutte la rete di strade che componevano la Via Francigena e che erano percorse da migliaia di persone di ogni estrazione ma principalmente da gente comune, contadini, balie, scalpellini.
La dimensione del viaggio è dunque una delle chiavi di lettura privilegiate per questo territorio: un viaggio materiale, ma anche un percorso lungo i sentieri della propria anima, alla ricerca di sé. Il viaggio, infatti, prevede sempre un ritorno, anzi il viaggio è un ritorno che porta una maggiore conoscenza di se stessi dopo aver esperito altre culture, diversi modi di pensare.
La Valle di Susa, in particolare, è sempre stata una via di transito percorsa dai pellegrini, soprattutto da coloro che da Roma raggiungevano Santiago de Compostela o erano diretti in Terra Santa. Si trovano ancora statue che raffigurano San Giacomo maggiore, con il suo bastone da pellegrino e la conchiglia che i devoti prendevano, come ricordo, dalle spiagge dell'Oceano Atlantico. Una, in modo particolare, del XVIII secolo, è tutt'oggi conservata presso il Museo di Arte Religiosa Alpina di Giaglione. 

In tutta la valle si possono ancora ammirare edifici religiosi, cappellette e piloni votivi che testimoniano la religiosità  alpina, semplice e diretta. Tutti conoscono le abbazie di San Michele della Chiusa e di Novalesa, tuttora abitate dai monaci e custodi di importanti tesori d'arte.
Oltre a queste, vi sono tre certose: Banda, Montebenedetto presso Villar Focchiardo e Madonna della Losa a Gravere.
La valle disponeva inoltre di varie strutture per accogliere i pellegrini che transitavano attraverso i valichi del Moncenisio e del Monginevro. Tra queste, gli ospedali gerosolimitani gestiti dai Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme. L'Ordine, che ebbe l'approvazione papale nel 1113, aveva lo scopo di curare i pellegrini la cui salute era compromessa dalle fatiche del cammino. Nacquero così due case ospitaliere, una a Chiomonte, attestata già  dal 1173, ed una a Susa, del 1189. L'ospedale gerosolimitano di Chiomonte, che sorgeva presso l'attuale chiesetta di Santa Caterina, era un importante ente religioso ma anche economico, percependo le rendite derivate dal feudo di Chiomonte.
Un altro luogo valsusino considerato sacro da tempo immemorabile è il Rocciamelone, meta della devozione di Bonifacio Rotario che vi pose il Trittico (realizzato nel 1358 in ambito fiammingo ed attualmente conservato presso il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa) dedicato alla Madonna da cui aveva ricevuto una grazia, e meta, assieme anche al Monte Tabor (attualmente in territorio francese), delle processioni di pellegrini, che raggiungevano e raggiungono la cima di questo alto monte per ottenere, o per aver ottenuto, un aiuto divino.
La Valle Susa, crocevia di transiti, è anche l'emblema della convivenza pacifica di più fedi religiose, in particolare, la Chiesa Cattolica e quella Valdese, ora in buoni rapporti, ma in aperto conflitto nel XVI secolo. Tuttavia, anche allora non mancarono esempi di convivenza pacifica. Per esempio, a Chiomonte, Cattolici e Valdesi si erano accordati per dividersi l'utilizzo dell'attuale Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Nella poesia «In a Carriage Along the Banks of the Rhineâ», del 1790, Wordsworth scriveva:
Such sweet wayfaring
Of life's Spring the pride
That still is mine,
And in fit measure cheers autumnal days

(Questo dolce viaggiare / orgoglio della primavera della vita / che ancora mi appartiene, / E degnamente rallegra i giorni dell'autunno), sottolineando la dolcezza e la rinascita che si accompagnano al viaggiare.

I viandanti che percorrevano la Valle e sostavano per riposare lungo la strada avevano bisogno di un segno tangibile del sacro, e quindi piloni votivi e cappelle erano dedicati ai più svariati santi, anche a quelli venerati soprattutto in terre lontane, ma che proteggevano i viandanti. Le cappelle erano dedicate San Cristoforo (presente, per esempio, negli affreschi delle cappelle della conca di Bardonecchia), ma anche a San Giovanni Battista (protettore dei Cavalieri Gerosolimitani), San Grato (che si ritrova all'interno della Cappella di Nôtre Dame du Coignet a Les Arnauds) e San Bernardo di Mentone (che veglia sui cammini e salva i dispersi e a cui è dedicata la Cappella del Constans vicino ad Oulx). Se le cappelle testimoniano la costruzione sociale del territorio, quindi obiettivi legati alla stanzialità , i piloni votivi sono invece legati al transito e alla contingenza, sono una sorta di segnalibri metafisici: per non perdere l'orientamento lungo l'autentico viaggio che è quello verso Dio, gli esseri umani hanno bisogno di punti di riferimento spirituali che devono essere però concretizzati, poiché la maggior parte degli uomini, come San Tommaso, ha bisogno di qualcosa di tangibile per proseguire lungo il percorso esistenziale.

2004


 

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