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La merenda sinoira - di Gian Carlo Roncaglia

 

LA MERENDA SINOIRA 
di Gian Carlo Roncaglia
Giugno 2003


Era una consetudine tipicamente torinese quella di incamminarsi verso le osterie che, sulle rive del Po dalla parte di Corso Moncalieri, fra il ponte delle Molinette e Moncalieri, offrivano accoglienza, frescura e vini sinceri agli avventori.
Negli anni immediatamente precedenti l'ultima guerra, e ancora per un certo periodo in quelli successivi, la domenica pomeriggio fino a tarda sera gli habitué di queli locali sedevano convivialmente fra gruppi di amici e anche di famiglie, che verso sera si concedevano quella che allora (ma ancora oggi, per il vero) si chiamava merenda sinoira, con ciò intendendo il rifocillarsi offrendosi una merenda consistente che assieme conglobasse anche la cena. Così apparivano, sui rustici tavoli resi lucidi dall'uso secolare, piatti di salumi crudi e cotti, acciughe in salsa verde con l'immancabile accompagnamento di blocchi di burro prodotti dai contadini delle zone viciniori e, regina indiscussa in quei rustici locali, la classica, accolta con soddisfatti e rumorosi commenti laudativi, la tenca 'n carpiùn. Era un piatto da gourmet casarecci: la tenca era la classica tinca, pesce pescato nel Po e quindi sempre freschissimo, e il carpiùn era il carpione, marinatura a base di aceto, salvia, aglio e cipolla soffritti nel quale si immergevano i pesci, belli panciuti, precedentemente infarinati e fritti in olio e burro fino a farli ricoprire da una croccante cristicina dorata. Gli anni sono passati. C'è ancora chi, però, ricorda quei pomeriggi e la festosità  del rito nel quale la tenca la faceva da padrona (madari da dividersi fra due o più amici, quando si era un po' "corti", e compensando col pane il companatico dimezzato). Oggi, a distanza di quasi mezzo secolo da quell'epoca, qualcosa è tuttavia rimasto e nei paesi della provincia non è raro trovare, in qualche trattoria o in qualche negozio a conduzione familiare, squisite trote (le tinche, ormai, con l'inquinamento dei fiumi sono sparite) in carpione, preparate magari dalla moglie del titolare e riservate ai clienti più fedeli.

 



 

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