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Il Santuario di San Magno

IL SANTUARIO DI SAN MAGNO
Michelangelo Carta




È una zona di antichissimo insediamento, essendo una conca fertile e ricca di pascoli, e già  in epoca romana il rialzo naturale sul quale ora sorge il santuario di San Magno era considerato un luogo sacro in cui venivano offerti voti e sacrifici agli dei. Lo provano resti di un'ara, tombe e suppellettili venute alla luce nel 1894 nel corso di lavori eseguiti proprio nel santuario, e risalenti al III secolo d.C. Proprio a quel periodo risalirebbe anche la cristianizzazione del territorio, ad opera di San Dalmazzo.
Diverse teorie sono state elaborate per dare un'identità  al santo cui è dedicato il santuario. La prima, vuole che San Magno fosse uno dei superstiti della leggendaria Legione Tebea, cioè quella legione originaria dell'Egitto, convertitasi al cristianesimo e fatta sterminare da Massimiano (pare nei pressi dell'odierna Saint Moritz, nelle Alpi svizzere) per aver rifiutato di partecipare ad azioni di sterminio contro popolazioni cristiane (o secondo altre versioni, per non aver voluto giurare fedeltà  all'imperatore in nome degli dèi pagani). È sicuramente l'ipotesi più suggestiva, ma anche la meno plausibile, trattandosi di una leggenda inventata all'inizio del XVII secolo nell'ambito di una "militarizzazione" dei santi piemontesi voluta dai Savoia - e infatti l'iconografia tradizionale di questo santo comprende insegne bianche con croce rossa di chiaro riferimento a quella sabauda.
Secondo un'altra ipotesi, San Magno sarebbe stato originario del luogo, diventando poi compagno di predicazione di San Dalmazzo e condividendone il martirio, nel III secolo. Tuttavia, il culto di San Magno si diffuse in questa porzione di Piemonte attorno al X-XI secolo in concomitanza con la ripresa del monacesimo benedettino dopo le invasioni «saraceneâ» che distrussero totalmente o in parte importanti insediamenti, fra cui Novalesa e Villar San Costanzo. Pare quindi più plausibile la tesi secondo la quale si trattasse di un monaco benedettino di origine svizzera vissuto nell'VIII secolo, grande evangelizzatore e considerato protettore delle attività  contadine, di bambini e animali.
È del 1358 l'istituzione della festa di San Magno, decretata dal comune di Beinette per l'11 agosto, e qualche anno dopo il nome del santo diviene "con-titolare" di cappelle e parrocchie.
La diffusione e radicamento del culto di San Magno portò alla costruzione del primo nucleo dell'odierno santuario. In realtà , si trattava di una semplice cappella, col consueto orientamento est-ovest e un campanile, fatta costruire attorno al 1475 da Enrico Allamandi, rettore delle chiese del comprensorio di Castelmagno e che ne commissionò la decorazionea Piero da Saluzzo. Nel suo affresco, che raffigura Dio con i quattro evangelisti e quattro Dottori della Chiesa, San Magno è raffigurato in vesti "borghesi", dunque né come frate né, come avverrà  più tardi, come legionario con lancia e scudo.
Il nucleo iniziale, poi divenuto "Cappella Allamandi" o "Cappella vecchia" si rivelò presto insufficiente ad accogliere il numero crescente di fedeli devoti a questo santo, e già  nel 1514 si costruì un ampliamento, le cui pareti furono affrescate da Giovanni Botoneri di Cherasco con scene della vita di Cristo e raffigurazioni di santi locali di grande immediatezza narrativa.
Per tutto il XVI e XVII secolo, ma anche nel corso del Settecento, il culto di San Magno si diffuse ulteriormente, estendendosi a tutto il Cuneese: il santo era considerato protettore del bestiame, e sempre più numerosi erano i fedeli che si recavano in pellegrinaggio al santuario per chiedere grazie e protezione contro le gravi carestie e le epidemie di afta epizootica che periodicamente decimavano le mandrie. Un tale afflusso portò alla costruzione, iniziata nel 1703, di un nuovo, grande santuario che nel 1775 si arricchì di un maestoso altare di marmo.
Dopo l'interruzione e la parziale spoliazione nel periodo della dominazione napoleonica, nel corso del XIX secolo il santuario fu al centro di altri lavori: fra questi, la sopraelevazione del campanile attorno al 1848 e, nella seconda metà  del secolo, la corstruzione del grande porticato ai lati del Santuario e di locali destinati alla Foresteria.
Altre opere importanti furono portate a termine nella seconda metà  dell'Ottocento: nel 1845-48 fu sopraelevato il campanile; tra il 1861 e il 1886 venne edificato l'imponente porticato ai lati del Santuario; sopra le maestose arcate vennero ricavati i locali per l'accoglienza dei pellegrini. Nel 1894, durante un lavoro di scavo effettuato per abbassare il pavimento della Cappella Allamandi furono rinvenuti i reperti di epoca romana cui si accennava all'inizio, dei quali rimangono soltanto la stele e qualche moneta, mentre i reperti fittili furono distrutti dai muratori.
In anni recenti è stato ampliato e ristrutturato il piazzale antistante il Santuario e sono stati realizzati locali di accoglienza e ristoro per pellegrini e turisti.

Si ringrazia Don Ezio Mandrile, Rettore del Santuario, per la collaborazione.


 

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