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6. Il fiume, la collina, il territorio

IL BAROCCO A TORINO: ITINERARI D'ARTE
Testi e immagini Lucilla Cremoni

 

6. IL FIUME, LA COLLINA,
IL CIRCONDARIO
 

Altre straordinarie testimonianze barocche si trovano in punti meno centrali della città , sulla fascia collinare che la incornicia e nel suo territorio. Affacciato sul Po, nel quale si specchia con uno splendido effetto scenografico, il Castello del Valentino ha origini tardo-medievali, ma la parte più illustre della sua storia inizia nella seconda metà  del Cinquecento; nel 1630 vi lavorarono Carlo e Amedeo di Castellamonte, che seppero fondere mirabilmente elementi di gusto francese e italiano.
Sulla sponda opposta del Po, la Villa della Regina segue l'andamento della collina alternando scale, padiglioni, giardini e giochi d'acqua.
Proseguendo lungo la strada collinare si arriva al Monte dei Cappuccini, che subì vari rimaneggiamenti e ampliamenti: ad esempio, la cupola fu incorporata nel tamburo ottagonale che oggi è il tratto distintivo del complesso. Devastato dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale, il complesso è stato restaurato recentemente e un'ala ospita il Museo Nazionale della Montagna.
Seguendo il corso del fiume, in Corso Casale, dopo Piazza Borromini si trova la chiesa della Madonna del Pilone. Prende il nome dal pilone votivo che vi sorgeva e che, dopo aver acquisito fama miracolistica, fu inglobato nella chiesa attorno alla quale si sviluppò un intero rione cittadino.
Proseguendo lungo il corso, si arriva alla Borgata Sassi, da dove il caratteristico trenino a cremagliera sale in mezzo al verde fino ai 670 metri della Basilica di Superga, che in ordine di tempo fu il primo capolavoro di Filippo Juvarra a Torino. Fu costruita per adempiere a un voto fatto da Vittorio Amedeo II durante l'assedio di Torino del 1706. Nel 1710 Antonio Bertola (l'architetto militare cui si deve il Forte di Fenestrelle) fu incaricato del progetto, ma proprio in quegli anni arrivò a Torino Filippo Juvarra, che propose soluzioni più costose, ma spettacolari. La basilica, visibile a grande distanza e consacrata nel 1731, ha pianta centrale con un maestoso pronao a otto colonne cui si accede da tre scalinate. Sulla chiesa si eleva una cupola di 65 metri e due campanili affiancano il corpo centrale. All'interno, la chiesa è riccamente decorata e la cripta custodisce le tombe dei Savoia. Nel viale retrostante la Basilica, una lapide ricorda il luogo in cui, il 4 maggio 1949, si schiantò l'aereo che trasportava la squadra del Torino.

 

 

 


 

IL TERRITORIO
Nel XVII e XVIII secolo, i Savoia fecero costruire o abbellire, attorno alla capitale, molte strutture che divennero dimore da utilizzare secondo le stagioni, le esigenze o le preferenze dei sovrani (la caccia, i ricevimenti, gli affari di stato, e così via) aggiungendosi alle residenze cittadine.
In provincia di Torino, le più note sono la Palazzina di Caccia di Stupinigi, di cui abbiamo già  parlato diffusamente e i Castelli di Moncalieri, Rivoli, Venaria e Agliè.

Castello di Moncalieri
Piazza Baden Baden, Moncalieri
Le sue origini sono antecedenti al XIII secolo, e all'inizio del Seicento Carlo e Amedeo di Castellamonte lo trasformarono in una struttura costituita da quattro padiglioni uniti da gallerie e con torri angolari che ricordano l'antica struttura. Fu particolarmente amato da Vittorio Amedeo II, che ne fece la sua residenza principale, e nella seconda metà  del Settecento si avviarono i lavori per la realizzazione dei giardini. Attualmente, una parte del castello è sede del I Battaglione Carabinieri Piemonte.

Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli
Anche questo castello ha origini medievali, e rimase a lungo una fortezza, fatta ingrandire e potenziare da Emanuele Filiberto. Nel Seicento la struttura divenne una delle «delizieâ» di Carlo Emanuele I, che affidò i lavori a Carlo di Castellamonte. La sua posizione strategica all'imbocco della Strada di Francia, tuttavia, fece sì che la struttura fosse gravemente danneggiata nel corso di vari conflitti. Nel 1718, Vittorio Amedeo II commissionò a Juvarra la trasformazione del complesso, ma i grandiosi progetti che dovevano farne una splendida reggia di rappresentanza dovettero essere interrotti nel 1730 e da allora il castello visse alterne vicende. In epoca recente è stato restaurato e dal 1984 è sede del Museo d'Arte Contemporanea, una delle principali istituzioni del suo genere in Europa.

Reggia di Venaria Reale
"La Venaria" fu pensata come una sorta di Versailles sabauda: non solo un luogo magnifico, ma la rappresentazione della monarchia e dei suoi fasti. Per questo, il progetto ha un respiro vastissimo, che inserisce il castello, il parco e il villaggio in un'unica prospettiva. I lavori iniziarono sotto Carlo Emanuele II nella seconda metà  del Seicento e durarono per oltre 150 anni. Vi lavorarono vari architetti ma fu Juvarra a lasciare il segno più grandioso, con la splendida Galleria di Diana. La reggia fu costruita principalmente per le cacce reali, e la decorazione interna echeggia ripetutamente questo tema. Nel corso del Settecento, il complesso perse progressivamente queste caratteristiche a favore di Stupinigi e nel XIX secolo divenne una caserma. Subì poi un lungo periodo di abbandono, fino ai recenti restauri che lo hanno riportato alla fruizione del pubblico e ne hanno fatto un luogo di manifestazioni culturali e musicali.
Idealmente collegato alla Venaria è il vastissimo Parco della Mandria, creato come riserva di caccia del re e nel quale fu costruita, su disegno di Juvarra, la Palazzina della Mandria, in cui si allevavano e custodivano i cavalli usati nelle cacce. Il castello e il parco furono assiduamente frequentati da Vittorio Emanuele II, e nell'Ottocento vi furono aggiunte delle costruzioni, come quella nota come La Bizzarria, teatro degli incontri fra il re e la "Bela Rosin".

Castello Ducale di Agliè
Piazza Castello, Agliè
Il castello, che si trova nel basso Canavese, ha origini medievali, e nel Seicento il proprietario ne affidò la trasformazione a Carlo di Castellamonte, il cui intervento è ancora visibile nella parte che dà  sul giardino, nel salone e nella cappella. Nel Settecento il complesso fu acquistato dai Savoia e divenne la residenza del Duca del Chiablese (figlio di Carlo Emanuele III), e l'architetto Ignazio Birago di Borgaro fu incaricato di realizzare varie modifiche. Abbandonato in seguito all'invasione napoleonica, il castello tornò a rifiorire nell'Ottocento, perché il re Carlo Felice lo elesse a sua residenza preferita assieme al castello di Govone. Il castello conserva vari arredi barocchi, e sono celebri i suoi giardini e le serre.


 

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