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La Palazzina di Caccia di Stupinigi

LA PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI
Testi: Franco Caresio - Marta Fusi
Foto: Lucilla Cremoni

 

La Reale Palazzina di Stupiniggi è l'ultima in ordine di tempo delle grandi residenze sabaude, costruita ex novo (cioè non in aggiunta o sostituzione di strutture preesistenti) su un lotto di circa cinquanta giornate piemontesi concesso dal Gran Magistero dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e concepita da Juvarra, con grande senso scenografico e all'avanguardia del gusto europeo, come una meravigliosa costruzione bianca che appare inaspettatamente sul filo dell'orizzonte, alla fine di una strada ampia e diritta fiancheggiata da pioppi.
L'inaugurazione ebbe luogo il 5 novembre 1731. Per tutto il Settecento la Palazzina ospitò feste nuziali, balli, concerti, banchetti, incontri e visite di stato, e fu assiduamente frequentata dalla famiglia reale fino ai primi decenni del Novecento.
Stupinigi, l'antica Supinicum, era una tenuta vastissima appartenente all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1729, Vittorio Amedeo II, che in quanto sovrano sabaudo era anche generale dell'ordine, commissionò a Filippo Juvarra, architetto messinese da lui stesso chiamato a Corte, la costruzione della Palazzina di Caccia, luogo di ritrovo e di festa prima e dopo le grandi battute venatorie che impegnavano lo stesso Re e la più alta nobiltà , oltre ad uno stuolo di servitori e battitori.
Sotto la rigorosa direzione di Juvarra lavorò un vero esercito di pittori, scultori, falegnami, stipettai, intagliatori, stuccatori, argentieri, marmorini, bronzisti, ebanisti, tappezzieri, vetrai e giardinieri. Pur realizzata, almeno nel suo nucleo centrale, nel giro di appena due-tre anni, la vicenda costruttiva di Stupinigi proseguì per tutto il Settecento, e anche dopo la partenza di Juvarra per Madrid (dove morì nel 1736) la sua opera fu continuata da valenti architetti, quali Giovanni Tommaso Prunotto, Benedetto Alfieri e Ludovico Bo, che seppero completare i lavori senza comprometterne l'unità  ed armonia stilistica.
A Torino dal 1714, Juvarra è artefice, per conto di Vittorio Amedeo II, del rinnovamento stilistico della città : realizza la Basilica di Superga, rimodella i castelli di Rivoli e Venaria; disegna la facciata di Santa Cristina in Piazza San Carlo; collabora ai restauri di San Filippo; crea quel gioiello di leggerezza che è la facciata di Palazzo Madama e lo scalone a doppia rampa per lato e le grandi vetrate, la Scala delle Forbici di Palazzo Reale ed il rialzo del campanile del Duomo. E sempre mostra la caratteristica dominante del suo agire: una cura minuziosa dei dettagli che ne fa il dittatore assoluto dell'intera opera da realizzare, inclusa la parte decorativa. Sarà  lui a scegliere, in tutta Italia, pittori, stuccatori, indoratori, argentieri, minusieri, ebanisti e tappezzieri, sulla cui opera svolgerà  sempre una rigorosa sorveglianza, tanto che grandi artisti diventarono sovente esecutori della genialità  e dell'inventiva dell'architetto di corte. Ed è per questo che Stupinigi presenta un'armonia e un'omogeneità  architettonica e decorativa assolutamente uniche.
La minuziosa regia di Juvarra coinvolse dunque tutto l'apparato decorativo della Palazzina, a cominciare dal grande salone centrale, affrescato, ma con risultati non esaltanti, dai fratelli Giuseppe e Domenico Valeriani. Esiti ben diversi ottennero altri artisti, quali Giovan Battista Crosato, allievo del Tiepolo e autore dell'affresco più bello dell'intero complesso, Il Sacrificio di Ifigenia che decora il soffitto dell'Anticamera della regina. Carlo Andrea Van Loo (Il Riposo di Diana, Camera da letto della regina), il quadraturista (cioè pittore di disegni architettonici, volute e cornici che "inquadrano") Girolamo Mengozzi Colonna; Giovanni Antonio Milocco (Storie di Diana nella Camera da Letto del Re). E poi l'altro quadraturista Giovan Battista Alberoni, i fratelli Vittorio Amedeo e Michele Antonio Rapous e soprattutto Scipione e Vittorio Amedeo Cignaroli, quest'ultimo autore delle quattro celeberrime tele della Sala degli Scudieri dedicate alla caccia al cervo. E ancora, Pietro Domenico Olivero, Christian Wehrlin, i fratelli Pozzo e i ritrattisti Liotard e Dupré.

Fra gli scultori, Giuseppe Marocco, autore delle 36 appliques del grande salone centrale, disegnate dallo stesso Juvarra, e il Ladatte (francesizzazione di Ladetti), che realizzò lo splendido cervo posto sulla sommità  della cupola del Salone (sostituito in epoca recente da una copia, l'originale si può ammirare nel locale Biglietteria della Palazzina).
Ma ancor più mirabili, a Stupinigi, sono gli arredi, in parte originali e in parte provenienti dalaltre dimore sabaude. Una collezione ricchissima di capolavori realizzati dai più grandi maestri dell'ebanisteria: Piffetti, Prinotto, Bonzanigo, oltre a lavori di scuola piemontese, e francese. Legni preziosi riccamente intarsiati, come nello strabiliante Inginocchiatoio del Piffetti che si può ammirare nella (Camera da Letto dell'Appartamento di Levante: in legni pregiati violetti e con l'intera superficie caratterizzata da un'abbondanza orgiastica ma razionale di volute e intarsi in tartaruga, avorio e madreperla. Oppure la sperimentazione di nuove tecniche, come l'armadio, già  attribuito al Bonzanigo, in cui l'abbandono dei legni e delle radiche pregiate per privilegiare invece l'uso di legni dipinti e laccati, di stucchi e, come avverrà  nei tavoli, di marmi multicolori, rende immediatamente percepibile il profondo cambiamento di gusto e di epoca. 
Gli eccezionali lavori di ebanisteria di Piffetti, Prinotto e Bonzanigo non rappresentano che il vertice più prestigioso di un gran numero di mobili preziosissimi racchiusi nella palazzina e realizzati espressamente per questa villa regale o quivi trasportati all'inizio del Novecento da altre residenze sabaude per realizzare il Museo dell'Arredamento e dell'Ammobiliamento Artistico.

Le immagini sono state realizzate fra il 2003 e il 2005. La Palazzina è attualmente in restauro.



 

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