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Dalla villeggiatura alla clandestinità - 2002

Bruno Guglielmotto-Ravet - Marino Periotto
DALLA VILLEGGIATURA ALLA CLANDESTINITÀ

Presenze ebraiche nelle valli di Lanzo tra metà Ottocento e seconda guerra mondiale
Ed. Società Storica delle Valli di Lanzo, vol. LXXIII, 2002

Il 25 aprile 1999 a Ceres venne scoperta una lapide con la quale la Comunità  Ebraica Italiana rendeva omaggio al silenzioso eroismo dei valligiani che diedero accoglienza e protezione a centinaia di ebrei salvandoli dai campi di sterminio.
Quello del rifugio e dell'aiuto ai perseguitati razziali e politici è un capitolo meno analizzato dagli storici, ma non meno glorioso, della lotta partigiana sulle montagne piemontesi, e nello specifico delle valli di Lanzo. Perché alloggiare, fornire documenti falsi, o favorire anche indirettamente la clandestinità  o la fuga degli ebrei vittime delle leggi razziali e delle persecuzioni nazifasciste era un'azione estremamente pericolosa, che esponeva chi dava asilo o copertura a rischi enormi.
Pur nella sua brevità  (un'ottantina di pagine), questo libro ricostruisce le vicende che portarono gli ebrei "dalla villeggiatura alla clandestinità" unendo alla precisione storiografica la capacità  di rendere in modo assai efficace il pericolo e la disperazione in cui gli ebrei vennero gettati in seguito alle leggi razziali. Non si deve dimenticare, infatti, che apponendo la sua firma al Regio Decreto Legge n. 1728 (Provvedimenti per la difesa della razza Italiana), il re Vittorio Emanuele III di Savoia promulgò, il 17 novembre 1938, una legge che privava gli ebrei italiani di tutto, inclusa la cittadinanza (e quindi il diritto al lavoro, all'istruzione, alle cure mediche, alla proprietà ) e li esponeva ad ogni tipo di vessazione. Un atto reso anche più infame dalla forte lealtà che gli ebrei italiani nutrivano verso la dinastia sabauda in riconoscimento dell'emancipazione garantita nel 1848 dallo Statuto Albertino.
Il libro si compone di un breve saggio introduttivo sulle leggi razziali e di due capitoli che riprendono il titolo e dunque sono dedicati rispettivamente a "Villeggiatura" e a "Clandestinità". 
All'inizio dell'Ottocento le Valli di Lanzo diventano un luogo di villeggiatura molto amato dall'alta borghesia e dall'aristocrazia torinese, che vi costrusce eleganti ville e alberghi, e fa di Lanzo, Viù e altri centri valligiani località  alla moda che rivaleggiano con quelle valdostane e svizzere. Fra i villeggianti, la presenza ebraica è significativa e ben radicata sin dal 1861, e si distingue anche per un'assidua e generosa opera di filantropia e sviluppo socio-economico. Non è troppo sorprendente, dunque, che nell'estate del 1938, quando la campagna antisemita del regime è ormai dilagante, alcuni ebrei decidano di non tornare in città  per rifugiarsi in queste valli. E col passare del tempo, a questi ormai ex villeggianti si aggiungono gli sfollati, in numero crescente soprattutto in seguito ai bombardamenti su Torino. Alcuni ebrei si uniscono alle bande partigiane, altri (in special modo donne, bambini, anziani) vi transitano per poi tentare il passaggio in Francia o in Svizzera, oppure vi cercano asilo e aiuto.
Come fanno notare gli autori, proprio in ragione della clandestinità  e segretezza in cui tutto si doveva svolgere, è assai difficile stabilire quanti ebrei furono aiutati in vario modo dalla popolazione locale. Le stime parlano di circa 600 persone, ma quello che emerge in modo particolarmente significativo, e che il libro ricostruisce con grande efficacia, è la presenza di una rete di solidarietà  espressa in atti quotidiani e coraggiosi e che rimane un grande esempio di civiltà .
Il libro è completato da un'interessante raccolta fotografica e da un'appendice con schede dedicate agli ebrei partecipanti alla Resistenza nelle Valli di Lanzo.

Lucilla Cremoni


 

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