SAPER BERE
La successione dei vini a tavola
Una corretta successione dei vini a tavola è in stretta relazione con quella dei cibi in un menù: a piatti delicati, vini delicati. Normalmente, si inizia con le portate più semplici dai gusti e profumi tenui, per arrivare ai piatti più ricchi di sapori e più impegnativi.
In linea generale, questo concetto vale anche per i vini. E se un pasto si apre con piatti intensi e dal carattere deciso, dovrà continuare in senso crescente ed aumentare via via le sensazioni gusto-olfattive. I vini dovranno quindi essere adeguati sin dall'inizio.
Proviamo ad enunciare alcune regole di base.
Un vino spumante costituisce uno dei migliori aperitivi: sono da preferirsi in questo caso quelli non molto corposi, anche a metodo classico, meglio quelli Blanc de blancs (letteralmente "bianco da bianche") ottenuti dall'impiego esclusivo di uve bianche. Gli spumanti più ricchi e corposi, quelli "millesimati" (cioè quelli delle migliori vendemmie che riportano l'annata in etichetta), si possono riservare ad abbinamenti specifici che ne valorizzeranno le caratteristiche.
Per i vini bianchi, si dovranno scegliere prima quelli dal corpo e dai profumi leggeri, di moderato grado alcolico e piacevolmente aciduli. A seguire, bianchi dal colore più intenso, con profumi più ampi e persistenti, corpo ricco e buona concentrazione alcolica; anche in questo caso, andranno serviti prima quelli secchi e poi quelli più morbidi e rotondi. Hanno precedenza i vini bianchi più giovani, poi quelli che possiedono capacità di invecchiare per qualche anno.
Quanto ai vini rossi, prima si seviranno i più giovani e delicati come corpo e gradazione alcolica per proseguire man mano con i più ricchi ed intensi al gusto. Prima andranno serviti i rossi dai profumi giovani e fruttati con sentori vinosi (sensazione che ricorda l'odore del mosto, quindi di vino appena elaborato), poi quelli dai profumi più ampi e complessi e dalle maggiori persistenze gusto-olfattive.
Per i vini da fine pasto: prima quelli aromatici dolci e leggeri di corpo e di alcol; seguiranno i passiti ed i liquorosi. Questo in caso si ponesse l'eventualità , anche se in genere un solo vino è sufficiente.
Ovviamente, queste regole possono essere applicate ed interpretate secondo le circostanze, fermo restando il principio che il vino in corso di servizio non deve sovrastare, per caratteri organolettici, il successivo, rendendolo impossibile da apprezzare e quindi inutile.